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Palagiustizia, Messina non può più attendere

Alessandra Serio

Palagiustizia, Messina non può più attendere

lunedì 03 Febbraio 2020 - 07:22
Palagiustizia, Messina non può più attendere

All'apertura dell'anno giudiziario 2020 a Messina tutti gli interventi sono stati dedicati al tema centrale dell'edilizia giudiziaria

Gli operatori della giustizia a Messina, dai magistrati agli avvocati passando per i cancellieri e i dipendenti degli uffici, così come tutti i cittadini costretti a dover rivolgersi al giudice, non possono più aspettare. Lo stato dell’edilizia giudiziaria è infatti ormai al collasso.

Palazzo Piacentini e gli uffici decentrati sono ormai al massimo della capienza, e i locali sono in uno stato a dir poco “pietoso”: gli ascensori non funzionano, nelle aule avvocati e magistrati sembrano formiche pronte a salire uno addosso l’altro, i cancellieri sono “affogati” dai faldoni, spesso in stanze senza areatori, nei cantinati, in condizioni igieniche prossime al minimo. Nel seminterrato i topi sono diventati una presenza ormai consueta.

Davanti a questo quadro, i fondi ministeriali stanziati e non ancora utilizzati per la realizzazione del secondo palazzo di giustizia appaiono come la beffa oltre il danno.

Nessuna meraviglia, quindi, che la quasi totalità degli interventi, all’apertura dell’anno giudiziario di sabato scorso, erano incentrati proprio su questo argomento.

Vincenzo Barbaro

Ha cominciato il primo presidente della Corte d’Appello Michele Galluccio, e ha proseguito il Procuratore Generale Vincenzo Barbaro il quale, oltre a puntare il dito contro politica e amministrazione, ha sottolineato il fatto che la componente direttamente interessata – Palazzo Piacentini inteso come la totalità degli operatori dell’amministrazione di giustizia – non è stata minimamente chiamata in causa nell’iter “neppure  nell’individuazione del fabbisogno logistico”.

Gli ha fatto eco il giudice Maria Militello, (nella foto d’apertura) coordinatrice locale dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha lanciato una proposta provocatoria ma efficace: “Lo scorso anno abbiamo denunciato in particolare le condizioni insalubri di chi opera negli uffici ospitati negli scantinati, dove ci sono tra gli altri gli uffici di Procura e Gip –Gup. Le nostre istanze sono rimaste inascoltate. Se la situazione resterà immutata, propongo di celebrare questa cerimonia, il prossimo anno, nelle aulee I e H al piano interrato, così che tutti possano vedere in che condizioni lavoriamo quotidianamente”.

Non si può e non si deve più consentire l’esercizio dell’attività giudiziaria nei locali seminterrati di “Palazzo Piacentini” e nelle innumerevoli sedi inadeguate e pericolose, in cui, con costi milionari, sono allocati gli Uffici – ha detto il presidente dell’Ordine degli Avvocati Domenico Santoro È necessario un pronto, radicale ed immediato intervento risolutivo, da troppo tempo auspicato e reclamato, con ogni mezzo legittimo, dal Presidente della Corte d’Appello e dal Procuratore Generale della Repubblica, che,  in massimo accordo con l’Avvocatura, hanno vagliato e prospettato ogni possibile soluzione, nel prioritario interesse della Comunità Giudiziaria e della Cittadinanza.”

“Chiediamo al Ministro che si adoperi, senza indugio e con ogni mezzo, per eliminare lo stato di pericolo e realizzare immediatamente quanto necessario. E che nessuno abbia il pudore di dire che si sta per addivenire ad una definizione condivisa tra Ministero della Difesa, Ministero della Giustizia, Agenzia del Territorio e Amministrazione locale, di cui al famoso protocollo e conseguente addendum. L’attività, se mai vi è stata, è ferma da oltre tre anni senza l’attuazione di alcuno dei cronoprogrammi annunciati. Dobbiamo forse attendere che si compia l’ennesima tragedia annunciata?”

Ernesto Marcianò

Stessi toni e stesso argomento anche nell’intervento dell’avvocato Ernesto Marcianò, presidente dell’Associazione Giovani Avvocati, voce tra le più attive nel sollevare il problema, in questi anni.  “Dopo aver appreso che l’Agenzia del Demanio ha rivisto le stime e determinato in 35-40 milioni di euro le risorse necessarie per dare seguito all’accordo di trasferimento degli uffici giudiziari nell’ex ospedale militare, rispetto ai soli 18 milioni stanziati, è stato chiesto un incontro al Sindaco ritenendo allarmante che dopo tanti anni di dibattiti potesse rimettersi nuovamente tutto in discussione anziché dare esecuzione agli accordi già assunti. In occasione dell’incontro, la sezione di Messina, in pieno spirito AIGA, ha formulato alcune proposte ritenute meritevoli di valutazione da parte dell’amministrazione comunale, prima fra le quali la realizzazione del Palagiustizia presso la “Città del ragazzo”. L’imperativo in ogni caso è – e rimane – quello di realizzare un nuovo Palagiustizia: “ovunque ed al più presto, purché si faccia”.

Daniele Pagano

L’avvocato Daniele Pagano, intervenuto per la Camera Penale Erasmo da Rotterdam, dopo aver fatto una lunga disamina del disastro, dalle aule ai corridoi, ha ricordato che – “..non esistono neppure servizi igienici degni di questo appellativo. Più che avvocati siamo podisti – ha detto a proposito del fatto che la gran parte degli uffici e tribunali sono ubicati in sedi decentrate.

“Per lenire le sofferenze degli utenti dell’amministrazione di giustizia – ha proposto  – sarebbe sufficiente provare davvero almeno a informatizzare il palazzo, così da avere almeno una distribuzione sensata di schermi (fuori e dentro le aulee e negli androni) sui quali possa verificarsi, in tempo reale, lo scorrimento dei ruoli, come ad esempio avviene al Tar. E’ davvero dura da digerire che, nel terzo millennio, si debba fare la spola da un capo all’altro di Palazzo Piacentini, passando per il dedalo di corridoi ed androni, per verificare a che ora sia giunto questo o quel procedimento e quale sia l’ordine di trattazione delle cause. “

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