Il senatore dem interviene al forum di Legambiente Calabria e critica le norme che rallentano i progetti sulle fonti rinnovabili
La Calabria e il Mezzogiorno producono energia pulita per tutta Italia, ma i benefici economici non ricadono abbastanza su famiglie e imprese del territorio. È questa la denuncia del senatore del Partito Democratico Nicola Irto, intervenuto a Catanzaro al forum “Energia per la Calabria”, promosso da Legambiente Calabria.
“Le regioni del Mezzogiorno contribuiscono molto alla produzione di energia da fonti rinnovabili — ha dichiarato Irto —. Ciò deve tradursi in un vantaggio effettivo per famiglie e imprese del Sud”. Una posizione che rilancia il dibattito sulla distribuzione dei benefici della transizione energetica in un Paese dove il divario Nord-Sud resta una questione irrisolta anche sul fronte dell’energia verde.
Cosa prevede il decreto Aree Idonee
Al centro della polemica c’è il decreto-legge 21 novembre 2025, n. 175, noto come decreto Aree Idonee, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 271 del 21 novembre 2025, che interviene nella disciplina delle aree idonee a ospitare impianti da fonti rinnovabili.
Con il provvedimento si è provveduto a fissare criteri tecnici di tipo oggettivo che guidino il legislatore regionale nell’individuazione delle aree non idonee, togliendo margini di discrezionalità agli enti regionali che in passato avevano applicato regole disomogenee.
Il decreto Aree Idonee stabilisce chiaramente quali siti possono essere considerati automaticamente idonei, quando è vietata l’installazione di impianti fotovoltaici a terra nelle aree agricole e i criteri che le Regioni devono seguire per individuare ulteriori aree idonee.
Tra le principali novità, il decreto promuove l’agrivoltaico avanzato — sempre consentito — e introduce deroghe strategiche per i progetti legati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e al PNRR. Nelle aree idonee il parere paesaggistico rimane obbligatorio ma non vincolante, i tempi dell’Autorizzazione Unica si riducono di un terzo, e molti impianti possono accedere a iter semplificati.
Le critiche: “Incertezza e rallentamenti“
Nonostante gli obiettivi dichiarati, il decreto è finito sotto accusa da più fronti. Irto ha puntato il dito contro le norme varate dall’esecutivo, ritenendole responsabili di aver “prodotto incertezza e rallentamenti” su numerosi progetti nel settore energetico, con il rischio concreto di frenare la transizione energetica invece di accelerarla.
Il richiamo a Confindustria e il caso Calabria
Irto ha richiamato anche l’allarme lanciato dal presidente nazionale di Confindustria, Emanuele Orsini, sugli investimenti bloccati nelle regioni italiane. “Anche il mondo delle imprese evidenzia da tempo il rischio di perdere opportunità importanti. I progetti sulle rinnovabili devono andare avanti senza ostacoli burocratici che scoraggiano gli investimenti”, ha sottolineato il senatore.
La Calabria, ha ricordato Irto, “può svolgere una funzione centrale nella transizione energetica del Paese”, producendo già oggi una quota significativa di energia pulita e contribuendo alla sicurezza energetica nazionale. “È quindi giusto che i cittadini e le imprese ne abbiano un ritorno economico”, ha concluso.
Una posizione che chiama in causa non solo la politica energetica nazionale, ma anche la giustizia distributiva tra territori: chi ospita gli impianti e sopporta l’impatto paesaggistico dovrebbe, secondo il parlamentare dem, beneficiare direttamente dell’energia prodotta in casa propria.
Articolo scritto con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale verificato dalla redazione.

