Come è cambiata l'università con la Riforma del 3+2. Si raggiunge prima l'obiettivo, ma pochi vanno all'estero
Quasi 5000 ex studenti, tra pre e post Riforma. L’indagine di AlmaLaurea, che ha prodotto il X Profilo dei laureati italiani, presentato in maggio, e ha coinvolto quasi 185 mila laureati nel 2007 di 46 Atenei tra i 51 aderenti al Consorzio, può dare utili informazioni anche sui singoli atenei. Vediamone alcune riguardanti Messina.
Rispetto alla laurea triennale, il traguardo è raggiunto in media a 25,7 anni, un valore superiore alla media nazionale (24,5 anni). La Riforma, per effetto della riduzione della durata legale del percorso di studi, ha comunque contribuito ad abbassare l’età media alla laurea, ben lontana dai 28 anni dei laureati di Messina pre-riforma nel 2001.
Aumenta la regolarità negli studi, che per i laureati di Messina però rimane meno elevata della media nazionale: il 40% conquista il titolo in corso (con un 31% che si laurea al primo anno fuori corso) contro il 44,7% del complesso dei laureati. Nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, gli effetti positivi sulla regolarità negli studi sono comunque evidenti: i laureati di Messina in corso lievitano dall’8,6% (pre-riforma) al 40%, come si è detto, di primo livello.
La riforma universitaria ha portato anche ad un aumento dei laureati che frequentano regolarmente le lezioni: il 61% dei laureati triennali ha frequentato oltre i tre quarti degli insegnamenti previsti (la
media nazionale è del 70%).
Interessanti i dati sull’origine sociale dei laureati. I -triennali- dell’Università di Messina, nel loro
complesso, vengono soprattutto da famiglie dove il titolo accademico entra per la prima volta in casa: il 76% ha entrambi i genitori non laureati (la media nazionale è del 74%). I laureati di Messina hanno in prevalenza la Maturità tecnica (33%) e scientifica (29%), mentre il 16% ha un diploma classico.
Nel passaggio dai laureati pre-riforma ai laureati di primo livello, aumenta in modo consistente la quota di chi ha svolto tirocini e stage riconosciuti dal corso di studi. I laureati dell’Università di Messina di primo livello coinvolti in tali esperienze sono più della media nazionale: 67% contro il 61%.
Al contrario, un aspetto importante della formazione universitaria che viene penalizzato nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, è rappresentato dalle esperienze di studio all’estero. Il
fenomeno, dovuto non solo alla riduzione della durata del percorso di studi, si riscontra nel complesso dei laureati AlmaLaurea e trova conferma, sostanzialmente con gli stessi valori, anche nei laureati dell’Università di Messina. L’esperienza di studio all’estero coinvolge 6 laureati di primo livello (la metà con programma Ue), in aumento rispetto al 2006 (5%). La media nazionale è dell’11%.
Il giudizio dei laureati sull’esperienza universitaria è positivo. L’88% dei laureati dell’Università di Messina si dichiara complessivamente soddisfatto del corso di studi (quasi la metà lo è -decisamente-). La media nazionale è dell’87%. Alla domanda se si iscriverebbero di nuovo all’Università risponde -sì-, ed allo stesso corso dell’Ateneo, il 66% dei laureati (la media nazionale è del 68,5%). Una percentuale che aumenta considerando anche i laureati che si riscriverebbero all’Università di Messina, ma cambiando corso (9%).
E dopo la laurea? 84 laureati su cento intendono proseguire gli studi, un valore superiore alla media nazionale dell’80,5%, e in lievissima diminuzione rispetto ai laureati di Messina del 2006 (85%, il 68% con la specialistica). La gran parte dei laureati 2007 che ha espresso queste aspirazioni formative punta ad una laurea specialistica: il 66%. Un altro 6% intende iscriversi a un master universitario, altrettanti a una scuola di specializzazione post-laurea.
Per la prima volta, vista la loro consistenza numerica, è possibile descrivere anche le caratteristiche dei laureati specialistici, tenendo conto, però, che si tratta dei primi, dunque i migliori. Il traguardo della conclusione degli studi specialistici è raggiunto in media a 27,5 anni (è di 26 anni nel complesso dei laureati). Chi arriva agli studi specialistici proviene da famiglie più avvantaggiate culturalmente: il 32% ha almeno un genitore laureato, contro il 23% dei laureati triennali. La percentuale dei laureati in corso è elevata, come era da attendersi, essendo i primi, quelli -più veloci-: 85% (la media nazionale è del 69%), con il 14% che si laurea al primo anno fuori corso. Il 70% ha frequentato almeno i tre quarti delle lezioni.
Durante il biennio specialistico, il 43% ha svolto tirocini o stage, meno della media nazionale del 56%. Appena il 4% ha studiato all’estero. La soddisfazione rispetto al corso di studi è espressa da 88 laureati su cento, in linea con la media nazionale. Un giudizio positivo che trova conferma in chi ripeterebbe lo stesso corso nello stesso Ateneo: 76%.
Dopo la laurea specialistica, ben più di uno su due (63%) intende proseguire la formazione (la media nazionale è del 43%). Un dato che si spiega con la minore dinamicità del mercato del lavoro
locale. Tra chi vuole proseguire, il 17% intende farlo con un dottorato di ricerca, il 13% con un master universitario.
«Revisioni, modifiche in corso d’opera, aggiornamenti e correzioni di rotta proseguono alacremente nel cantiere sempre aperto delle riforme universitarie – commenta il direttore di AlmaLaurea Andrea Cammelli – In questi anni, aggiustamenti e migliorie non sono mancati, assieme a qualche ripensamento e ad alcuni ritorni al passato. Il X Profilo si fonda sulla convinzione che sebbene i numeri non dicano tutto, i dati empirici costituiscano la base indispensabile per ogni accertamento, anche a livello locale.»
