In una lunga nota il rappresentante del Pd elenca le principali ragioni che, dal suo punto di vista, rappresentano un ostacolo alla capacità di sviluppo imprenditoriale nel e del territorio
Una nota contenente un’ampia riflessione sulla situazione del tessuto imprenditoriale messinese, quella firmata dal consigliere comunale del Pd Paolo Saglimbeni che sottolinea quanto “la globalizzazione in atto abbia stravolta la logica della competizione tra territori per i quali la capacità di attrarre investimenti è diventato l’asse strategico più importante”.
L’esponente del Partito Democratico invita la classe politica messinese, con in testa il sindaco Buzzanca, ad interrogarsi sul perché il mondo imprenditoriale cittadino faccia così tanta fatica a poter dare spazio alle proprie iniziative in ambito locale, difficoltà che invece non risultano esserci in altre zone d’Italia. Un punto di vista, quello espresso da Saglimbeni, che prende spunto dalla recente notizia dell’avvio delle procedure di Cassa Integrazione Straordinaria per i 24 dipendenti del gruppo Franza.
Di seguito il documento di Saglimbeni.
Perché i Franza e tutti gli altri imprenditori, locali e non, hanno vissuto così tante esperienze negative dirette, causa di danni economico/finanziari notevoli, e subito così tanti soprusi riconducibili a pecche di carattere generale delle istituzioni e della pubblica amministrazione, che, se possono, scappano. E, purtroppo, non si intravede l’uscita dal tunnel. Si conviene che per il nostro territorio, spesa pubblica – dipendente, l’ampliamento della sfera privata dell’economia è fondamentale e che gli enti territoriali possono diventare, da palla al piede, a motore dello sviluppo solo se se intensificano le forme di collaborazione pubblico – privato. Ebbene, quando passiamo dalla teoria alla pratica, guardate qual è lo stato dell’arte delle nostre società miste, dei nostri project financing, dei nostri piani e programmi di sviluppo del comune di Messina : gli imprenditori che hanno avuto l’ardire di partecipare presentando progetti, costati tempo e denaro, già finanziati (vedi Prusst, dove, è fermo, tra l’altro, il porticciolo turistico da diporto proprio dei Franza, Pit, Urban, ecc…) aspettano da anni per le incertezze, non sempre leggibili, dei sindaci, commissari, amministratori e burocrati che si sono succeduti nel tempo. La macchina amministrativa è di una lentezza esasperante? Non c’e, nemmeno all’orizzonte, un piano che redistribuisca funzionalmente il personale, qualificandolo e incentivandolo, e faccia comunicare uffici e dipartimenti. Non c’è nessuna voglia di far funzionare il Suap, sportello unico per le attività produttive, finanziato dalla Ue proprio per accelerare i tempi di istruzione e di risposta per gli imprenditori. Com’è evidente le cause che incidono maggiormente sulle decisioni di localizzare altrove gli investimenti per la nostra imprenditoria privata sono riconducibili soprattutto a debolezze territoriali: non ci rassegniamo all’idea che è passato il tempo degli sprechi di gestione delle risorse pubbliche a sostegno di privilegi, assistenzialismo e clientele, che i territori devono competere con il contributo di tutti, in primo luogo del ceto politico (chiamato a sciogliere i nodi programmatici) e delle burocrazie, che le sfere, privata e pubblica, dell’economia devono passare dall’attuale antagonismo ad un’osmosi in grado di proiettaci in una dimensione globale. Certo, pesano pure il deficit infrastrutturale, l’attacco assurdo al nostro sistema di welfare, specie alla scuola e alla formazione, l’emarginazione della nostra città nel contesto regionale e nazionale che nega risorse pubbliche generosamente regalate ad altre città tra cui Catania e Palermo. Ma la responsabilità principale del declino della città è sostanzialmente di tutti noi messinesi : non dobbiamo cercare alibi esterni né pensare che le colpe vadano attribuite al solo ceto politico. Se vogliamo realmente voltare pagina, senza perdere altro tempo, con la dovuta umiltà e il contributo della società politica e civile (università, scuola, ausl, aziende ospedaliere, banche, organizzazioni imprenditoriali e sindacali, associazionismo, ecc…), occorre ricostruire la rete territoriale che non può non avere nel comune di Messina il soggetto guida. Solo cos’ì, valutando i fatti, non le parole, anche gli imprenditori vinceranno la loro diffidenza e torneranno ad investire dalle nostre parti.
