Presentato questa mattina al gazebo di Piazza Cairoli il progetto promosso da diverse associazioni giovanili del panorama cittadino
In una città caratterizzata da un proverbiale immobilismo che giorno dopo giorno la condanna a diventare sempre più “vecchia”, costringendo tanti ragazzi ad abbandonare casa e famiglia nella speranza di trovare spazio altrove, si fa strada un’iniziativa promossa da un gruppo di associazioni che intendono porre al centro dell’attenzione la “questione giovanile”. A promuovere il progetto “Generazioni in movimento”, “presentato” questa mattina nel gazebo allestito a Piazza Cairoli punto di ritrovo di tanti ragazzi, l’Associazione Giovani Cisl, Messina Giovane, Atreju, Uil Giovani, Neapolis, Università Eclettica, DAF, Mcl Giovani. Realtà universitarie, culturali e politiche del panorama cittadino unite dal solo obiettivo di far emergere i reali problemi delle nuove generazioni. Un network “trasversale” che vede tra i promotori non solo ragazzi di Messina ma anche dell’altra sponda dello Stretto, come Emilio Minniti, responsabile dell’associazione Giovane Cisl: “Il nostro intento è quello di costituire una sorta di punto di congiunzione delle migliori energie giovanili, puntando a sollecitare riflessioni e concrete misure d’intervento inerenti temi relativi alle problematiche della dimensione giovanile”.
Non solo parole dunque, ma soprattutto fatti concreti: “Il nostro lavoro verrà organizzato passo dopo passo, giorno per giorno – aggiunge Luca Barbuscia di Messina Giovane – per trovare un’interlocuzione reale con tutti gli attori del panorama istituzionale, non solo locale ma anche regionale e nazionale. Abbiamo già in mente qualcosa che a breve svilupperemo”. A fare da input alla promozione dell’iniziativa alcuni dati, non certo incoraggianti, relativi al fenomeno dell’emigrazione giovanile, forniti da uno studio condotto da Sauro Moretti e Carmine Porello per le “Pubblicazioni economiche della Banca d’Italia”: significativo a tal proposito il fatto che tra il 2000 al 2005 siano emigrati dal sud oltre 80 mila laureati. E ciò contestualmente all’incremento di un nuovo preoccupante fenomeno denominato “pendolarismo di lungo raggio”: nel 2007 circa 140 mila residenti nel Mezzogiorno hanno lavorato al Centro-Nord. Sono i giovani con una più alta formazione a emigrare.
Diverse sono le mete,rispetto al passato: è diminuita la forza attrattiva delle regioni del triangolo industriale, con l’eccezione della Lombardia, ed è aumentata quella delle regioni del Nord-Est, Emilia Romagna in testa. Nella maggioranza dei casi, inoltre, emerge come siano le famiglie d’origine a sostenere economicamente gli emigranti, spesso alle prese con contratti di lavoro a tempo determinato e con un elevato costo della vita. Il Sud, a differenza del passato, perde il migliore capitale umano e, non beneficiando del sistema delle rimesse, subisce un ulteriore processo di impoverimento economico.
(foto Sturiale)
