Troppi deputati e senatori chiedono i voti del Sud e poi se ne fregano dei cafoni meridionali che li hanno votati

Troppi deputati e senatori chiedono i voti del Sud e poi se ne fregano dei cafoni meridionali che li hanno votati

Troppi deputati e senatori chiedono i voti del Sud e poi se ne fregano dei cafoni meridionali che li hanno votati

mercoledì 23 Settembre 2009 - 16:16

Il Partito del Sud esiste già ed è composto da più di 300 parlamentari

Ogni mattina, appena svegli, bisognerebbe impegnarsi a sfatare un qualche luogo comune. Lo sosteneva Karl Popper, il profeta della -società aperta-. Anche il grande filosofo austriaco però si sarebbe trovato in difficoltà a confutare l’opinione generale sull’ambigua complessità della politica nel nostro Paese. All’interno della quale, elettori ed eletti si nutrono di vaniloqui e non di fatti; più simile a quella delle repubbliche delle banane che al resto d’Europa. Una prassi di governo intesa non come tentativo di migliorare le condizioni di vita del maggior numero possibile di cittadini, ma come contorta alchimia di oscuri interessi settoriali e instabili equilibri. Certo, è un’ambiguità alla quale il successo della Lega Nord ha dato un robusto scossone. Un partito che, respingendo la –vocazione maggioritaria-, ha utilizzato la dimensione regionalistica per superare i contrasti tra disciplina di partito e responsabilità nei confronti di elettori di tutt’Italia. Così da potersi fregiare del merito di aver ricompensato con benefici concreti la (sola) gente del Nord che (sola o quasi) l’aveva votato. E contro gli innegabili risultati elettorali si sono infrante le accuse di egoismo localistico mosse da altri partiti. Ma il successo di Bossi e le conseguenze delle rivendicazioni leghiste sul Mezzogiorno – già disastrato da decenni d’incompetenza della sua classe politica – non sono bastati a svegliare dal letargo e dall’obbedienza alle direttive romane gli oltre 300 parlamentari che debbono scranno e compensi ai voti dei cafoni meridionali. Più di trecento sono infatti i deputati e senatori eletti nei collegi del Sud. Da questa frustrante constatazione è nato il progetto del Partito del Sud che tante reazioni, tra l’infastidito e lo scettico, ha suscitato nei leader dei partiti di maggioranza e di opposizione: questi ridicoli Masaniello, incapaci di amministrare le loro misere realtà locali, pretenderebbero adesso di condizionare la gestione del Paese! Così, senza un’affidabile sponda nel PD né nell’Udc siciliana – così insicuro il primo da subordinare a ipotesi di alleanze una decente proposta politica; paralizzata dal cuffarismo e da sciocche personalizzazioni la seconda -, Lombardo si è trovato di fronte a un bivio: perdere la faccia o andare avanti da solo in un percorso irto di incognite. Ha imboccato la seconda strada. Sarà quella difficile del nuovo orgoglio meridionalista, con visione a tutto campo dei problemi del Paese? Oppure quella più agevole, nel solco dell’ambiguità politica italiana, pavimentata dal fregare, a destra e a manca, portatori di voti convertitisi al verbo lombardiano sulla via dell’inseguimento a una poltrona? Lo vedremo nel prossimo futuro. Noi ci auguriamo che il Governatore si liberi da un riduttivo siculocentrismo e renda note al più presto le proposte politiche con le quali intende scuotere le coscienze dei 300 parlamentari, dei presidenti delle Regioni e delle Province e di tutti i sindaci meridionali. Per dare finalmente vita a una Politica per il Mezzogiorno degna della maiuscola. Alla ricerca di un consenso che nasce dall’adesione convinta a un grande disegno politico.

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