L'assessore commenta la richiesta da parte del gruppo Scurria
«È quantomeno singolare che oggi consiglieri comunali di lungo corso, alcuni dei quali presenti a vario titolo anche nelle precedenti stagioni amministrative, invochino una commissione d’inchiesta sulla Messina Social City. Viene spontaneo chiedersi perché la stessa esigenza di fare luce non sia stata avvertita quando i servizi sociali del Comune di Messina erano affidati al sistema delle cooperative”.
Lo afferma l’ assessora alle Politiche sociali, Alessandra Calafiore.
Il confronto con il passato e la discontinuità
L’assessora evidenzia il divario rispetto al modello precedente: «Per anni questa città ha conosciuto un modello caratterizzato da precarietà dei lavoratori, frammentazione degli affidamenti, continue criticità e ingenti risorse pubbliche impiegate. Eppure allora non ricordiamo la stessa solerzia nel chiedere commissioni d’inchiesta per verificare come venissero spesi quei soldi, quali servizi fossero realmente garantiti e in quali condizioni lavorassero centinaia di persone». Subito dopo, la Calafiore rivendica il cambio di rotta: «Dal 2019 Messina Social City ha segnato una netta discontinuità rispetto a quel passato: si è passati dalla frammentazione degli affidamenti a una gestione pubblica integrata, con la stabilizzazione del personale e la costruzione di un sistema capace di mettere in relazione servizi, professionalità e progettualità».
I numeri del welfare e l’importanza del contratto
A supporto della bontà del percorso intrapreso, l’assessora snocciola i dati concreti dell’azienda speciale: «I numeri raccontano una parte importante di questo percorso: oltre 5.300 persone raggiunte quotidianamente dai servizi, più di 1.400 studenti attraverso lo scuolabus, oltre 900 minori che beneficiano dell’assistenza scolastica, circa 230 studenti con disabilità sostenuti dal trasporto dedicato, oltre a migliaia di giovani coinvolti negli anni in progetti di inclusione, formazione e crescita». In questa prospettiva, l’assessora sottolinea l’importanza del passaggio istituzionale in corso: «Ed è proprio su questo sistema di servizi che oggi il Consiglio comunale è chiamato a confrontarsi attraverso il nuovo contratto di servizio. Un atto fondamentale per garantire continuità, organizzazione e prospettiva alle politiche sociali della città, che merita di essere esaminato nel merito e non può essere oscurato da polemiche che rischiano di spostare l’attenzione dal vero tema: la qualità e la continuità dei servizi garantiti ai cittadini».
Le verifiche amministrative e la conclusione
In chiusura, pur aprendo al confronto istituzionale, la Calafiore respinge le ombre sollevate dai consiglieri: «I controlli sono sempre legittimi e nessuno intende sottrarsi. Ma la memoria non può essere selettiva e il confronto sul contratto di servizio non può trasformarsi in un processo politico alla Messina Social City». Infine, l’assessora conclude con un avvertimento: «Prima di gettare ombre sulla Messina Social City, sui suoi lavoratori e sui servizi quotidianamente garantiti alla città, sarebbe opportuno ricordare da dove siamo partiti e confrontare quel sistema con quello costruito negli ultimi anni. Inoltre l’Azienda è sottoposta ai controlli previsti con relazioni trimestrali e, per le progettualità finanziate, ha affrontato verifiche di primo e secondo livello sul corretto svolgimento delle attività. Evocare oggi un fantomatico “vaso di Pandora” serve soltanto ad alimentare una rappresentazione che non tiene conto del lavoro quotidiano di centinaia di operatori e dell’impatto di un sistema che rappresenta una componente fondamentale del welfare cittadino».


Che significa che adesso sei autorizzata, cara assessore, a fare delle delibere irregolari? Le legge è legge.
Perchè le cooperative cosa avevano, sempre i politici comandavano come adesso.
Pur non essendo vicino a questa Amministrazione , anzi…..debbo dare ragione all’Assessore Calafiore dove erano questi Consiglieri quando da anni “chiddi i prima” Amministravano la Citta ……..dice bene …le Coperative…
Il discorso dell’assessore sembra che siccome quelli prima erano peggio, ora facciamo meglio, dunque 1 2 3 53 milioni sono giusti e non bisogna controllare. Le partecipate visto che l’unico socio è il comune devono spiegare la spesa di ogni euro, semplice. Anche se quelli prima erano peggio.
È un modo politico per sviare le criticità di oggi
Rispondere nel merito e basta no vero?
Somiglierebbe troppo ad una cosa seria immagino.
Assessore voi dove eravate quando furono assunti in blocco tutti gli ex delle cooperative?
Caso unico di idoneità collettiva del 100% dei candidati.
Una cosa fatta con tutti i sacri crismi, scevra da logica di tornaconto politico mai vero?
Buoi, asini, tutti che si mischiano.