Il fresco profumo di libertà sfiora Messina

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Il fresco profumo di libertà sfiora Messina

lunedì 24 Maggio 2010 - 22:11

Cittadini consapevoli in piazza ricordano Giovanni Falcone. Inizia un nuovo percorso

Ore 17.58 del 23 Maggio. Diciotto anni fa esplode l’autostrada A29 all’altezza dello svincolo di Capaci. Con il giudice perdono la vita la moglie e gli uomini della scorta. Domenica pomeriggio a piazza Cairoli per un minuto regna il silenzio. Poi la musica, i primi passi, il corteo.

L’associazione Energia Messinese da tempo presente sul territorio a favore della sensibilizzazione antimafiosa, ha ottenuto per l’organizzazione il patrocinio comunale. In rappresentanza istituzionale ad inizio corteo l’assessore Miloro e il presidente del consiglio comunale Pippo Previti. Fulminea la presenza del sindaco Buzzanca. Niente bandiere, solo uno striscione in testa: chi non ha paura muore una volta sola. Inizialmente non si contano duecento persone. Gente diversa e unita per dare alla città un soffio di speranza proveniente dal basso. La folla procede per la via Tommaso Cannizzaro, sono immediati gli interventi fra il Tribunale e l’Università . Via Gaetano Martino, via Santa Cecilia, fra i negozi, viale San Martino, piazza Cairoli.

È il corteo che rispettosamente e senza timore fra i commercianti invita a non pagare il pizzo, ad unirsi, a procedere fianco a fianco. Sguardi sbigottiti e increduli fra i passanti. Interventi spontanei percorrono le vie. Sono i messinesi liberi che condannano la mentalità mafiosa e clientelare, sono i siciliani onesti che marciano decisi, consapevoli della cappa massonica che succhia la linfa vitale dalla gente, la speranza, la cosa pubblica. Si aggregano persone, ragazzi, giovani e adulti, non mancano le critiche. Non manca lo sfondo cupo d’omertà e indifferenza; perché si sa, è meglio non sentire o addirittura non sapere, quando si parla di mafia e massoneria, di quel tessuto radicato profondamente nel nostro territorio fra Messina, Barcellona e Milazzo. Non si parli mai dei dati emersi dalle indagini, non si pongano domande seppur lecite, sulla figura di procuratori, politici, boss.

I sognatori aumentano strada facendo. Non si disperdono alla fine del corteo, a piazza Cairoli li attende un palco. Sullo sfondo i cartonati ideati e creati dal celebre fumettista messinese Lelio Bonaccorso: Beppe Alfano, padre Puglisi mano nella mano col piccolo Giuseppe di Matteo, Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Graziella Campagna, Libero Grassi, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Adolfo Parmaliana. Sono loro i protagonisti, in prima fila e con lo sguardo rivolto verso la piazza.

Con la maglietta raffigurante Giovanni Falcone interviene Giuseppe Mangano, giovanissimo studente messinese col sogno di divenire magistrato. A seguire telefonicamente l’imprenditore Ignazio Cutrò, il giornalista antimafia Pino Maniaci, lo scrittore e blogger milanese Piero Ricca. È tardo pomeriggio, quasi sera, scioglie il ghiaccio dal palco Antonio Mazzeo, autore del libro “I Padrini del Ponte”, concentrando l’attenzione sulle infiltrazioni mafiose nella grande opera. Un rilievo speciale lo merita Gianluca Manca, fratello di Attilio, e la sua famiglia. La morte dell’urologo Attilio Manca è troppo recente per avere giustizia, troppi illustri personaggi coinvolti e diversi legami fra personalità di spicco del nostro territorio. È ancora presto per fare luce, per affermare che non si è trattato di suicidio ma di omicidio. Bisogna pazientare, non solo i familiari ma tutti noi.

La consapevolezza è la chiave, il primo passo da compiere attraverso l’informazione libera e non vincolata. Per questo motivo non ha sorpreso il silenzio della stampa cittadina, sia prima che dopo la manifestazione, ha solo sdegnato. Come sdegna , per citare Paolo Borsellino, questo continuo “puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.

Qualcosa però è avvenuta e bisogna continuare questo percorso a testa alta. I messinesi sono scesi in piazza, hanno preso coscienza e parlato senza timore.

Che questo sia solo l’inizio di un grande percorso, lungo e turbolento, la prima semina grazie alla quale si potranno ammirare i frutti nelle prossime generazioni. Cambiare noi stessi ancor prima di additare le istituzioni assenti e gli amministratori. Cambiare nei gesti e nelle azioni quotidiane, allontanandosi sempre di più dalla mentalità mafiosa, dal modus operandi clientelare e omertoso caratteristico della Signora dello Stretto.

Antonio Marchese

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