Strutture sportive, Cgil e Flc: "A Messina solo il 31% delle scuole ha una palestra"

Strutture sportive, Cgil e Flc: “A Messina solo il 31% delle scuole ha una palestra”

Giuseppe Fontana

Strutture sportive, Cgil e Flc: “A Messina solo il 31% delle scuole ha una palestra”

mercoledì 01 Aprile 2026 - 12:00

I sindacati: "Né il Comune né la Città metropolitana hanno intercettato fondi Pnrr per colmare il divario"

MESSINA – I segretari generali di Cgil Messina, Pietro Patti, e di Flc Messina, Patrizia Donato, hanno analizzato i dati diffusi da Openpolis sulle strutture sportive e sui divari territoriali in tutta Italia. I sindacati, concentrandosi su Messina, hanno voluto accendere i riflettori sulla carenza delle strutture.

Cgil e Flc: “In provincia solo il 23% delle scuole ha la palestra”

Patti e Donato, infatti, in una nota hanno sottolineato come la Sicilia si collochi “tra le aree più penalizzate, con una carenza strutturale che incide direttamente sulla qualità dell’offerta educativa e sulle opportunità di crescita delle nuove generazioni. Nelle aree interne e periferiche, dove la scuola rappresenta spesso l’unico presidio educativo e sociale, la mancanza di palestre diventa un fattore di esclusione”. Una situazione carente, evidente in tutta la provincia di Messina, dove “su 528 edifici scolastici solo 118, il 23%, hanno una palestra”.

A Messina “si arriva al 31%”

Patti ha spiegato che “a Messina città si arriva al 31%. Le risorse del Pnrr servivano per colmare i divari territoriali. Analizzando i dati, dalla piattaforma OpenPnrr si evince che né il Comune di Messina, né la Città metropolitana, hanno intercettato queste risorse. Solo 2 interventi sono previsti per la realizzazione di nuove palestre, una a Santa Teresa di riva e una a Sant’Agata di Militello”.

Il divario “è inaccettabile”

E Donato ha aggiunto: “Da qualche anno è stata inserita la figura dell’insegnante di educazione motoria anche nella scuola primaria, ma le scuole messinesi non hanno le palestre. Un paradosso tutto italiano”. Una situazione che per i due segretari “non è accettabile” perché il futuro dei giovani non può dipendere “dal luogo in cui nascono”. Serve quindi, colmare il divario attraverso “investimenti nella scuola pubblica e quindi nella coesione sociale e nello sviluppo del territorio”.

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