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Messina dice no ai grandi concerti, bufera contro l’amministrazione De Luca

Francesca Stornante

Messina dice no ai grandi concerti, bufera contro l’amministrazione De Luca

lunedì 11 Maggio 2020 - 08:00

Pd e M5S vogliono le dimissioni dell'assessore Scattareggia. E chiedono a De Luca di non far perdere a Messina i grandi eventi

Messina rinuncia ai grandi concerti. Ha scatenato inevitabili reazioni la notizia del no del Comune agli organizzatori dei concerti di Tiziano Ferro e Ultimo nel 2021. I due eventi previsti per il prossimo luglio hanno subìto un rinvio a causa dell’emergenza Coronavirus. Gli organizzatori avevano chiesto al Comune la disponibilità dello stadio San Filippo per l’anno prossimo. Ma l’amministrazione De Luca ha risposto di no in attesa del bando per l’affidamento dello stadio. Un bando di cui si parla da due anni ma di cui ancora non c’è traccia.

L’affondo del Pd

A Palazzo Zanca c’è chi contesta duramente questa decisione. E chiede al sindaco De Luca e all’assessore Scattareggia di fare un passo indietro e rivedere questa decisione. Sono i consiglieri comunali del Pd Antonella Russo, Alessandro Russo, Gaetano Gennaro e Felice Calabrò. I quattro esponenti del Pd non condividono la “motivazione” addotta dall’amministrazione comunale. E, visto che il bando non è ancora pronto, si sarebbe potuto ancora prevedere il vincolo legato allo svolgimento dei due concerti.

Scelta incomprensibile

Di fronte alla spiegazione resa dall’amministrazione sul fatto che questa eventualità possa rendere il bando poco appetibile, i consiglieri non hanno dubbi. «Non essendo ancora stato emanato il bando, non può sussistere nessun vincolo, né amministrativo né politico, che possa condizionare le scelte del Comune di Messina rispetto a futuribili ed eventuali scelte discrezionali di un eventuale Gestore degli stadi. Si appalesa del tutto paradossale tale “preoccupazione”, visto che nessun futuro ed eventuale vincitore di bando avrebbe disdegnato di gestire nell’anno 2021 eventi musicali di così grande portata. Infine, sul punto, sorge anche il dubbio che, vista la lentezza finora mostrata dall’Amministrazione, nonostante il Consiglio comunale abbia approvato lo schema di convenzione il 4 luglio 2019, entro un anno avremmo già avuto gli stadi concessi a privati, a seguito di gara già espletata e definitiva».

Messina perde i grandi eventi

Per i consiglieri Pd questa decisione è il frutto di una visione politico-programmatica del tutto miope e non finalizzata allo sviluppo culturale ed economico della città. Sviluppo che passa – soprattutto in un momento di gravissima crisi come quello attuale – anche dalla ripartenza di alcuni settori merceologici e di servizi legati ad eventi musicali di così grande attrazione. Nella certezza, peraltro, che la rinuncia della città di Messina avvantaggerà altre città siciliane e calabresi, a nostro discapito. Di fatto si rinuncia a eventi che avrebbero portato in città circa 80 mila persone e che avrebbero creato indotto. Un palese danno economico, oltre che di diniego ad una importante offerta culturale e ricreativa che certamente Messina non può permettersi.

Dimissioni di Scattareggia

«L’infausta scelta dell’Assessore comunale allo Spettacolo, Giuseppe Scattareggia, rappresenta solo l’ultima di tutta una serie di scelte “culturali” e ricreative che hanno suscitato moltissime perplessità in città. Tra le tante, l’uso del Palacultura di Messina per gare di culturismo, o per manifestazioni musicali alle quali gli organizzatori hanno accompagnato discutibili offerte di ristoro alimentare, eventi che poi non si sono tenuti ma hanno creato molto imbarazzo in città. O come l’utilizzo della Piazza Unione Europea per feste e sagre dal sapore più paesano che cittadino.

L’Assessore Giuseppe Scattareggia ha dimostrato ampiamente, in tutta la durata del suo mandato, di non essere adeguato a svolgere al meglio il ruolo di cui è stato investito. Con la conseguenza che, alla luce di quest’ultima occasione, sarebbe auspicabile che lo stesso raccolga l’invito a rassegnare le proprie dimissioni».

I consiglieri Pd sono chiari e chiedono al sindaco e all’assessore di riparare immediatamente agli errori commessi, prevedendo anche la possibilità di grandi eventi estivi nel bando per l’affidamento dello stadio. Come aveva anche deciso il Consiglio comunale. E chiedono anche di trarre le dovute conseguenze politiche di tale pessima gestione degli eventi culturali e musicali in città, anche con le auspicabili dimissioni di chi si è finora certamente dimostrato non all’altezza del ruolo ricoperto.

L’attacco del Movimento 5Stelle

Dall’aula consiliare a chiedere le dimissioni dell’assessore Scattareggia è anche il capogruppo del Movimento 5Stelle Andrea Argento. «La rinuncia non ha alcun senso e la “scusa” della gara di affidamento non giustifica il danno arbitrariamente cagionato per motivi ancora tutti da decifrare. La città non può permettersi in alcun modo di rinunciare ai grandi eventi e al relativo indotto. I grandi eventi devono essere preparati dagli organizzatori previo accordo con il Comune o con il concessionario. Il tutto è compatibile con la procedura di affidamento, anche se per assurdo durasse meno di un anno. Lo schema approvato, infatti, prevede e obbliga il concessionario a lasciare diverse date “disponibili” nel corso dei 12 mesi. Mi chiedo quale sia la reale ragione della rinuncia».

«Scattareggia non all’altezza del ruolo»

L’affondo è poi interamente rivolto all’assessore Scattareggia. «In questi mesi ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di svolgere il suo ruolo. Basti pensare alla gestione di “sagre”, festival ed eventi al Palacultura, al caso del “Giardino delle Luci” e soprattutto alle tante tematiche sportive che ho più volte segnalato e contestato. È necessario che vada via, nell’interesse della cittadinanza e di tutti gli sportivi.

La voce di Vento dello Stretto

Sulla stessa scia anche il movimento Vento dello Stretto che definisce questa scelta “una follia che non ha un senso né “politico” né giuridico”. Il presidente Piero Adamo chiede al sindaco di rivedere questa decisione o di spiegare in modo chiaro quale enorme ed insuperabile ostacolo riscontra. «Non ha un senso “politico” perché chi amministra deve ricercare le occasioni di crescita, di visibilità, di lavoro per la città. Non ha un senso “giuridico” perché il bando deve essere ancora pubblicato e può, quindi, essere modellato e modificato . Per di più, lo “schema di bando” approvato dal Consiglio Comunale prevede la riserva al Comune di utilizzo di alcune giornate. Ed infine, chi si aggiudicherà la gestione pluriennale – se mai ci sarà qualcuno e, ad oggi, non è dato saperlo – non potrà che essere contento per ovvi motivi economici e di immagine – di questo “impegno”. Si chiama Diritto e serve per tenere insieme esigenze e interessi di una Comunità. A furia di “ordinanze”, forse, ce lo “siamo” dimenticati».

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