“Gli altri da fuori guardavano prima il maiale e poi l’uomo, poi l’uomo e ancora il maiale: era ormai impossibile dire chi fosse l’uno e chi l’altro” [“La Fattoria degli animali” G. Orwell]
Chi si aspetta di trovare in queste righe un veemente attacco alle abitudini sessuali di Silvio Berlusconi si sbaglia di grosso, proceda pure oltre. Di questo genere di trattazioni ne sono piene le pagine di tutte le testate, e siccome il Koinè non deve e non vuole rassomigliare ai tanti giornali in vendita nelle edicole, in questa sede si parlerà d’altro. Il parallelismo con i maiali di cui narra George Orwell ne “La fattoria degli animali” è ben più profondo. Come ben più profonda è la motivazione, sempre accuratamente ignorata o male e parzialmente trattata, per la quale, l’attuale primo ministro è inviso a molti. Oltre ai monumenti, alla pizza e alla mafia, tra le tante, innumerevoli peculiarità che nel bene e nel male contraddistinguono il nostro Paese, vi è anche la nostra Costituzione, la Carta più invidiata del dopoguerra, scritta col sangue dei martiri della Resistenza e caratterizzata da una profonda imparzialità che solo dalla pluralità ideologica di quell’assemblea costituente poteva derivare. Esattamente come i dieci comandamenti che si diedero gli animali insorti della fattoria di Orwell.
“Tutti gli animali sono uguali” recitava il settimo comandamento. Un dictat semplice, più che condivisibile. E’ un pò come dire “la Legge è uguale per tutti”, chi non sarebbe d’accordo? Ma se volessimo dar credito a quanto sosteneva il filosofo greco più citato dagli eruditi, soprattutto del passato, Aristotele, dovremmo tenere in conto che tutte le forme di governo, pur nascendo da buoni propositi, finiscono con lo scadere nella barbarie. E infatti, nel corso del romanzo, i maiali, la razza più furba, in nome del consenso plebiscitario riscosso presso gli altri animali e della conseguente posizione di predominio acquisita nella fattoria, decidono di soverchiare l’ordine costituito. Ma non lo fanno alla luce del sole, palam publiceque, bensì in maniera latente, velata, con piccole aggiunte, postille, correzioni, recitando slogan che non hanno lo scopo di affermare un concetto, ma di annullarne il significato attraverso la sua strenua ripetizione, di mitridatizzare chi ascolta. E così, piano piano, a quel settimo comandamento, con lo scopo apparente di revisionarne, attualizzarne, chiarirne il contenuto, aggiungono: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Espressione questa non troppo diversa da quella del parlamentare e avvocato Niccolò Ghedini: “Le Legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”.
E per quale ragione si promulga una legge, se non per applicarla? O forse significa che risulta necessaria una differenziazione di trattamento a seconda della “qualità” del reo? Ogni riforma, ogni aggiornamento, ogni modificazione, pur minima, dei valori ispiratori e fondanti la Carta costituzionale, come ha recentemente ricordato Eugenio Scalfari, rappresenterebbe un pericoloso precedente, tale da legittimare chiunque a inficiarli in qualsiasi momento, a danno evidentemente dello Stato. Ma oltre a soddisfare “esigenze” elitarie temporanee, le modifiche alla Costituzione finora proposte, stranamente e curiosamente collimano con un preciso disegno golpista, noto come “piano di rinascita democratica”, scoperto dalla magistratura negli anni ’80 e portato avanti dalla loggia massonica P2, della quale l’on. Berlusconi faceva parte (tessera n. 1816). Ai giornali, alle cosiddette “opposizioni”, basterebbe raccontare questo, approfondire storie di “scandali”, che siano davvero degni di questo appellativo, come quello di Europa 7 o di Telecinco, di cui tutti sono a consocenza all’estero e che solo gli italiani ignorano, in tutto o in parte. E invece ciò che universalmente appare interessante e degno di essere raccontato è l’aspetto, anch’esso grave ma sicuramente meno, strettamente collegato alla persona, del potentato di turno. Basterebbe alimentare la cultura del rispetto della Legge, dell’equilibrio pacifico dei poteri dello Stato, delle Istituzioni, cosicchè nessuno mai possa trovare terreno fertile per rendere la Repubblica prona ora ad una, ora ad un’altra parte politica. “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”, scriveva Orwell: e oggi più che mai è necessario essere dei rivoluzionari.
Alberto Nicòtina II B
