La commemorazione è stata istituita con legge del parlamento nel 2000. Tante le iniziative organizzate per ricordare le vittime dell’eccidio. Un progetto di sterminio frutto dell’escalation di follia maturata all’interno dei confini del Terzo Reich
Si celebra oggi in Italia la giornata della memoria, istituita con legge del Parlamento il 20 luglio del 2000, per ricordare le vittime dell’olocausto nazista. Era il 27 gennaio del 1945 quando i cancelli di Auschwitz, il più grande campo di concentramento voluto dal Hitler, vennero abbattuti. Tanti riuscirono a sopravvivere alle torture e alle condanne a morte imposte dal regime, ma la maggior parte di quelli che il Fuhrer indicò come “razza inferiore” (ebrei su tutti), e come tali da eliminare per impedire la contaminazione della pura razza ariana, morirono all’interno dei forni crematori, o per le esalazioni di gas velenoso.
Si ricorda dunque una delle pagine più nere della storia dell’umanità, che dallo scempio hitleriano sembra però non avere tratto alcun insegnamento. Come ben spiegato in un ampio reportage realizzato dall’AdnK, il progetto della Germania nazista, inizialmente circoscritto alla ghettizzazione degli ebrei dal territorio tedesco, si estese ben presto ai paesi dell’Asse, poiché ad ogni espansione territoriale, il numero degli ebrei cresceva. La prima ipotesi, poi messa da parte fu quella di confinare il popolo ebraico in una colonia del Madagascar. Idea soppiantata dalla decisione di deportare i giudei catturati nei paesi dell’est, concentrandoli nei territori polacchi occupati, e crearvi dei grandi ghetti. Ma ben presto neanche questa soluzione apparve sufficiente. Ciò soprattutto a seguito dell’invasione tedesca dell’Unione Sovietica, dove vivevano milioni di ebrei.
La soluzione di sterminare sul posto il popolo ebraico rappresentò un -salto di qualità- nel progetto di eliminare il giudaismo europeo. Per la prima volta si teorizzava e applicava nel concreto un piano di eliminazione fisica. Tuttavia il sistema di sterminarli laddove vivevano, non poteva essere adottato al di fuori dell’Unione Sovietica. Lo sterminio degli ebrei occidentali non poteva essere attuato con mezzi così brutali ed evidenti. Non si potevano assassinare in massa gli ebrei olandesi, francesi, greci alla luce del sole. Le fucilazioni compiute ad Oriente erano inimmaginabili ad Occidente. Occorreva studiare un altro metodo. Ed è di fronte a questi problemi che si fece strada la -soluzione finale-. Vi erano state diverse esperienze di sterminio negli anni precedenti che concorsero ad ideare la -soluzione finale-: il programma di eutanasia aveva formato un nucleo di specialisti che aveva ideato le uccisioni con i gas; la deportazione in Polonia degli ebrei del Reich aveva fornito degli -insegnamenti- sulle tecniche di deportazione; il concentramento in ghetti aveva messo in grado le possibilità della macchina dello sterminio.
Si fece definitivamente strada la soluzione finale cioè l’annientamento fisico degli ebrei in campi di concentramento predisposti a Oriente. La teorizzazione di questa soluzione finale venne affidata ad Himmler e ad Heydrich. Lo spartiacque storico venne marcato dalla cosiddetta Conferenza del Wannsee, una riunione nella quale si iniziarono a coordinare tutti gli enti interessati alla riuscita della -soluzione finale-. All’inizio del 1942 la -soluzione finale del problema ebraico- era stata varata. Gli storici calcolano in 6-7 milioni le persone uccise nei lager nazisti, il 90% delle quali di origine ebraica.
