La città perde i suoi due bomber più iconici a distanza di un anno e mezzo l'uno dall'altro
Protti gol, Protti gol, Protti gol. Per chi, come me, da bambino entrava per le prime volte allo stadio Celeste quel coro era una scossa elettrica che percorreva lo stadio, un grido che, a distanza di tanti anni, risuona ancora nitido ogni volta che il pensiero corre a quegli anni.
Il calcio messinese attraversa una delle fasi più cupe della sua intera storia. In un momento in cui la speranza è riposta in un possibile ripescaggio in Serie D per provare a uscire dalle sabbie mobili della crisi, il destino ha riservato alla città peloritana un dolore supplementare. La scomparsa di Igor Protti segue a distanza di un anno e mezzo quella di Totò Schillaci, chiudendo un cerchio tragico che unisce due dei più grandi interpreti che abbiano mai vestito la maglia biancoscudata.
Il filo rosso tra il Celeste e il successo
Le carriere di Schillaci e Protti sono speculari nel loro legame con Messina. Per entrambi, lo stadio Celeste è stato l’arena in cui hanno affilato le armi, il trampolino di lancio verso i grandi palcoscenici nazionali. Schillaci arrivò al Messina nel 1982, scalando le gerarchie dalla serie C2 fino a dominare la serie B, dove nel 1989 conquistò il titolo di capocannoniere con 23 reti, preludio al grande salto alla Juventus e alla leggenda delle “Notti Magiche” di Italia ’90.
Proprio al termine dell’epopea di Totò, nell’estate del 1989, arrivò Igor Protti. Il compito era quasi proibitivo: sostituire l’idolo indiscusso. Eppure, Protti riuscì a fare breccia nel cuore dei tifosi in tre anni intensi di serie B, diventando un punto di riferimento prima di scrivere, anche lui, la storia della Serie A da capocannoniere. Entrambi, in ogni intervista, hanno sempre citato Messina non come una semplice tappa, ma come la casa dove erano diventati calciatori veri. Ed entrambi sono stati sempre super amati dai tifosi.
Un destino crudele e una città che soffre
Non è solo il campo a unirli. La malattia, quel tumore al colon che ha strappato via entrambi a età precoci — 59 anni Schillaci, 58 Protti — aggiunge una nota di amara fatalità a questa vicenda. Messina si trova oggi a elaborare un lutto che va oltre il calcio: la perdita di due figure che avevano rappresentato il riscatto, la grinta e la capacità di sognare in grande partendo dal basso.
Per la piazza, ferita da una situazione sportiva avvilente che sembra non vedere luce, questo addio collettivo a due simboli immortali suona come un colpo durissimo. Mentre si attende di capire quale sarà il futuro societario, il ricordo di Totò e Igor resta l’unico appiglio di orgoglio. Messina non ha perso solo due bomber ma due pezzi di un’anima calcistica che, nonostante il punto più basso della storia recente, continua a battere nel ricordo di quelle maglie biancoscudate che hanno fatto tremare tanti stadi in tutta Italia.

