Con una sola dipendente si è commissionato un incarico a progetto per l'organizzazione del lavoro!
E’ ufficiale : l’Assessore all’Industria Marco Venturi, dopo opportuna istruttoria, ha proposto alla Giunta Regionale di porre in liquidazione l’Ente Autonomo Portuale di Messina.
Giunge così alla sua conclusione una vicenda caratterizzata dalla scarsa accortezza con cui, in passato, si sono mosse le Istituzioni regionali, spesso assenti sui grandi temi che l’Autonomia assegnava loro e, per contro, attivi in iniziative, la cui finalizzazione era nei fatti di difficile attuazione.
L’Ente Autonomo Portuale di Messina è stato costituito dalla Regione Siciliana nel 1953 con l’obiettivo di realizzare un punto franco per i commerci, ossia un’area portuale di depositi e di magazzini, dove le merci scaricate dalle navi non sarebbero state soggette a tassazione per il deposito, con evidente facilitazione dell’attività commerciale. Era punto franco per il commercio del caffè il porto di Trieste, con il risultato che la quasi totalità dell’importazione di caffè avveniva tramite esso.
A questa competenza principale ne fu aggiunta una secondaria : la gestione del bacino di carenaggio e della stazione di degassifica, date in concessione alla SMEB.
Solamente l’obiettivo secondario è stato raggiunto, e solamente per un periodo limitato di tempo di buon funzionamento delle due strutture concesse alla SMEB : ormai da tempo l’Ente non svolge alcuna concreta attività.
E non poteva essere diversamente : la gestione del porto di Messina è nelle competenze dello Stato, e non alla Regione Sicilia.
Era così all’atto della costituzione dell’Ente Porto, quando tutti i porti erano amministrati dallo Stato attraverso il Corpo delle Capitanerie di Porto, corpo tecnico della Marina Militare, che esercitava congiuntamente funzioni militari, di polizia ed amministrative ; è rimasto così anche dopo la riforma del 1994, con cui è stato attuato il decentramento amministrativo ed è stata affidata alle Regioni l’amministrazione dei porti commerciali minori, in quanto quello di Messina ricade fra i porti maggiori o di I classe.
Insomma, perché la creazione della zona di porto franco avesse successo a Messina, essa doveva essere voluta e perseguita dall’Autorità Statale, e non da quella Regionale.
A qualcosa, però, l’Ente Autonomo Portuale di Messina è servito : il Consiglio di Amministrazione, composto da ben nove consiglieri, è stato per anni utilizzato dalla classe politica, maggioranza ed opposizione congiuntamente e senza distinzione alcuna, per affidare incarichi retribuiti a propri esponenti.
Accanto a questi, altri incarichi professionali a commercialisti, fiscalisti, avvocati e quant’altro, a volte di difficile comprensione. Ad esempio, considerato che l’Ente Porto ha oggi un solo dipendente e si prepara a non averne nessuno in quanto entro breve anche quello che ha andrà in pensione, riesce difficile capire in cosa possa consistere l’ incarico di collaborazione a progetto, con decorrenza 01/08/08 – 31/03/09, avente ad oggetto 3 aree di intervento:
organizzazione del lavoro e delle risorse;
gestione dei processi, delle funzioni e delle attività principali e secondarie;
analisi del raggiungimento degli obiettivi in termini economico finanziari e non.
Comunque sia di ciò, è fondata speranza che questa vicenda finisca al più presto di gravare sul contribuente, come peraltro l’attività della Giunta Lombardo lascia presagire. E con la speranza che anche altre situazioni similari (vedi ad esempio gli A.T.O., incaricati per i rifiuti solidi urbani) vengano diversamente gestite, sempre al fine di porre un qualche freno alla follia dissipativa della nostra classe politica, quando si tratta di favorire se stessa.
