Quando impareremo ad eleggere politici che fanno i nostri interessi?

Quando impareremo ad eleggere politici che fanno i nostri interessi?

Quando impareremo ad eleggere politici che fanno i nostri interessi?

martedì 08 Settembre 2009 - 13:06

Lo dice persino il Sole24ore

In un’interessante intervista pubblicata dal Sole24ore di oggi, 8 settembre, viene esaminata l’incidenza della rete di trasporto locale sui costi di due aziende, una di Marghera e l’altra di Stilo.

La prima è la veneta Bottan la seconda la calabrese Mangiatorella.

Roberto Bottan si dichiara entusiasta dell’apertura del Passante di Mestre che gli ha permesso di espandere la sua attività di fabbricazione di autoveicoli per disabili in tutto il Nord Est.

Piero Federico, amministratore delegato della Mangiatorella, constata con amarezza la difficoltà di vendere la sua (qualitativamente eccellente) acqua sopra Eboli a causa di costi di trasporto superiori del 25-40 % a quelli della concorrenza. In conseguenza delle disastrate strade calabresi e dell’allucinante realtà della Salerno Reggio Calabria.

Senza entrare nel dettaglio della differenza di valore aggiunto tra le due attività, è evidente che l’economicità e la rapidità di distribuzione giocano un ruolo fondamentale nel successo di un brand di acqua minerale.

L’ennesima dimostrazione che le produzioni a sud di Salerno sono fortemente penalizzate dall’arretratezza della rete trasportistica.

E’ ormai chiaro a tutti – ma solo una parte delle forze politiche sembra capirlo – che senza un’adeguata rete infrastrutturale (trasportistica, ma non solo) lo sviluppo del Meridione resterà una pia illusione e ogni iniziativa pubblica – maggiore credito alle imprese, incentivi fiscali, gabbie salariali, etc – è destinata a dare risultati decisamente limitati.

Quale tipo di rete – marittima, aerea, via gomma o ferro – è più importante e urgente?

In un Paese che vuol essere moderno, servono tutte, così che gli utenti possano, caso per caso, scegliere quella più conveniente.

Ma, siccome non si può fare tutto in una volta, bisogna individuare cosa fare prima e cosa dopo. Sono le famose priorità, entra in ballo il primato della politica e, in democrazia, i cittadini elettori delegano agli eletti la scelta delle priorità.

Nella speranza che questi ultimi li abbiano preventivamente informati sulle loro intenzioni. Ma questo è un altro discorso.

In soldoni, i Governi – centrali e locali, ciascuno per le proprie competenze – decidono se realizzare prima un aeroporto o un porto, un’autostrada o una ferrovia in ragione del tipo di sviluppo ritenuto più idoneo.

Un esempio ci diverte e affascina allo stesso tempo – anche per il ruolo interpretato dai protagonisti -: è come se una folta comitiva di persone (i cittadini) si recasse a pranzare in un ristorante.

Il gruppo è troppo numeroso e la posateria del locale limitata; i camerieri (parlamentari e amministratori locali) dovranno scegliere a chi portare solo le forchette (porti), a chi solo i coltelli (strade ferrate) e solo i cucchiai (autostrade).

Da cosa dipenderà questa priorità tra i vari strumenti necessari per mangiare correttamente?

Ovviamente, dal tipo di pietanza che ciascun cliente (politicamente) sceglie: chi vuole un brodino ha bisogno del cucchiaio, per la carne è indispensabile un coltello, chi ha scelto spaghetti vuole una forchetta.

Al ristorante Italia, i camerieri portano ai clienti seduti a Nord e al Centro forchette, coltelli e cucchiai; a quelli a Sud nulla o quasi. Finiranno per mangiare con le mani; per poi sentirsi dare dei cafoni.

La motivazione è che i primi pagano in contanti (con le tasse) o con buoni-pasto (i romani), mentre gli ultimi chiedono di mangiare a credito.

Ecco che all’imprenditore Bottan i solerti camerieri (politici, anche meridionali) portano coltello, forchetta e cucchiaio – il passante di Mestre, l’ammodernamento del porto di Genova, l’autostrada BreBeMi -, così che possa far meritatamente crescere la sua azienda, mentre all’imprenditore Federico è contemporaneamente negato il semplice ammodernamento della ex statale 110. Impedendo, di fatto, la crescita della sua azienda.

Questa non è una opinione, è un fatto.

Che paghiamo tutti.

Rassegnamoci a restere senza posate/infrastrutture fino a quando non impareremo ad assumere/eleggere camerieri/politici che rispettano gli interessi di chi li ha eletti.

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