Gestione tecnica errata e tanti punti persi, anche penalizzato il Messina poteva salvarsi. O si cambia o sarà tutto inutile, in qualsiasi categoria
MESSINA – Il risultato dell'”Aldo Campo” di Ragusa certifica la seconda retrocessione consecutiva per il Messina che dalla Serie C sprofonda per la prima volta nella sua storia in Eccellenza. Due stagioni maledette e in cui i biancoscudati sono stati penalizzati per fattori indipendenti dal campo. In quest’ultimo scorcio di campionato però, come anche lo scorso anno, il gruppo, diverso l’uno dall’altro, ha dato prova di non riuscire a farcela. I calciatori hanno perso la partita sportiva, hanno pianto in campo e hanno avuto un confronto con i tifosi non certo piacevole. Ma non sono i maggiori responsabili di questo perché chi avrebbe dovuto aiutarli, magari correggendo il tiro, ha fatto delle scelte che alla fine si sono rivelate sbagliate.
Accanto a questo fa tristezza leggere i commenti, immediati dopo la retrocessione, di alcuni dei candidati a sindaco pronti a mettere bocca anche su questo. Non un messaggio di in bocca al lupo prima della gara, ma subito pronti a compatire la squadra a disastro avvenuto, come anche sicuramente sarebbe stato a festeggiare la vittoria. Il calcio a Messina, per quegli oltre 500 tifosi arrivati a Ragusa e non solo, è una cosa seria e così sembra diventare un contorno piuttosto che una portata principale.
La società (quasi) assente
Erano al campo Justin Davis (il presidente) e Morris Pagniello (vicepresidente, direttore generale e responsabile area tecnico sportiva) nessuno dei due però ha ritenuto di farsi intervistare o rilasciare dichiarazioni. Come suo solito lo ha fatto Justin Davis con una storia sui propri social. Un assenza imperdonabile e non è la prima volta visto che anche in stagione a mettere la faccia sono stati anche ragazzi giovanissimi chiamati a spiegare cose più grandi di loro o di cui giustamente non sapevano cosa rispondere.
Davis ha comunque parlato, Pagniello che invece ha certamente più responsabilità avendo preso ad interim le funzioni del direttore sportivo dopo l’addio di Luca Evangelisti, no. Ancora più grave il suo silenzio visto che il disastro arriva dalla bocciatura tecnica che analizzeremo come secondo punto. Avrebbe dovuto già spiegare il perché della cacciata in piena notte del ds, del perché continuare a dare fiducia a Feola, del perché e chi ha voluto un certo tipo di mercato che purtroppo non ha rafforzato la squadra.
Non è neanche la questione dell’assenza la più grave della società, anche se un direttore sportivo dovrebbe vivere giornalmente il campo specie in un finale così complicato di stagione. In questi mesi, sin dal loro arrivo con i festeggiamenti per il 125°, i nuovi proprietari sono stati sempre molto attivi anche sulla questione visibilità nel mondo, brand e quant’altro. C’era già chi puntava però l’attenzione sul bene più prezioso da salvaguardare la categoria e loro se ne sono curati il giusto ma ora che la retrocessione è realtà sembra una dimenticanza. Davis ha fatto sapere di assumersi le responsabilità, è già qualcosa, di Pagniello non sappiamo i pensieri, ma se davvero vorranno continuare, sia che sarà Serie A che Terza Categoria, servono persone competenti e nei posti giusti. Sia in campo i giocatori che fuori i dirigenti, altrimenti spendere milioni, come è stato fatto, sarà sempre inutile.
La bocciatura tecnica
Mister Vincenzo Feola non sarà certamente ricordato benevolmente a Messina. Uscito anzitempo anche dalla gara dell'”Aldo Campo”, espulso per proteste e mentre percorreva il breve tratto tra la panchina e gli spogliatoi si è anche preso a parole con il pubblico locale. Settimane e mesi ad attendere la sua idea di arrivare al risultato attraverso il buon gioco e alla fine ci si è affidati al “culo” di quello che c’era prima. Ad attendere gli episodi del calcio e ci sta se pensi di non poter far altro, ma alla fine l’episodio appunto ti gira bene o ti gira male e nel playout ti è girato male.
Le colpe di Feola esistono, come esistono le colpe dei calciatori che specie ieri non si sono accesi o sono stati limitati. Il problema del Messina è stata l’incapacità di segnare, ma prima ancora di costruire gioco. Probabilmente, senza voler fare nomi, è mancato un rinforzo in zone del campo trascurate da chi ha fatto il mercato. Qualcuno lo aveva detto, qualcuno aveva anche auspicato dei ritorni per la guida tecnica. Non diciamo sia stato facile prendere o non prendere certe decisioni. Resta il rammarico e certamente la certezza che diverse cose, come sono state fatte, sono state sbagliate quindi come dice Davis bisogna assumersi le responsabilità.
Le occasioni mancate
Il danno è ormai fatto ma la situazione in questo girone I di Serie D grida vendetta. Il -14 era reale e pesantissimo, presto annullato dall’ottimo lavoro di Romano e Martello che nel momento di stanca speravano di trovare i rinforzi sperati dal mercato e con le entrate della nuova proprietà. Martello però non ha potuto operare e Romano ha avuto un calo che si è riflesso anche sulla squadra. Qui la prima svolta della stagione con l’esonero del tecnico dopo non essere riusciti a vincere in casa contro la Sancataldese.
Anche dopo le quattro partite di Parisi la situazione restava complicata ma non grave. La sconfitta in casa del Gela già era stata un’occasione sfumata, perché i locali erano rimasti in dieci uomini per quasi tutto il secondo tempo. Il 2-5 subito in casa contro l’Enna è stato però il primo passo verso la caduta. Sono tornate più che le insicurezze la paura di stare sbagliando e si è deciso di virare immediatamente Feola. Il tecnico di Somma Vesuviana era considerato un esperto della categoria. Alla fine, fa male dirlo, ma quattro punti in più sarebbero probabilmente bastati per salvarsi direttamente anche con la penalizzazione.
Due punti persi al Granillo contro la Reggina che ha pareggiato all’88’, partita certamente non semplice ma è stato uno degli episodi chiave. Altro episodio chiave il finale di Favara, una squadra che seguiva in classifica e che si è salvata direttamente alla fine, rigore in pieno recupero e altri due punti lasciati. Lo zero a zero in casa della Vibonese, altro scontro diretto anonimo. La sfida interna col Ragusa, vinto, che ha riacceso le speranze di fare almeno il playout. Le trasferte pareggiate a Lamezia Terme e Barcellona Pozzo di Gotto, altri punti che si sarebbero potuti fare contro squadre ormai senza obiettivi. Infine la partita col Milazzo in casa, seconda vittoria nelle ultime dodici partite e forse pareggiandola si sarebbe giocato in casa della Vibonese.
Il Messina non era inferiore ad altre squadre
Tutti se e ma, che sappiamo bene non contano nulla, però servono a capacitarsi che era una salvezza ampiamente alla portata nonostante la pesante penalizzazione. La fortuna non è girata ma chi poteva doveva forse intervenire in modo più incisivo considerando che le responsabilità alla fine andavano comunque prese.
Giusto per completare il quadro della squadre della seconda metà della classifica, quelle della lotta salvezza contro cui il Messina se la doveva giocare, il rendimento stagionale dimostra che non erano per nulla più forti dei biancoscudati seppur con tutte le loro difficoltà.
Solo il Gela, ed entrambe le volte in inferiorità numerica, ha battuto il Messina sia all’andata che al ritorno. Contro l’Enna un pareggio e una sconfitta, pesantissima. Contro il CastrumFavara una vittoria e un pareggio, come con Paternò e Sancataldese, punti preziosi lasciati per strada. Due vittorie con l’Acireale, due pareggi con la Vibonese. Una vittoria e due pareggi, senza mai subire gol, dal Ragusa che si è salvato. Il Messina è in Eccellenza e deve imparare dagli errori.
Immagine in evidenza di Paolo Furrer
