Le indagini, avviate dagli inquirenti nel 2019, hanno ricostruito le ramificazioni di diverse cosche di San Luca e Bianco
REGGIO CALABRIA – I carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei comandi territoriali di Catanzaro, Pescara, Bologna, Brindisi e Roma, hanno eseguito una nuova misura cautelare nei confronti di 23 soggetti coinvolti nell’operazione “Eureka”.
Il provvedimento, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, prevede l’aggravamento della misura cautelare: per gli imputati, già ai domiciliari, si sono aperte le porte del carcere.
Lo scorso 1° ottobre, infatti, si era concluso il primo grado di giudizio, celebrato con rito abbreviato, nei confronti di 83 imputati: 76 condanne e 7 assoluzioni. Alla luce delle condanne e delle esigenze cautelari, il GIP ha disposto il trasferimento in carcere per 23 dei condannati.
L’OPERAZIONE EUREKA ERA SCATTATA IL 3 MAGGIO DEL 2023
L’operazione “Eureka” era scattata all’alba del 3 maggio 2023, con 108 indagati colpiti da provvedimenti cautelari. Le accuse andavano dall’associazione di tipo mafioso al narcotraffico internazionale, dal traffico d’armi al riciclaggio, fino al trasferimento fraudolento di valori. Contestualmente erano stati sequestrati beni per circa 25 milioni di euro tra Italia, Germania, Francia e Portogallo.
Le indagini, avviate nel 2019, hanno ricostruito le ramificazioni di diverse cosche di San Luca e Bianco, rivelando un sistema criminale in grado di importare cocaina direttamente dal Sud America e rivenderla fino in Australia, dove i profitti risultano altissimi. Tra il 2020 e il 2022 sono stati tracciati movimenti per oltre 6.000 kg di cocaina, di cui la metà sequestrata.
Fondamentale si è rivelato il lavoro delle Squadre Investigative Comuni, coordinate da Eurojust e attive tra Italia, Germania e Belgio. In parallelo all’operazione condotta dai Carabinieri, le autorità belghe e tedesche avevano eseguito altri 39 arresti legati al narcotraffico e al riciclaggio.
L’inchiesta ha dimostrato ancora una volta la dimensione transnazionale della ‘ndrangheta, capace di intrecciare affari con organizzazioni criminali colombiane, brasiliane ed ecuadoregne, e di gestire flussi di denaro attraverso Panama, Olanda e Belgio.
