Prendendo spunto dalla ricerca Ingv, il geologo invita ad approfondire "la parte geofisica dell'intero progetto, accogliendo l'appello di Doglioni"
“Nuove ricerche svelano la complessità geologica dello Stretto di Messina. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Tectonophysics e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e di alcune università italiane ed europee, offre oggi una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto. Lo studio, dal titolo “Structural development and seismogenesis in the Messina Straits revealed by stress/strain pattern above the edge of the Calabrian slab”, integra dati sismologici e geofisici marini, e analizza oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, rilocalizzati con tecniche di precisione e considerando anche dati registrati da sistemi di monitoraggio posti sul fondale marino”. A comunicarlo il sito Ingv terremoti.
In primo lo Stretto e “un sistema di faglie attive”. E, da parte sua, il geologo Mario Tozzi (foto tratta dalla sua pagina Fb) cita lo studio dell’Ingv per ribadire la necessità di maggiori studi in campo sismico in relazione al discusso ponte sullo Stretto: “Si conduca un’analisi mesostrutturale a tappeto su migliaia di dati, si rivedano i modelli di deformazione, si accolga l’appello all’approfondimento dei geologi professionisti, di Carlo Doglioni, di Carlo Tansi e di tutti coloro che hanno fatto notare lacune e imprecisioni. C’è tutto il tempo, visto che non pare sia possibile attingere a finanziamenti prima del 2028 (e io che ricordavo una prima pietra promessa per l’estate 2024…)”.
“La deformazione nello Stretto di Messina è controllata da un sistema complesso di faglie interconnesse”
Ma torniamo al lavoro dell’Ingv: “Uno dei risultati più interessanti del lavoro è che la deformazione nello Stretto di Messina è controllata da un sistema complesso di faglie interconnesse. Queste strutture si estendono sia a terra che sotto il mare e si muovono in modo coordinato, come le tessere di un mosaico che si adattano e scorrono l’una sull’altra. Le nuove immagini sismiche acquisite sul fondale hanno rivelato scarpate morfologiche, e dislocazioni nei sedimenti recenti, segni inequivocabili di deformazione attiva. Anche se molte di queste tracce sono cancellate dalle forti correnti marine o dai frequenti movimenti franosi dei versanti, la loro presenza conferma che la crosta terrestre sotto lo Stretto è tutt’altro che stabile”.
“Lo Stretto è il confine dinamico tra due placche terrestri in continua collisione”
E ancora: “Questo lavoro dimostra che la deformazione della crosta terrestre in quest’area è fortemente influenzata dai processi profondi legati alla subduzione della placca ionica, e che la sismicità superficiale rappresenta la manifestazione di movimenti che avvengono a decine di chilometri di profondità. Questa nuova visione geodinamica integra per la prima volta in modo coerente le osservazioni sismologiche, geofisiche e morfologiche, fornendo una base più solida per gli studi futuri sulla sismogenesi dello Stretto e sulla pericolosità sismica dell’area. Lo Stretto di Messina non è solo una frontiera tra due regioni italiane, ma anche il confine dinamico tra due placche terrestri in continua collisione. Sotto quelle acque si nasconde un sistema di faglie attive che racconta una storia di movimenti millenari, ma anche di un futuro sismico che dobbiamo continuare a studiare con attenzione”.
Nuova polemica ponte del geologo Tozzi
Così il geologo Tozzi e volto celebre della tv: “L’Ingv pubblica un nuovo studio sulla sismotettonica della regione dello stretto di Messina da cui si evince che le cose sono più complesse di come si pensava. Molto di più. Sistemi di faglie che interagiscono, complicazioni strutturali, tettonica attiva, fasce sismogenetiche. Ricordo di aver segnalato la necessità di studi più approfonditi ad hoc già da qualche anno. Ora vengano tenuti nel giusto conto e si riconsideri la parte geofisica dell’intero progetto”.
L’appello di Doglioni: “Sulle faglie di Capo Peloro e dello Stretto servono nuovi studi”
“Ci sono delle faglie che possiamo considerare attive a nord di Capo Peloro, a Ganzirri, e all’interno dello Stretto. Le ricerche lo confermano. In uno studio di colleghi di Catania, alcuni anni fa, si è visto che c’è una faglia importante che attraversa lo Stretto di Messina. Dal punto di vista geologico e geofisico, bisognerebbe fare nuovi studi e approfondimenti prima di dare il via libera definitivo. Il mio è un appello per far sì che ci siano tutte le conoscenze necessarie prima d’intraprendere, in caso, un’opera così importante. L’ipotesi di faglia di Cannitello avrebbe bisogno di verifiche per capire se è attiva o non attiva”. Il professore Carlo Doglioni, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di Geodinamica e Geologia strutturale alla Sapienza di Roma, è intervenuto a Messina lo scorso maggio in occasione di un incontro promosso dall’associazione “Invece del ponte”.
Da qui la conferma delle sue posizioni, già espresse durante il programma “Report”: Che il ponte insista in un’area logicamente viva, e che sia una struttura che possa essere area epicentrale (zona interessata e coinvolta da un sisma, n.d.r.), non ci sono dubbi. Facendo una ricostruzione della sismicità che è avvenuta dal 1908 a oggi, prendendo Villa San Giovanni come centro, per un raggio di 40 chilometri, noi come Istituto abbiamo registrato oltre seimila terremoti. Servono coefficienti di accelerazione più alti per verificare il rischio sismico. Il mio è un appello a fermarsi e fare queste verifiche preliminari”.
La Stretto di Messina: “Il ponte resisterebbe a terremoti superiori a 7.1”
Dopo “Report”, così replicò la società Stretto di Messina con l’amministratore delegato Pietro Ciucci: “Per gli aspetti geologici e sismici, il progetto definitivo è corredato da oltre 300 elaborati geologici frutto di nuova e più ampia documentazione a varie scale grafiche, realizzata con l’ausilio di circa 400 indagini puntuali, tra sondaggi geologici, geotecnici e sismici. Tutte le faglie presenti nell’area dello Stretto di Messina sono note, censite e monitorate, comprese quelle del versante calabrese. I punti di contatto con il terreno dell’opera, sulla base degli studi geosismotettonici eseguiti, sono stati individuati evitando il posizionamento su faglie attive. Le costruzioni di ponti sospesi in zona sismica avvengono da sempre in ogni parte del mondo in aree con potenziali sismogenetici più rilevanti dello Stretto di Messina: Turchia; Grecia; Giappone; California. Il potenziale sismogenetico dello Stretto di Messina non è in grado di produrre terremoti superiori a 7.1 della scala Richter. In ogni caso, il ponte sullo Stretto è progettato per restare in campo elastico anche con magnitudo superiore”.

Ci devono spiegare perché per legge sulle faglie non si può costruire in tutto il mondo e qui si può costruire un ponte unico al mondo. Proprio lo devono spiegare e garantire. Si sentono al di sopra della legge umana e della natura.
Anche la diga del Vajont era progettata per resistere, ed ha resistito alla frana. Ma la sua costruzione ha determinato il collasso del monte di cui era venuta a gravare. Cosa succederà ad un territorio fragilissimo, ad elevatissimo rischio idrogeologico ed ad alto rischio sismico, in seguito alla realizzazione di piloni alti 400 metri e 27 chilometri di viadotti e gallerie?
Chiedete a Tozzi perché in varie zone del mondo costruiscono ponti sulle faglie e ponti che resistono e qui non si può fare.
La cosa che davvero lascia perplessi è che questi studi vengano fatti per verificare se il ponte starà o no in piedi in caso di terremoto. Nessuno si preoccupa della città, fatta quasi esclusivamente di casupole a due piani, e della cittadinanza. Evviva la politica!
Tozzi è stato sempre contrario e qualsiasi studio ulteriore sarà fatto rimarrà sempre contrario. A proposito ma questo nuovo articolo ci sono novità che non sappiamo sul ponte….
In risposta a greyelf: perché in Italia non siamo in grado. Perché all’estero le scuole e le università, sono strettamente connesse al mondo del lavoro e alla vita reale. Nell’Università Italiana, si insegna quello che si sa insegnare bene, non quello che serve per vivere la realtà del 2026. Insegnandolo bene ovviamente. Esempio: medici hanno trapiantato un cuore danneggiato a un bambino malato, danneggiato per procedure e materiali obsoleti. Il mondo è nel 21° secolo da un pezzo, e noi viviamo ancora nel 20°. Si ricordi la grave crisi idrica di Messina… Risolta da una società di Reggio Emilia, che utilizza tecnologia tedesca. Siamo stati i migliori nel Rinascimento. Ma adesso, dormiamo sugli allori. Dimmi il nome di software italiano di successo mondiale? Tipo Photoshop, AutoCAD, Maya? O una suite di sicurezza italiana? Non siamo in grado. E potrei fare molti altri esempi. Ma non perché siamo stupidi, ma perché investiamo pochi soldi, e siamo fissati con gli studi umanistici, importanti, ma meno importanti di un tempo…. “La matematica non sarà mai il mio mestiere…” Con questa frase, si ritrova la maggioranza degli Italiani, santi, poeti e navigatori, non ingegneri e architetti (ponte di Genova… you Remember? Vajont, ecc )
Ma i gruppi imprenditoriali privati che dovevano finanziare e partecipare alla costruzione del ponte sono scomparsi ?
Se la “Grande Opera” è fattibile e produttiva, perchè i privati non mettono i loro soldini, invece di stare incollati alla mammella dei finanziamenti pubblici , sperperando intanto risorse necessarie alle emergenze del territtorio ?
La vera domanda che non è mai stata posta al ministro delle infrastrutture che cosa ci fa un ponte intatto dopo un terremoto di grado 7.1 e le città di Messina e prov. E Reggio C. e prov. completamente distrutte, un ponte nel deserto ,perché tutto intorno non ci sarà nulla di quello che si è costruito, resterà solo il capriccio di passare alla storia di aver costruito un ponte che non serve a niente, zero ,in quanto ci saranno altri mezzi sicuri di trasporto come navi,traghetti ed aerei che saranno sempre efficienti a posto di un ponte senza collocamento.
mi scusi il maestro Bennato :
E nel nome del progresso
Il dibattito sia aperto
Parleranno tutti quanti
ciucci politici e sapienti
Tutti intorno al capezzale
Di un progetto “chi nun male”
Anzi già qualcuno ha detto
Che il ponte è ormai morto
Dopo tanti soldi spesi è peccato
Che non sarà mai realizzato
Si dia quindi la parola
Al ministro della lega
Sono a tutti molto grato
Di esser stato consultato
Per me il ponte è importante
ma perché sono un politicante
No, non è per contraddire
Il collega ministeriale
il progetto è tutto sbagliato
Che sia subito strappato
Al congresso sono tanti
ciucci, sindaci e sapienti
Per parlare
Valutare e provvedere
E trovare dei rimedi
Per un progetto da buttare
Il ponte crollerà con un boato
Non andava mai progettato
troppi soldi abbiam gettato
Deve essere subito cassato
Son sicuro ed ho tante prove
che il crollo è un rischio grave
serve un trattamento radicale
prima che finisca molto male
Mi dispiace dissentire
Per me il caso è elementare
Il ponte è del tutto inutile
Molto meglio lasciar stare
Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
E fra gente importante, io che non valgo niente
Forse non dovrei neanche parlare
Ma vorrei dire una cosa di sicuro assodata
fare un ponte su una faglia è una gran c…
E perciò prima che mi possiate fermare
Ve lo devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare
Dovete alzarvi e scappare prima che finisca male
.. andiamo al punto:
lo Stretto è un sistema di faglie attive.
Se si costruisce su faglie attive chi propone e realizza il Ponte ne rispondono di persona, politici e affini .. si può fare?
E finiamola di dire che dalle altre parti si costruisce perché la morfologica dello stretto non ha eguali nel mondo.
Approfondiamo di più su questo nuovo studio e ben venga!
Tutti geologi, vedo.
Dunque,le spiagge sparite,i lungomari inghiottiti, frane disastrose ecc.. e cosa pensano di fare i potenti che decidono per tutti e contro tutti? Facciamo un bel ponte su due territori fragili e che soprattutto non lo vogliono,continuando a fare le cose che non servono ai cittadini.