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Piccole pietre nel corpo di Gioele. Esami per risalire a luogo, data e causa morte

Redazione

Piccole pietre nel corpo di Gioele. Esami per risalire a luogo, data e causa morte

mercoledì 26 Agosto 2020 - 13:17
Piccole pietre nel corpo di Gioele. Esami per risalire a luogo, data e causa morte

I risultati della tac prima dell'autopsia

Nel corpicino del piccolo Gioele, come apprende l’Adnkronos, c’erano delle pietruzze che potrebbero essere utili ai periti nominati dalla Procura di Patti per stabilire il luogo della morte del bambino ma anche la data del decesso. E’ quanto emerso dalla tac eseguita al Policlinico di Messina prima dell’autopsia.

La tac sui resti del bambino di 4 anni, figlio di Viviana Parisi, la deejay trovata morta lo scorso 8 agosto cinque giorni dopo la sua scomparsa dopo l’incidente avvenuto sulla A20 Messina-Palermo, è servita per effettuare dei “rilievi antropometrici”, come ha spiegato Daniela Sapienza, medico legale della task force di esperti che partecipa all’autopsia. “Per correlare il soggetto all’età anagrafica, sesso, e quanto utile per fare i rilievi antropologici”. “E quindi, all’identificazione” del piccolo Gioele. “Poi andiamo a vedere se ci sono segni di lesività macroscopica su questi resti – ha detto ancora il medico legale – e infine vediamo di determinare l’epoca della morte”. L’autopsia terminerà nella tarda mattinata. Al lavoro una task force di esperti, tra cui anche entomologi, geologi, zoologi, esperti in materia di tracce di animali che dovranno stabilire l’orario della morte ma anche le cause del decesso del bimbo e per quanto tempo è rimasto nel luogo in cui è stato trovato.

E questa mattina saranno eseguiti anche nuovi accertamenti presso il laboratorio genetico forense della Polizia scientifica di Palermo, per esaminare alcune tracce biologiche, sei in tutto, ritrovate sulla Opel Corsa di Viviana. Gli esperti nominati dal procuratore di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, dovranno accertare di che tipo di tracce biologiche si tratta e, soprattutto, se sono recenti. Tra le ipotesi avanzate dalla Procura, anche se non è la pista privilegiata, c’è quella dell’incidente stradale in cui il piccolo, senza la cintura allacciata al seggiolino, avrebbe sbattuto la testa e si sarebbe ferito. Però, perché la madre, invece di chiedere aiuto, è scesa dalla sua auto con il bambino in braccio correndo verso i boschi di Caronia? Dopo avere scavalcato il guardrail dell’autostrada? Sono alcune delle domande a cui la task force di esperti nominata dalla Procura dovrà dare risposte.

Intanto ieri sera è terminato solo poco prima delle 21 il sopralluogo nei boschi di Caronia da parte degli esperti, i due medici legali, l’entomologo, il geologo forense, lo zoologo, chiamati dal Procuratore. “Le domande sono tante e noi faremo del nostro meglio per rispondere a tutte”, ha detto Stefano Vanin. “Il Pool di specialisti che sta lavorando è molto qualificato e sono tutte persone molto brave ma – ha aggiunto Stefano Vanin – è un caso difficile”. “Dobbiamo vedere, dipende tutto dai risultati delle analisi. A priori non si dice assolutamente niente. Con i dati alla mano poi arriveremo ad avere delle risposte”.

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