L'associazione guidata da Davide Rizzo mira a dare spazio alle potenzialità culturali della città
Riceviamo e pubblichiamo un documento dell’associazione -Piattaforma Creativa- che propone di realizzare all’interno dell’area Ex Sanderson una fabbrica creativa per dar spazio alle potenzialità culturali della nostra città.
Oggi più che mai, mi sembra che il destino, o quanto meno, lo sviluppo di questa città, possa attualmente, in qualche modo ancora legarsi a quella che è stata la sua Fabbrica per eccellenza. Un fato che possa riannodarsi nel filo della storia, una serie di coincidenze che scaturiscono in una proposta.
Da molti anni ormai si parla ormai del destino della Fabbrica Sanderson. Ma si conosce realmente ciò di cui si parla? Di cui si discute ciclicamente, a seconda degli interessi di questo o quel gruppo di lobby. Ma invece gli interessi, i bisogni e le aspettative degli abitanti del quartiere e della zona Sud, qualcuno li mai veramente sondati e presi in considerazione?
Non so se la maggior parte degli abitanti di questa città, dei suoi amministratori, conoscono approfonditamente la storia della Sanderson. Forse, conoscendola bene, si sarebbe in breve tempo (sono passati quasi trent’anni) presa una decisione, evitando la distruzione e il saccheggio (e che altrove sarebbero stati impossibili da portare a termine, o comunque avrebbero destato grande scandalo, ma che da noi sono passati in sordina), di ciò, che più di tutto si candidava (e ancora, tuttavia, oggi si candida) a rappresentare la nostra storia meno lontana, ma non per questo meno importante, la nostra identità e memoria.
La Sanderson nasce nel luogo dove oggi si trova, tra Tremestieri e Pistunina, nel 1893. Rappresenterà fin dai suoi inizi, la città di Messina nel mondo. I suoi prodotti si vendevano in quasi tutti i paesi, dall’America alla Russia, dal Giappone all’Australia. Ma più di tutto, questa ex fabbrica, rappresenta ciò che noi eravamo e producevamo fino a non molti anni fa. Coltivatori, produttori ed esportatori di agrumi. I frutti principali della nostra terra. E per questo Messina spiccava all’estero, per il commercio di agrumi e l’industria dei loro derivati.
Ora direte voi, ma cosa c’entra questo con il mondo di oggi, che cosa importa ormai? Non siamo più quello che eravamo! Questo è in parte vero. Ma che tutto questo non c’entri con il mondo globalizzato e la nuova economia non corrisponde alla realtà.
In tutti i paesi, e ormai anche in Italia, ha preso “piede” un nuovo fenomeno, la cosiddetta “economia del recupero”. Si cerca di non demolire, ma di recuperare il più possibile. Diversi studi dimostrano che questo modo di fare è diventato conveniente e remunerativo. Le aree dismesse e le vecchie fabbriche, soprattutto quelle che erano di notevole importanza, vengono recuperate e riusate. Tale patrimonio, della storia industriale, ha iniziato ad avere rilevanza tale che nel 2008 è stato integrato il Codice dei Beni Culturali, proprio per tutelarlo maggiormente. Le modalità di riuso e di valorizzazione sono diverse, ma un modello più di tutti è particolarmente riuscito. Quello della Fabbrica culturale e creativa. Così è accaduto in svariati progetti di riconversione creativa: in molti casi provenienti da incoraggiamenti della pubblica amministrazione (da cui sono poi sostenuti), in altri dall’idea di operatori cultuali (che quindi vengono finanziati da privati), in altri ancora da gruppi spontanei di cittadini che si auto gestiscono e auto finanziano. A Catania, ad esempio, un deposito di arance è stato trasformato in uno spazio d’arte (Majazè) e una ex raffineria di zolfo convertita a “Zo Culture” per la formazione e le residenze d’artista; a Bologna Leggere Strutture Factory, godendo del “Microcredito”, un finanziamento per lo start up d’impresa giovanile, ha ristrutturato un ex spazio industriale per farlo divenire un centro per le arti a 360 gradi. A Milano esemplare è il caso de “La Fabbrica del Vapore”, polo culturale in cui i giovani possono sperimentare e diffondere le proprie idee creative mentre a Terni è stato da poco inaugurato CAOS, Centro per le Arti Opificio Siri, nato proprio dalla riconversione dell’antica fabbrica chimica Siri.
Ora credo sia arrivato veramente il momento di decidere sulla Sanderson. Cosa fare di un’area così importante per la zona sud e per la città? Il progetto pilota Ex- Sanderson presentato da Piattaforma Creativa nelle commissioni tecnico-scientifiche del Piano Strategico Messina 2020 parla chiaro, si tratta di un progetto di sviluppo economico, sociale e culturale. Un’area in cui lavoreranno a stretto contatto i creativi della città e non solo; dove ci sarà un parco urbano per i residenti e i turisti; dove ci saranno dei servizi innovativi per i giovani ( librerie multimediali, science center, etc.); dove si potrà fare sport; incontrarsi e discutere; dove ci sarà il museo d’arte contemporanea (grande attrazione culturale per i turisti, occasione di cultura importante anche per i residenti); un’area dove gli artisti potranno risiedere e lavorare usufruendo di tutto quello che occorre loro (fonderia, laboratori, etc.); in cui ci sarà un centro studi sul patrimonio industriale e del lavoro in Sicilia; e tanto altro ancora. Si attuerà una vera rigenerazione urbana.
Un luogo soprattutto catalizzatore di idee, dunque, che farà della cultura e della conoscenza gli elementi propulsori e indispensabili per il vero sviluppo.
È questo tra l’altro l’indirizzo dell’Unione Europea, che in questo Anno della Creatività e Innovazione, ha presentato questo mese il Manifesto per la Creatività ed Innovazione; esso ci ricorda che “il ritmo che muove il mondo è cambiato. Per poter occupare un posto di primo piano nella nuova scena mondiale, l’Europa deve diventare più creativa e più innovativa. Essere creativi significa immaginare qualcosa di inedito e cercare nuove soluzioni e nuove forme. Essere innovativi significa contribuire all’evoluzione della società e dell’economia.
Le attività di progettazione convertono le idee in valori e gettano un ponte tra creatività e innovazione. Per avanzare l’Europa ha bisogno di un maggiore investimento -sia pubblico che privato – nella conoscenza. Progredire con saggezza implica il rispetto delle tradizioni e del patrimonio culturale. Il nuovo sapere si fonda sulla memoria del passato e le innovazioni sono, nella maggior parte dei casi, il risultato – in forma diversa – di idee preesistenti. La cultura, con il suo rispetto della memoria individuale e collettiva, è importante: essa consente di non perdere l’orientamento in un contesto quale quello attuale in permanente evoluzione.
La creatività è una dimensione fondamentale dell’attività umana: prospera con il dialogo tra le culture, in un ambiente libero, aperto e diversificato in cui vige l’uguaglianza sociale e di genere. Richiede il rispetto e la tutela sul piano giuridico dei frutti del lavoro creativo e intellettuale.
La creatività è l’essenza della cultura, della progettazione e dell’innovazione; ciascuno ha però il diritto di sviluppare il proprio talento creativo.
Ora più che mai il futuro dell’Europa dipende dalla capacità di immaginazione e dalla creatività dei suoi cittadini. Le crisi economica, ambientale e sociale ci spingono a ricercare nuovi modi di pensare e di agire.
La creatività e l’innovazione possono assicurare alla società un futuro di prosperità, ma la società deve assumersi la responsabilità dell’uso che ne fa. Oggigiorno creatività e innovazione devono essere impiegate al servizio di una società equa e consapevole dell’ambiente, basata sul dialogo interculturale, rispettosa della natura e attenta alla salute e al benessere generale”. Con il progetto pilota Ex- Sanderson, la città finalmente si muoverebbe verso la nuova economia, attuarlo, significherebbe dare un indirizzo chiaro al futuro sviluppo della città. Attuarlo, significherebbe, iniziare ad arginare la costante emigrazione (la più elevata della Sicilia) dei giovani di cultura medio-alta dalla nostra città. Attuarlo, significherebbe, dare un segnale forte di radicale cambiamento. Si agirebbe inoltre sul livello di qualità della vita (tema prioritario per le città del Sud Italia) nella zona sud, offrendo ai residenti un luogo dove poter passeggiare all’aria aperta tranquillamente a tutte le ore, usufruire di servizi sociali, e culturali, in sostanza, di poter passare il proprio tempo libero anche in un luogo differente da un centro commerciale, tipologia di edificio che sovrabbonda nell’area compresa tra Gazzi e Tremestieri . Il progetto proposto, dunque, prende in considerazione le linee del Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, in particolare il Documento Strategico Preliminare Nazionale, sulla continuità, discontinuità, priorità per la politica regionale 2007-2013; le linee strategiche del POR, ed è anche per questo che è stato giudicato idoneo ed in linea con il Piano Strategico Messina 2020. Come accade non di rado, qualche esponente politico ha dato il suo niet al progetto non considerandolo affatto e non confrontadosi con chi lo aveva proposto; non ricordando che i rappresentanti politici sono chiamati a ben governare, a far prosperare la comunità, e sono anche tenuti a salvaguardare i valori che essa esprime, possibilmente a elevarli. Ed è in quest’ottica, che racchiude quindi, un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico, che chi ci governa deve agire. L’occasione esiste, ed è ghiotta. Sprecarla, equivarrebbe a dimostrare che chi ci governa, sia a livello comunale che provinciale, non lavora per i cittadini, ma per se stesso e il suo partito, ma non per il territorio e per la sua gente. L’occasione ultima, è rappresentata dai fondi europei PO Fesr 2007-2013, in particolare dall’Asse VI, sullo sviluppo urbano sostenibile. Il progetto, in tale ambito, potrebbe benissimo essere candidato per il P.I.S.U., Piano Integrato di Sviluppo Urbano, che include interventi e azioni pubbliche in grado di rafforzare le loro capacità di attrattività, di innovazione e di competitività nonché di inclusione sociale e di qualità della vita nel contesto dei Piani Integrati di sviluppo territoriale (P.I.S.T.).
Inoltre per questo progetto, hanno già manifestato interesse enti e associazioni di livello nazionale che darebbero il loro contributo alla fase di elaborazione ed attuazione.
Il Piano Regolatore di Messina e la sua successiva variante, hanno destinato l’area in questione a servizi (zona F1), ed in particolare, ad uffici (di enti pubblici aperti al pubblico) e fiera (quartiere fieristico) (sottozona F1l) (P.R.G. Variante Generale – Elaborato: Disciplina del suolo e degli edifici – Tav. 28). La delimitazione delle sottozone può essere modificata con deliberazione del Consiglio Comunale (cfr. Norme d’Attuazione).
Tale destinazione d’uso, che avrebbe come vantaggio il decongestionamento dell’attuale sito della Fiera, mostra però molti aspetti poco convincenti: l’area della ex-Sanderson è un patrimonio che fa parte della storia di Messina e trasformarlo in una sede fieristica snaturerebbe il sito e ne cancellerebbe in modo indelebile la storia. Inoltre la Fiera non sarebbe costantemente attiva durante tutto l’arco dell’anno, per cui ci sarebbero dei periodi di affollamento alternati a periodi di totale calma, e ciò non favorirebbe l’economia locale che necessita di una continuità temporale della domanda per poter garantire un’offerta di qualità.
Il Piano Strategico Messina 2020 ipotizza per l’area ESA ex Sanderson una riconversione per servizi, destinazione che potrebbe essere ben integrata con la suddetta proposta progettuale e che potrebbe essere la scintilla che inneschi un processo di miglioramento della qualità della vita e delle opportunità di crescita e di sviluppo dei giovani e del territorio, a partire dalla rielaborazione della memoria, e dal riuso dei manufatti che la rappresentano. Altrove questo binomio è risultato vincente, dati alla mano.
Sono convinto del fatto, che qui da noi purtroppo, banalmente, in buona parte si devitalizzano fin quasi ad azzerarli, la memoria e i suoi segni più vistosi tenendoli “bassi” come fossero un fastidio. Si è da tempo innescato un processo che scompone l’identità di una persona come di una collettività, svuotandola dei contenuti azzerati, e senza identità è praticamente impossibile progettare il futuro. Senza la rielaborazione della nostra memoria non saremo in grado di elaborare un progetto di futuro. Se non ricordi chi eri e non sai chi sei, perché dovresti essere in grado di programmare chi sarai? La parte buona e attiva di questa città ha l’onere di disinnescare questo processo disidentificativo, e quindi opporsi a un disegno politico, a un cratere culturale, al trionfo della cialtroneria. Un fatto alla fin fine di denaro, cui la memoria dà fastidio, ricordando ciò che per il denaro si fa e ciò che il denaro non può comprare o riparare.
Certo, questo progetto è una grande scommessa. E la Regione, ha ribadito alla stampa, l’arch. Felice Bonanno, Dirigente generale del Dipartimento Programmazione della Regione Siciliana, Autorità di gestione del PO FESR 2007-2013, finanzierà tramite la programmazione europea, progetti di qualità ed effettivamente in grado di assicurare una piena coerenza con la strategia dell’asse VI e del PO FESR, perché questa volta non ci sono risorse preassegnate. Bene, quello che noi abbiamo proposto già nelle commissioni del Piano Strategico è sicuramente un progetto in linea con i requisiti richiesti, lo dimostra anche il fatto che nella proposta vengono inclusi quegli elementi che si sarebbero dovuti realizzare a Messina con la precedente programmazione (2000-2006), e che di fatto non sono stati realizzati sprecando una grande opportunità. Ora non vorremmo che fosse sprecata anche l’ultima.
