Meteorologo e firma di Tempostretto, Daniele Ingemi ricorda l'alluvione a Messina. E indica nuove prospettive nel campo della prevenzione dai disastri climatici
MESSINA – “Era una mattina apparentemente tranquilla. Qualcuno andava al lavoro, altri accompagnavano i figli a scuola e c’era chi ancora andava a mare per fare il bagno. Il cielo non prometteva nulla di strano. Ma nel giro di poche ore, la tragedia si è abbattuta con una forza che nessuno dimenticherà mai”. A parlare è Daniele Ingemi, meteorologo e firma di Tempostretto, che ricorda la devastante alluvione nella zona sud di Messina, che il 1° ottobre 2009 fu travolta da piogge torrenziali, frane e colate di fango. Trentasette le vittime, centinaia gli sfollati, intere comunità sradicate a Giampilieri, Scaletta, Altolia, Molino, Pezzolo, Ponte Schiavo e Briga Marina.
Uno dei messaggi chiave che il meteorologo, esperto del Comune di Messina, vuole lanciare, oggi, a distanza di 16 anni da quel dramma, è semplice ma fondamentale: non bisogna mai giudicare un’allerta meteo dal cielo che si vede al mattino. “Le persone tendono a pensare che se esce il sole, allora l’allarme era ingiustificato. Ma è proprio questo l’inganno. Il tempo può cambiare in fretta”. Ieri è stato tra i relatori del convegno “Eventi meteorologici estremi: previsioni meteo e analisi climatica, dalla scala nazionale al contesto locale”, proprio nel giorno dell’anniversario dell’alluvione.
Ingemi sottolinea una distinzione importante: “L’allerta meteo non è una previsione meteorologica, ma uno strumento di prevenzione. Tiene conto non solo della pioggia attesa, ma anche della vulnerabilità del territorio, della possibilità di frane, esondazioni, smottamenti. Quel 1° ottobre 2009, in poche ore, caddero più di 200 millimetri di pioggia su un terreno già saturo. Un’enorme quantità d’acqua, che scatenò frane e colate di fango velocissime”. L’esperto ha anche approfondito, nell’intervista video, le nuove opportunità tecnologiche per rafforzare la prevenzione ed evitare nuove tragedie.
Nel frattempo, però, proprio ieri una 38enne è rimasta dispersa nell’Agrigentino a causa della furia delle acque. Ma la nuova tecnologia potrà aiutarci nel contrastare questi fenomeni? “Sì, lo sta già facendo ma in Sicilia non abbiamo ancora delle carenze. E soprattutto nelle precipitazioni a Messina sud, per rimanere nel nostro territorio, manca una visuale adeguata. E ci dobbiamo affidare al radar di Reggio, posizionato in modo non efficace per le nostre esigenze. Ma oggi, rispetto al passato, abbiamo più struimenti per la prevenzione”.
Carmen Licata, testo e video, progetto “L’estate addosso”

DIREI, CHE FINALMENTE IL COMUNE DI MESSINA PUÒ CONTARE VERAMENTE, SU UN ESPERTO DI CALIBRO COME LO È DANIELE INGEMI ….. SPIEGAZIONI E PAROLE SEMPRE CORRISPONDENTI AI FATTI 👏👏👏👏👏👏NONOSTANTE L’ IMPREVEDIBILITÀ DELLA NATURA , LUI IL SUO LAVORO LO SVOLGE COMUNQUE EGREGIAMENTE,….IO , RIGUARDO IL TEMPO ,LEGGO SOLTANTO LE SUE DI PREVISIONI E VADO SUL SICURO 🤩