Sabato 26 novembre, a Messina nella Sala Visconti, l’incontro-dibattito sull’abbattimento delle barriere architettoniche e sull’accoglienza dei disabili nella società, organizzata dall’Associazione “Senza Barriere” della Caritas diocesana. Un incontro che ha poco risentito delle tante assenze, perché i presenti hanno saputo animarlo adeguatamente.
Le presenti note vogliono essere un approfondimento, nella prospettiva del Convegno disegnato e proposto per lo svolgimento a Palazzo Zanca.
a) Architettura ed Universal Design
E’ la risposta progettuale giusta per l’accessibilità dei nostri ambienti. Non più opere nate per i normodotati e poi “adeguate” alle esigenze della disabilità con un successivo intervento di “messa a norma”, bensì opere che nascono già rivolte ad un pubblico di utenti il più generale possibile. Una rivoluzione copernicana, che pone al centro l’uomo comunque dotato, un “Universal”, appunto, “Design”. I nostri manufatti, i nostri esterni, le nostre realizzazioni manterranno così la giusta coerenza e l’interna congruenza, senza le brutture di posticci adeguamenti.
Come succede spesso, dobbiamo andare in Olanda ed in Germania per vederne le principali applicazioni, ad esempio nel Campus dell’Università di Utrecht e nella rinnovata capitale Berlino. Ma possiamo seguirli e fare lo stesso anche a Messina.
b) Le barriere architettoniche persistenti
Sin dal suo primo apparire, nel lontano 1971, la normativa ha prescritto progetti privi di barriere architettoniche ; ed invece nella nostra città, sia nel pubblico sia nel privato, esse continuano a sorgere.
Qualche esempio : il marciapiede lungo la cortina del porto, nato pieno di alberi e di pali della luce e di dimensioni così contenute, che solamente in alcuni tratti è transitabile su sedia a rotelle. E lo percepiscono subito anche i tanti turisti disabili, che scendono dalle navi da crociera ; è, appunto, la crociera su navi moderne una delle poche possibilità di viaggiare comodamente per i portatori di handicap. Qualche metro in più sarebbe stato assolutamente utile. Non ci facciamo una gran bella figura.
c) La difficile eliminazione delle barriere esistenti
I testi sull’eliminazione delle barriere architettoniche non prevedono un “caso Messina”. Essi, ad esempio, prendono in considerazione un marciapiede non accessibile e dicono come deve essere modificato (con scivoli e quant’altro) per diventarlo. Non prevedono, però, il caso in cui il marciapiede non esiste ; e non prevedono, ancora, il caso in cui esiste, ma è pieno di autovetture perché mancano i parcheggi. Figuriamoci, poi, se prevedono casi disperati come la viabilità di accesso a “Messina 2” o quella allo stadio San Filippo.
Lungo un arco di decenni le nostre amministrazioni comunali, di qualsivoglia colore politico, hanno consegnato il territorio della nostra comunità alla speculazione edilizia.
Oggi è molto difficile porre rimedio a questo stato di cose, redigendo e realizzando un adeguato P.E.B.A. – Piano di Eliminazione della Barriere Architettoniche. In questo, però, ci soccorre l’Enciclica Caritas in veritate , la quale, a proposito della globalizzazione, ci dice testualmente “Talvolta nei riguardi della globalizzazione si notano atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana.” Per la globalizzazione e per tutto l’agire dell’uomo, ivi compresa l’eliminazione delle barriere architettoniche, resta intatta la responsabilità nostra e, ovviamente, quella della nostra classe politica e dirigente, ampiamente presente all’incontro-dibattito nella Sala Visconti e, oggi, resa più consapevole del problema.
