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Perchè i temporali spesso si accaniscono sulle stesse località?

Daniele Ingemi

Perchè i temporali spesso si accaniscono sulle stesse località?

mercoledì 15 Luglio 2020 - 07:53
Perchè i temporali spesso si accaniscono sulle stesse località?

In molte di queste occasioni questi fenomeni tendono ad essere enfatizzati dalla particolare conformazione morfologica del territorio

Spesso ci si chiede perché i temporali, che sono di per sé dei fenomeni intensi, ma estremamente localizzati, molte volte, durante gli episodi di maltempo, sembrano “accanirsi” sulla stessa località, risparmiando quelle limitrofe. Ebbene, alle volte non si tratta di pura casualità.

Per non andare troppo indietro nel tempo basta ricordare il nubifragio di qualche settimana fa che colpì la zona di Marina di Patti, mentre le aree limitrofe, come Capo D’Orlando, rimasero quasi a secco.

Lo schema che spiega le dinamiche del cold pool

In molte di queste occasioni questi fenomeni tendono ad essere enfatizzati dalla particolare conformazione morfologica del territorio e dalla conseguente disposizione delle correnti in alta quota, che provenendo da una determinata direzione possono esaltare le correnti ascensionali, favorendo la formazione dei temporali.

Questi temporali, una volta formati, vengono alimentati in continuazione di vapore e aria calda in grado di contenerlo per un lungo periodo durante la forte ascesa alle quote superiori della troposfera (moti convettivi).

L’animazione dei fenomeni temporaleschi avvenuti lo scorso 5 luglio sul messinese

Ma la presenza di colline e montagne a ridosso del mare, una caratteristica della costa reggina e messinese, spesso contribuisce ad innescare un fenomeno molto particolare, noto con il termine di “cold pool”. Questo particolare fenomeno, a volte fa in modo che i temporali tendano a “autorigenerarsi” nella stessa zona, scaricando su questa un’ingentissima quantità di pioggia in spazi temporali davvero ristretti.

Il fenomeno del “cold pool” viene originato dalla discesa di aria fredda (attraverso la pioggia) dal downdraft delle singole “celle temporalesche” che dal mare tendono a risalire verso la costa. L’aria più fredda e pesante associata al downdraft, scivolando lungo i pendii delle montagne o colline, ritorna in mare, dove viene a contatto con i venti umidi marittimi (che spirano dal mare), ricrea i presupposti per nuovi “updraft” e formazione di altre “celle temporalesche”.

Rovescio super localizzato nel centro dello Stretto

Se il vento in quota è favorevole i giovani temporali risalgono verso la terra ferma, scaricando forti rovesci e continui temporali, in rigenerazione ogni 30-40 minuti. Come una catena di montaggio che va avanti fino a quando il flusso caldo e umido marittimo non accenna a placarsi, allentando l’instabilità temporalesca. Sulla zona ionica questo fenomeno si verifica spesso quando soffia al suolo lo scirocco e l’ostro, mentre nell’area tirrenica il fenomeno è noto soprattutto nel periodo estivo, con i venti da W-NW e NW in quota che interagendo con l’orografia dei Nebrodi e dei Peloritani possono dare origine a veri nubifragi.

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