Referendum giustizia. Silvestri: "Un no a salvaguardia della democrazia"

Referendum giustizia. Silvestri: “Un no a salvaguardia della democrazia”

Marco Olivieri

Referendum giustizia. Silvestri: “Un no a salvaguardia della democrazia”

giovedì 19 Marzo 2026 - 15:44

Per l'ex presidente della Corte costituzionale, con il "sì in discussione le garanzie sancite dalla Carta", attaccando l'autonomia della magistratura. L'intervento ieri al Palacultura

MESSINA – “Un momento di approfondimento con la partecipazione di autorevoli esponenti del mondo della magistratura, dell’università e delle organizzazioni sociali”. Si è tenuta ieri, al Palacultura di Messina, l’assemblea pubblica conclusiva della campagna referendaria per il no al referendum costituzionale sulla giustizia. Referendum che chiama alle urne gli italiani 22 e 23 marzo. L’iniziativa è stata organizzata dal Comitato “Giusto dire no”, dal Comitato “Avvocati per il no” e dal Comitato della società civile per il no. All’iniziativa sono intervenuti Gaetano Silvestri, ex presidente della Corte costituzionale, Luigi Lombardo, presidente della Corte d’Appello di Messina, Maria Teresa Arena, consigliera della Corte di Cassazione, Alessandro Simoni, professore dell’Università di Firenze, e Alfio Mannino, segretario generale Cgil Sicilia. A moderare la giornalista Daniela Cacciola.

Silvestri, assemblea per il no

“L’Italia si sta giocando il proprio futuro”

Di rilievo le parole del costituzionalista Gaetano Silvestri: “La mia opinione è che in questo momento l’Italia si stia giocando il suo futuro. Dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, l’Italia aveva conquistato un patrimonio immateriale e immenso come la nostra Costituzione. Valori che hanno una precisa valenza giuridica e chiedono un continuo processo di attuazione. Però abbiamo potuto notare, nel corso dei decenni che sono seguiti all’entrata in vigore della Costituzione, il primo gennaio del 1948, che è sempre esistita una forte resistenza alla cultura democratica, pluralista e sociale. Cultura che è la cifra attraverso la quale comprendere il contenuto della Costituzione italiana”.

“No all’attacco all’equilibrio dei poteri. C’è chi rimpiange l’autoritarismo”

Per l’ex presidente della Corte ed ex componente del Consiglio superiore della magistratura, questa cultura democratica si è scontrata con “una forte linea di resistenza e con il desiderio di tornare indietro. Ovvero di ritornare al vecchio caro autoritarismo, che ci permetteva quindi a vivere pacificamente con gli occhi chiusi sotto un padrone”.

Secondo Silvestri, questa cultura autoritaria ora riaffiora. Osserva l’ordinario in pensione ed ex rettore dell’Università di Messina: “La cultura democratica è una cultura difficile. La democrazia è travaglio perché, come nel caso della nostra Costituzione, ricerca il continuo equilibrio tra i poteri dello Stato. Quell’equilibrio tra i poteri che veramente garantisce la libertà e i diritti dei cittadini. Il vecchio Montesquieu, che è stato per tutta la vita il mio padre spirituale e culturale, diceva che ogni uomo che detiene il potere è portato ad abusarne. E per evitare questo abuso non è sufficiente fare prediche o esortare. Ma è necessario che ci sia un altro potere che lo riduce. La separazione e l’equilibrio dei poteri è e rimane ancora oggi l’unica garanzia effettiva e istituzionale della libertà dei cittadini, del fatto che anche in un ordinamento democratico non si affermi una forma tirannica”.

“Attenzione a chi si ubriaca di potere”

Per Silvestri, tra gli effetti del sì, ci sarebbe quello di alterare questo equilibrio dei poteri. “Quando si vincono le elezioni, soprattutto se chi vince non deteneva tradizionalmente il potere, esiste il rischio d’ubriacarsi di potere. In Italia questo desiderio d’ubriachezza riappare periodicamente come tentativo di bloccare l’innovazione. La nostra Costituzione è stata il felice incontro di culture lontane ma che hanno trovato convergenze importanti soprattutto nel campo delle garanzie. E una delle grandi novità della Costituzione italiana, imitata da tante altre Costituzioni successivamente, è stata proprio il Consiglio superiore della magistratura”. 

Assemblea per il no al referendum

“Nel sistema costituzionale il Csm ha una funzione di argine e di tutela dell’indipendenza della magistratura”

Osserva Silvestri: “Il Csm è l’ordine costituzionale meno digerito dai detentori del potere. Perché? Perché la sua stessa esistenza e le sue stesse funzioni, elencate nella Costituzione, impediscono al potere politico di controllare e condizionare la magistratura, di controllare e condizionare il potere giudiziario, con tutti i suoi difetti. Io non sono tra quelli che nega i mali apportati dalla cosiddetta degenerazione correntizia e l’ho vissuta in prima persona. Devo dire che nella mia esperienza, dentro il Consiglio superiore della magistratura, ho conosciuto personaggi pessimi. Ma ho conosciuto anche alcune tra le migliori persone che abbia mai visto in vita mia. Come in tutte le cose umane c’è il buono, c’è il cattivo. Quello che dobbiamo vedere è la sua funzione. Nel sistema costituzionale il Csm ha una funzione di argine e nello stesso tempo di tutela dell’indipendenza della magistratura. Ecco perché la legge costituzionale che oggi è sottoposta al referendum non riguarda davvero, come si dice riassuntivamente, la separazione delle carriere. Le carriere sono già separate. È possibile un solo passaggio in tutta la vita professionale di un magistrato. Modificare la Costituzione solo per eliminare quest’unico passaggio? Beh, diciamo che è come sparare con un cannone a un passerotto. Il motivo è un altro, il vero obiettivo è un altro”. 

“Si punta alla nullificazione del Csm con il sorteggio”

Ma qual è il vero obiettivo del “sì” per il costituzionalista? “La nullificazione del Consiglio superiore della magistratura attraverso il sistema del sorteggio. Ma lasciatemi dire l’ultimissima cosa a proposito della separazione delle carriere. Circola in questi giorni, in cui si batte la gran cassa della propaganda senza scrupoli, la notizia, perché è veramente una inedita notizia, che l’unicità del ruolo della magistratura sia stata introdotta durante il regime fascista. Si tratta di un falso storico. L’unicità del ruolo della magistratura esiste fin dall’unità d’Italia. Ed è stata poi confermata dal progetto Zanardelli e anche dal decreto Grandi. Il fascismo non aveva bisogno né di separare né di unire le carriere, perché aveva uno strumento molto più importante: il condizionamento delle funzioni. Una volta che io ho condizionato le funzioni, la carriera diventa soltanto un problema burocratico inerente alla vita professionale dei magistrati. Perché si vuole ingannare un’opinione pubblica vasta raccontando una frottola di questo genere? Ma andiamo allo sdoppiamento del Csm e al criterio del sorteggio per la scelta dei componenti”. 

“La svalutazione dei magistrati”

A parere di Silvestri così domina “la legge del caso, che non soltanto creerà problemi molto grossi di possibili contraddizioni e confusioni fra i due Consigli superiori. In generale, pensare di eliminare le degenerazioni correntizie attraverso il sistema del sorteggio è come buttare via il termometro per fare passare la febbre. Cioè noi avremo e continueremo ad avere i problemi che c’erano e in più avremo nuovi problemi e anche delle degenerazioni. Ma l’effetto negativo maggiore, e che io considero il più rilevante, è la svalutazione di un organo che viene composto con il sorteggio. Si manda infatti un doppio messaggio. Il primo: i magistrati non sono capaci di fare una scelta equilibrata e ragionevole nello scegliere chi deve andare a comporre il Consiglio superiore della magistratura. Secondo messaggio: il sistema delle elezioni è un sistema sbagliato, mentre il sistema giusto è il sistema del caso. Allora, per citare il Nobel Parisi, perché non sorteggiamo pure il premio Nobel?”.

“Con il sì primo passo per demolire le garanzie assicurate dalla nostra Costituzione”

Secondo Silvestri, questo “organo non deve contare niente o deve contare poco” per i sostenitori del sì. “Mi si obietta che non c’è la sottoposizione formale del potere giudiziario all’esecutivo, al governo. Non c’è questa sottoposizione, quindi perché tanto clamore? Perché una reazione così vivace contro questa riforma o questo stravolgimento, dico io, della Costituzione? Bene, io vorrei qui richiamare una metafora che ho usato anche in altra sede. È l’inizio, stiamo attenti amici miei, è l’inizio di un piano inclinato che porterà necessariamente, una volta tastato il polso al corpo elettorale italiano, ad altre e ben più incisive e disastrose tappe. Ma questo non l’ho detto solo io. Mi ha fatto piacere recentemente di leggere sul Corriere della Sera un’intervista all’ex presidente del Consiglio Mario Monti, il professore Mario Monti (senatore a vita, n.d.r.), che ha usato una metafora diversa da quella del piano inclinato che avevo usato io. Lui ha parlato di smottamento che preluderà alle frani. Se non stiamo attenti agli smottamenti, dovremo affrontare le frani. Perché, se in questa situazione, noi ci troveremo di fronte a una vittoria del sì, allora questo sarà lo squillo di tromba che servirà a demolire il resto delle garanzie della nostra Costituzione. Quindi stiamo molto attenti e cerchiamo fino all’ultimo di evitare che questo avvenga”.

“Il pasticcio costituzionale dell’Alta Corte disciplinare”

“Un’ultima cosa. Questa riforma introduce forse uno dei pasticci costituzionali più grandi che io nella mia ormai non breve esistenza ho potuto vedere, che è quello dell’Alta Corte disciplinare. Con essa si dimostra, a livello dei rapporti tra i poteri dello Stato, che la riforma è solo un atto posto in essere per mostrare i muscoli alla magistratura, per molestare un altro potere dello Stato. È un atto di guerra, se volete, per il momento simulato, ma che potrebbe anche diventare concreto, tra poteri dello Stato. E quest’altra Corte ne è la dimostrazione. Perché dopo aver chiamato questa riforma, come quella della separazione delle carriere, si crea un mondo in cui le carriere sono di nuovo fuse e riunite? Perché? L’Alta Corte è composta contemporaneamente e contestualmente di giudicanti e requirenti. Quindi diciamo così, ciò che si dice da una parte, si nega dall’altra parte. Non solo, ma si dice pure che i ricorsi contro le decisioni di questa Corte possono essere fatti solo alla medesima Alta Corte. Ma come? Ne deriverà il caos. E i fautori del sì si sono dimenticati che c’è l’articolo 111 della Costituzione. Articolo che stabilisce che tutti i procedimenti giurisdizionali sono regolabili in Cassazione. Si potrà fare il ricorso in Cassazione? Qualcuno, come il professore Barbera, che ha la mia stima, dice di sì”.

“Esiste il pericolo che salti in aria il sistema della giustizia italiana”

Conclude Silvestri: “In generale, trattandosi di un pasticcio, non so quanti anni ci metterebbe la Corte costituzionale a mettere le toppe e correggere. Evitiamo di dare questo lavoro alla Corte, ma non tanto per sollevare i giudici costituzionali da questo impegnativo compito, ma per sollevare noi dal pericolo che salti in aria il sistema della giustizia italiana. Mi vengono in mente le parole che disse un grande intellettuale politico italiano: Voi porterete l’Italia alla rovina, toccherà a noi rimediare ai guasti che avete combinato (Antonio Gramsci, n.d.r.). Speriamo che non accada di nuovo”.

Dopo il costituzionalista, coinvolgente pure la testimonianza Maria Teresa Arena, consigliera della Corte di Cassazione. La magistrata ha raccontato della propria esperienza in tutte le funzioni della giurisdizione. “Al Tribunale del Riesame, ad esempio, ho annullato tante custodie cautelari e mai ho pensato di procurare dispiacere ai colleghi con i quali avevo lavorato in precedenza. E così in altri casi come Giudice per le indagini preliminari”. Infine gli interventi di Luigi Lombardo, presidente della Corte d’Appello di Messina, dell’ordinario Alessandro Simoni (Università di Firenze) e di Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia. Tutti nel segno del no.

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