La famiglia imprenditoriale di origine catanese, legata al boss Nitto Santapaola, ha scelto il rito abbreviato. Mentre i "colletti bianchi" proseguiranno col rito ordinario, per loro l'udienza preliminare va avanti a fine mese.
Si divide in due il processo scaturito dall'operazione Beta, l'inchiesta sugli affari dei Romeo a Messina e i rapporti con i professionisti e i rappresentanti delle istituzioni.
Una parte degli imputati, infatti, hanno chiesto di essere processati col rito abbreviato, ovvero di essere giudicati in questa fase preliminare. Tra loro, tutti gli appartenenti alla famiglia Romeo, i nipoti del boss catanese Nitto Santapaola, e i più stretti collaboratori, in particolare quelli coinvolti nel business delle scommesse on line e le slot machine.
Il GUP Carmine De Rosa ha ammesso tutti quelli che hanno avanzato richiesta di abbreviato "condizionato", ammesso cioè "allo stato degli atti" ma con riserva di acquisire ulteriore documentazione – nello specifico i clamorosi verbali di Grasso – ha rigettato gli abbreviati ordinari e ha fissato la data del processo al prossimo 14 settembre, nell'aula bunker del carcere di Gazzi.
Resta fuori, al momento, la posione di Vincenzo Romeo, il principale protagonista dell'inchiesta. Il suo difensore, l'avvocato Antonello Scordo, ha chiesto ed ottenuto la nullità degli atti, che tornano al Pubblico Ministero perché provveda.
Vanno avanti col rito ordiario, invece, e tornano in aula il 28 giugno, tutti i così detti "colletti bianchi", ovvero i professionisti accusati di aver fatto affari con Romeo e con Biagio Grasso pur essendo perfettamente a conoscenza della caratura criminale dell'imprenditore. Nel processo entrano ora a pieno titolo i verbali del neo collaborante, malgado le "proteste" dei difensori. Anche lui ha chiesto di essere giudicato col rito abbreviato e chiudere in questa fase la partita. Almeno per quanto riguarda la sua posizione processuale. Perché le sue rivelazioni, al contrario, sono destinate ad aprire altri clamorosi filoni d'inchiesta.
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