Lunga lettera a firma di sette rappresentanti del civico consesso che lamentano la mancanza di risposte dell'amministrazione alle interrogazioni presentate e invocano provvedimenti alla Regione
Vibrante lettera di protesta quella che un gruppo di sette consiglieri comunali composto da Sebastiano Pergolizzi, Giuseppe Melazzo, Claudio Canfora, Giuseppe Trischitta, Domenico Guerrera, Vincenzo Messina e Antonino Carreri, ha inviato al Segretario generale del comune, al prefetto, al presidente della Commissione di garanzia e trasperenza, al Dipartimento regionale delle autonomie locali e al all’Assessorato ai servizi sociali, per manifestare profondo disappunto rispetto alle mancate risposte alle interrogazioni formulate dai componenti del consiglio ai rappresentanti della pubblica amministrazione.
Il gioco del silenzio: questa, a detta dei rappresentanti del civico consesso, la strategia che Palazzo Zanca sembra aver adottato rispetto ai 22 documenti a cui non è stata data alcuna risposta. Ciò, sottolineano i consiglieri, senza tener conto di quanto previsto per legge: “L’art. 43, comma 3, del D.Lgs. 267/2000 – affermano – recita testualmente: “Il sindaco o il presidente della provincia o gli assessori da essi delegati rispondono, entro trenta giorni, alle interrogazioni e ad ogni altra istanza di sindacato ispettivo presentata dai consiglieri presentata dai consiglieri. Le modalità della presentazione di tali atti e delle relative risposte sono disciplinate dallo statuto e dal regolamento consiliare”.
Una disposizione che non lascia certo scampo ma che, nonostante tutto, sottolineano Pergolizzi e colleghi, sembra essere completamente ignorata, e ciò con conseguenze negative soprattutto per i cittadini: spesso e volentieri, infatti, parte delle “sollecitazioni” provenienti dai consiglieri comunali, sono frutto di segnalazioni e denunce provenienti dalla stessa società civile.
