Tutti i condannati e gli assolti dopo il blitz a Mangialupi
Sono 19 condanne ma ci sono anche 4 assoluzioni alla fine del processo abbreviato nato dall’operazione Gerarchia, l’inchiesta anti droga della polizia scattata a luglio del 2025 a Mangialupi. Al centro, il gruppo capeggiato da Tania Turiano, storico punto di riferimento dei traffici tra Messina e la Calabria. L’Accusa – rappresentata dalla Pm Antonella Fradà, aveva sollecitato condanne per i 23 imputati, senza sconti. Ecco invece il verdetto del Giudice per l’udienza preliminare Nunzio De Salvo.
Operazione Gerarchia, condanne e assoluzioni
20 anni di reclusione per Santino Di Pietro e Natale Lo Duca, 16 anni e 4 mesi per Nunzio Di Pietro, 4 anni e 5 mesi per Teresa Acesti, 7 anni per Giuseppe Astuto, 2 anni e 4 mesi a Settimo Corritore, 10 anni e 8 mesi per Giuseppe Fisichella, 4 anni per Antonino Guerrini, 3 anni per Giuseppe Lo Cascio, 20 anni per Salvatore Maiorana, 4 anni e 2 mesi per Gianluca Mamone e Michele Sorrenti, 10 anni e 8 mesi a Salvatore Minniti, 7 anni a Raffaele Giorgio Raco, 7 anni anche per Rocco Raco, 11 anni e 8 mesi per Filippo Raso, 16 anni e 4 mesi per Tania Turiano, 4 anni e 5 mesi per Domenico Parisi, 7 anni e 2 mesi per Massimo Famà D’Assisi. Assolti Domenico Coppolino, Alessio Romeo, Carmela Turiano e Davide Parisi. Hanno difeso gli avvocati gli avvocati Alessandro Trovato, Gianmarco Silvestro, Daniela Raco, Giacomo Iaria, Giuseppe Bonavita, Tino Celi, Salvatore Silvestro, Gianmarco Silvestro, Tino Celi, Antonio Aliano, Giuseppe Donato, Anna Retto.
Il blitz della Polizia a Mangialupi
Nel luglio 2024 la Polizia ha arrestato 14 persone dopo gli accertamenti sulla figura di Santino Di Pietro, accusato di aver continuato a gestire i suoi traffici anche da dietro le sbarre. Il suo principale contatto con l’esterno sarebbe stato la zia Tania Turiano, attraverso un telefonino a sua disposizione in cella. Interrogata dopo l’arresto, Tania Turiano ha negato di aver avuto a che fare con lo spaccio di droga gestito dal nipote. Nelle conversazioni intercettate la storica capa del rione Mangialupi pianificava la festa di compleanno della compagna del nipote in carcere attraverso quel cellulare. Ma in alcune conversazioni, secondo gli inquirenti, non parlava affatto di regali di compleanno ma di droga
La droga viaggiava in moto d’acqua
Gli investigatori della Questura hanno ricostruito la gerarchia del clan di Mangialupi grazie anche ia pentiti. Fra questi Settimo Corritore, storico braccio destro dei vertici del gruppo che traffica droga tra Messina e la Calabria, che nel 2022 ha scelto la strada del pentimento svelando tanti retroscena negli affari delle famiglie messinesi della droga. Hanno raccontato tanti particolari delle importazioni di cocaina dal Reggino anche Domenico Parisi, Giovanni Cangemi e Mario Rella. Intercettando le conversazioni del gruppo e pedinandoli, la Polizia ha scoperto che i rifornimenti di hashish e cocaina avvenivano in Calabria dove, da Mangialupi, i trafficanti arrivavano in moto d’acqua.

