Messina, carabiniere e poliziotto sotto processo per multe false

Messina, carabiniere e poliziotto sotto processo per multe false

Alessandra Serio

Messina, carabiniere e poliziotto sotto processo per multe false

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giovedì 27 Febbraio 2025 - 07:00

I fratelli erano stati denunciati da altri due agenti multati dopo aver denunciato per furto la nipote di uno di loro

Messina – E’ agli sgoccioli il processo ai fratelli Maurizio e Francesco Pugliatti, rispettivamente brigadiere dei Carabinieri e sovrintendente capo della Polizia, finiti ai domiciliari nel settembre del 2018 con l’accusa di aver firmato false multe ai danni di colleghi per ritorsione.

Alla fine del dibattimento l’Accusa ha chiesto per entrambi la condanna a 3 anni e 3 mesi. La sentenza dovrebbe arrivare il prossimo 14 marzo, data a cui il giudice monocratico ha rinviato l’udienza finale per sentire tutti i difensori, gli avvocati Salvatore Silvestro e Ugo Colonna. I due sono accusati di falso e a accesso abusivo al sistema informatico.

L’inchiesta sfociata nel processo ha preso via da uno “scontro” con due poliziotti. Indagando sul furto della borsetta segnalato da una giovane, che ha ritrovato l’oggetto ma senza gli 800 euro custoditi all’interno, i due agenti hanno individuato quale responsabile e denunciato la nipote del Pugliatti poliziotto.

Tempo dopo, gli stessi agenti sono stati multati perché giravano su scooter non assicurati. Il verbale era stato siglato proprio dal carabiniere, fratello del loro collega. Pugliatti, che era in servizio al Radiomobile, aveva scritto sulla multa di aver visto passare i mezzi diretti alla caserma Calipari, dove i due agenti erano in servizio. Non sarebbe riuscito a fermarli ma, annotando la targa, si sarebbe accorto che non erano assicurati.

Ai due multati, però, qualcosa non tornava. Le telecamere di sorveglianza hanno confermato i loro sospetti: quella mattina, infatti, non erano passati da dove il carabiniere aveva scritto di aver visto transitare i due scooter. Da lì l’inchiesta, che ha portato la Procura di Messina a concludere che le multe erano false e che si trattava di una ritorsione per la denuncia alla nipote di uno dei due.

I due agenti, parte civile al processo con l’avvocato Nino Cacia, hanno anche raccontato che, quando il collega ha saputo della denuncia, si è lamentato con entrambi che, trattandosi di una parente, avrebbero dovuto avvisarlo, per permettere alla ragazza di comporre bonariamente la situazione, senza arrivare alla denuncia.

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