Parlano i due imprenditori arrestati. Le novità dagli interrogatori col giudice
MESSINA – Niente scena muta. Hanno scelto di parlare Nicola e Domenico Pellegrino, interrogati dalla giudice per le indagini preliminari Tiziana Leanza che ha autorizzato gli arresti domiciliari. Accompagnati dal difensore storico, l’avvocato Alessandro Billè, gli imprenditori della zona sud hanno risposto a tutte le domande della giudice, hanno reso la loro versione dei fatti e rivendicato la loro innocenza, respingendo tutte le accuse tracciate dalla Procura di Messina alla fine dell’inchiesta degli agenti della Dia.
I faccia a faccia col giudice
I Pellegrino hanno chiarito le ragioni dell’intestazione dei camion all’impresa di Roberto Cacopardo e sono “passati all’attacco”. “Nessuna contiguità con la mafia, non c’è ombra di rapporti con i clan”, hanno detto i Pellegrino, ai quali viene contestata l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa. Si è difeso anche Cacopardo, sospeso per un anno dall’attività economica con l’accusa di aver agito da prestanome dei due fratelli. Anche per loro il punto principale del braccio di ferro con l’Accusa è l’ombra di rapporti con la mafia. “Non vi sono elementi integranti l’ipotesi di reato contestata in relazione all’aggravante di cui all’art. 416 bis. Domenico Panarello, incensurato, era regolarmente assunto con contratto part-time dalla Angela Costruzioni. Senza nessuna interferenza all’interno della ditta individuale”. commenta il loro difensore, l’avvocato Alfio Ardizzone.
Le prossime mosse
Sarà la giudice adesso a tirare le fila di quanto emerso dai confronti con i due imprenditori ai domiciliari. I legali valuteranno invece se chiedere al Tribunale della Libertà di Riesaminare l’ordinanza di arresto. Intanto gli accertamenti della sezione Dia vanno avanti per chiarire il ruolo degli altri 18 indagati nelle vicende al centro dell’inchiesta.
I rifiuti nel torrente e i precedenti
Attraverso le intercettazioni telefoniche e grazie ai droni della Guardia di Finanza, gli investigatori hanno scoperto che i camion delle ditte effettivamente gestite dai Pellegrino scaricavano nel torrente Santo Stefano, irregolarmente, i rifiuti edili dei cantieri.
Diversi i lavori pubblici che hanno visto impegnati le imprese dei Pellegrino: la ristrutturazione della sede del Comando interregionale carabinieri Culqualber, l’adeguamento sismico della scuola Cumia superiore, la realizzazione di un asilo nido nell’ex scuola Capitan Traina a Bordonaro, la riduzione del rischio alluvioni nell’area compresa tra il torrente San Filippo e il Giampilieri e tra il torrente Gallo e il torrente Annunziata. Lavori appaltati all’impresa formalmente di Cacopardo.
Attivi con la Messina Calcestruzzi nei decenni scorsi, i Pellegrino sono finiti a più riprese sotto la lente della Dia, negli scorsi decenni. Nel 2018 è diventata definitiva la confisca di beni stimati intorno ai 50 milioni di euro.
