Il mondo dell'informazione contro il DDL Alfano sulle intercettazioni: è un provvedimento dannoso e inutile

Il mondo dell’informazione contro il DDL Alfano sulle intercettazioni: è un provvedimento dannoso e inutile

Il mondo dell’informazione contro il DDL Alfano sulle intercettazioni: è un provvedimento dannoso e inutile

lunedì 02 Marzo 2009 - 22:53

Ribadita dall’Unione Nazionale Cronisti Italiani, all’interno della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, dopo la grande manifestazione di protesta che ha riunito giornalisti ed editori nelle piazze del 25 febbraio, l’assoluta contrarietà al decreto del Governo, definito ‘una porcata’

Non s’è ancora spenta l’eco della grande manifestazione unitaria di protesta in piazza di giornalisti ed editori, da parte di FNSI, Ordine dei Giornalisti, UNCI e FIEG che si riparte nella lotta per la libertà, ansiosamente nell’attesa di domani, martedì 3 marzo, alle ore 11, in occasione della presentazione del ‘Quaderno’ dell’Unci, atto d’accusa dello stesso decreto da parte dagli oltre 30 tra giuristi, magistrati, avvocati, giornalisti e investigatori che lo hanno scritto e che ribadiscono la loro assoluta contrarietà al DDL Alfano, ritenendolo dannoso ed inutile.

Respinta in modo netto ed univoco la provocazione di Maurizio Gasparri, giornalista professionista come ha tenuto a presentarsi lui stesso e presidente dei senatori del Pdl, martedì 24 febbraio alla manifestazione contro il disegno di legge sulle intercettazioni, il presidente dell’Unci, Guido Colomba, aveva dichiarato: -Gasparri non è stato conseguente alle sue parole perché alla fine di Carnevale ci si toglie la maschera e si torna se stessi. Gasparri, invece, ha cercato di mantenere la maschera di persona apparentemente civile, educata e moderata; di capo del gruppo senatoriale di maggioranza di una delle nazioni più sviluppate e civili del mondo. Se fosse stato conseguente con le sue parole avrebbe dovuto lasciare cadere questa maschera e riprendere le sue sembianze reali: quelle di chi ha nel suo dna la storia e la cultura di una forza politica di destra che ha una visione autoritaria dell’organizzazione sociale e statuale-.

Il ddl Alfano – per i giornalisti che si oppongono allo stesso decreto e che sono la maggioranza – si inserisce in un’intera operazione di governo e maggioranza di destra che intercetta alcuni problemi reali, li esaspera fomentando la paura dei cittadini e offre loro una soluzione di destra. Giornalisti ed editori uniti a difesa della libertà d’informazione lo hanno via via definito con i termini -una porcata-, -osceno-, -attentato allo Stato di diritto-, -visione dittatoriale-, -incomprensibile-, -controproducente-. Osservazioni che sarebbero normali e doverose in una situazione normale ma che sono superflue, e in alcuni casi patetiche, nella situazione in cui il ddl Alfano non punta a risolvere il problema dichiarato – la tutela della riservatezza delle persone coinvolte senza colpa nelle indagine e nelle intercettazioni – ma ad attuare una parte importante della politica di destra che punta a depotenziare le armi contro il crimine, e quindi la magistratura, e ad espropriare i cittadini del loro diritto costituzionale a sapere cosa accade nel Paese e come si comportano politici e magistrati, e quindi a porli di fatto al di sopra della legge che vale per i cittadini comuni.

La manifestazione unitaria giornalisti-editori, in una sala in cui spiccavano i manifesti con la copertina del Quaderno sul ddl, e lo striscione dell’Unione cronisti -Liberi di informare-Liberi di sapere. Sostieni la libertà di stampa- era stata aperta da Roberto Natale, presidente della Fnsi. Natale ha sottolineato che i giornalisti si battono per difendere un interesse generale, come hanno fatto nei precedenti tentativi della classe politica di tacitarli, e continueranno a farlo con determinazione, anche con presidi davanti al Parlamento, per cambiare un testo che va contro l’opinione pubblica che ha il diritto a essere informata e che la presenza degli editori ha un grande valore. Carlo Malinconico, presidente della Fieg, ha spiegato che gli editori non parlano del problema delle intercettazioni ma di due aspetti precisi del ddl Alfano: la difesa della libertà della cronaca giudiziaria e quella della responsabilità dell’editore che se diventa -persona giuridica finisce con il sovrapporsi alla figura del direttore responsabile, alterando gli equilibri all’interno dell’azienda-. Le intercettazioni non c’entrano con la cronaca giudiziaria, ha precisato, suggerendo che la tutela della riservatezza delle persone innocenti può probabilmente essere trovata per altre vie.

Era stata poi la volta di molti politici: Donatella Ferranti, capogruppo del Pd nella Commissione Giustizia della Camera, la quale aveva annunciato una relazione e un testo di minoranza ed aveva invitato la maggioranza ad eliminare gli eccessi; Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, che aveva protestato contro la -pietra tombale- sull’informazione e pronosticato che si rivelerà inefficace alimentando una informazione irresponsabile ed aveva poi chiesto di stralciare dal provvedimento la parte che riguarda la stampa e avvertito i giornalisti che il carcere è stato inserito come -specchietto per le allodole-. Ricardo Franco Levi, per il quale la legge non è emendabile poiché -mira al cuore della Costituzione- e occorre cancellare gli ostacoli ai magistrati, l’azzeramento della cronaca giudiziaria e le multe agli editori. Quindi Maurizio Gasparri che aveva difeso la necessità della legge appellandosi a -modelli anglosassoni- che rispettano la riservatezza. Subito dopo, Antonio Di Pietro aveva parlato di -attentato allo Stato di diritto- spiegando che il ddl ha molti aspetti che delegittimano la magistratura e le impediscono di funzionare e ha preannunciato, se il testo fosse approvato, un referendum abrogativo. Il giornalista Marco Travaglio aveva invece ammonito a non accogliere alcuna mediazione perché -tanto peggio- sarà la legge -tanto meglio- la si potrà far bocciare da Corte Costituzionale e Corte di Strasburgo ed aveva esortato i giornalisti alla -obiezione di coscienza-.

Giuseppe Cascini, segretario dell’Associazione Magistrati, aveva sostenuto che il ddl punta alla sostanziale abolizione dello -strumento delle intercettazioni che è fondamentale per trovare i criminali- e, dopo una serie di denunce sui contenuti della legge, si era chiesto -ma chi ha scritto il testo che mondo si immagina?-. Era toccata quindi al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, che si era illuso di guadagnarsi la fiducia dei presenti sostenendo che quando era magistrato a Milano era riuscito ad istruire quasi 1.800 processi contro giornalisti senza mandarne in carcere alcuno. E poi, come si dice a Roma, si era -buttato a Santa Nega-, cioé aveva negato anche l’inverosimile, tentando di sostenere che il ddl Alfano non modifica quasi per nulla la situazione attuale, senza rendersi conto che la sua è la migliore dimostrazione che il disegno di legge non serve affatto alle cose che il governo dice, ma solo ad affermare l’impunità della classe politica e dei -potenti- in genere. Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine dei giornalisti, aveva quindi sottolineato l’aberrazione di fare una legge per mettere in carcere i giornalisti che dovessero pubblicare intercettazioni da distruggere, senza che ciò sia mai accaduto. Aveva anche ricordato che l’Ordine ha radiato alcuni giornalisti che, il giorno dopo, eletti in Parlamento, hanno cominciato a scrivere sulle prime pagine, e che caso mai occorre rinnovare l’Ordine e potenziarne il controllo sulla deontologia. Infine Del Boca aveva poi affermato che la legge non eliminerà l’informazione ma la farà diventare clandestina, -stile Bin Laden-. Avevano dunque parlato Rosario Trifiletti, presidente della Federconsumatori, ed Emilio Miceli, segretario del Slc/Cgil. Michele Vietti aveva annunciato che l’Unione di Centro, nell’aula della Camera si batterà fino in fondo contro il requisito dei -gravi indizi di colpevolezza- per autorizzare le intercettazioni e il carcere per i giornalisti. Antonello Falomi, aveva ammonito che in Italia si sta affermando una idea di governo -dittatoriale senza alcun contrappeso- e che il fascismo non è nato in un solo giorno, ma ha preso il potere apportando piccole modifiche ogni giorno all’assetto costituzionale.

La manifestazione era stata conclusa da Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, che aveva rivolto un appello al Parlamento affinché si fermi -un passo prima dell’orrore-. Il ddl Alfano, aveva spiegato, va combattuto ora e qui, ed è quello che stanno facendo e continueranno a fare Fnsi, Ordine e Unci d’intesa con la Fieg perché l’Italia non è un Paese dove si possano imporre -segreti eterni-. Al ricorso alle Consulta e alla Corte europea si penserà, eventualmente, più avanti, adesso è necessario combattere con forza in Parlamento per non far approvare il ddl che è -una cosa oscena-. Siddi ha ricordato, nel corso della manifestazione, che la battaglia è in corso da tre legislature e che -cercare di imporre ad un giornalista il divieto di avere fonti è folle-.

Presenti alla manifestazione anche Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IdV, per il quale -senza intercettazioni i criminali festeggeranno l’impunità alla faccia della giustizia. Con il bavaglio ai giornalisti i cittadini dovranno aspettare anche anni per essere informati- e Mauro Paissan, componente del Garante che si era detto -preoccupato come cittadino che ha diritto a essere informato, come giornalista che vede menomata la libertà di informare, come Garante privacy per l’uso strumentale che si sta facendo del sacrosanto diritto alla riservatezza. Nel dibattito in corso le stesse norme del Codice privacy sono state travisate. Agli innegabili errori compiuti talvolta dai giornalisti nella pubblicazione di certe intercettazioni, non si può reagire con restrizioni che colpiscono soprattutto i cittadini-.

La battaglia contro il ddl Alfano, dunque, ora prosegue: la prossima tappa è fissata per domani, martedì 3 marzo appunto alla presentazione del ‘Quaderno’ dell’Unci.

Per ulteriori informazioni:

UNCI, Corso Vittorio Emanuele n. 349 – 00186 ROMA

Tel n. 06/680081 – Fax n. 06/6871444

Sito: www.unionecronisti.it

E – mail: unci@unionecronisti.it

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