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Fusione Anas-Fs. Germanà: “Il Governo chiarisca, contenziosi per 10 miliardi”

Fusione Anas-Fs. Germanà: “Il Governo chiarisca, contenziosi per 10 miliardi”

venerdì 15 Giugno 2018 - 04:45
Fusione Anas-Fs. Germanà: “Il Governo chiarisca, contenziosi per 10 miliardi”

Il deputato messinese interroga il presidente del Consiglio e il ministro dell'economia

“Il governo Conte faccia chiarezza sulla fusione Anas-Fs, i fondi non sono adeguati per coprire una mole pesante di contenziosi che supera i 10 miliardi di euro”. E' quanto chiede in un’interrogazione parlamentare indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed al ministro dell’economia Giovanni Tria, il deputato di Forza Italia Nino Germanà, componente della IX Commissione Trasporti e firmata con il collega di partito Diego Sozzani. “Come annunciato nei giorni scorsi le priorità che porterò all’attenzione della IX Commissione riguarderanno il gap infrastrutturale della Sicilia e la deficitaria situazione dei trasporti. A gennaio la società Anas è passata al gruppo Fs, sancendo la nascita del primo polo integrato Ferrovie e Strade in Europa. La società è stata inglobata da Fs con un patrimonio ufficiale di circa 2 miliardi e 800 milioni, mentre in realtà il patrimonio effettivo era tra i 600 e gli 800 milioni, una cifra che evidentemente non può bastare a fronteggiare un contenzioso colossale accumulato nel corso degli anni- prosegue il parlamentare- A ciò si aggiunga che il gruppo Ferrovie dello Stato per acquisire Anas ha creato un buco patrimoniale. Proprio su questi aspetti l’Anac ha aperto un fascicolo chiedendo chiarimenti sulla vicenda ed una relazione sullo stato del contenzioso, disponendone l’invio alle procure della Corte dei Conti e della Repubblica".

Germanà ricorda "che la normativa vigente pone come condizione della fusione tra Anas e Ferrovie l’adeguatezza dei fondi per la copertura dei contenziosi. Alla luce di tutto ciò siamo fortemente preoccupati se vi siano ancora le condizioni di validità e di legittimità per la fusione voluta dal governo Gentiloni e se il governo non ritenga invece che si possa profilare l’ipotesi di reato per l’indebito vantaggio economico procurato alle imprese beneficiate dall’accordo bonario tra i due gruppi. Il polo integrato tra Ferrovie e Strade non può nascere su basi così fragili che potrebbero avere conseguenze disastrose sul piano economico e del servizio reso agli utenti”.

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