Il Pd replica all'editore Trimarchi: "Giudizi ingiusti, lavoriamo per il bene di Messina"

Il Pd replica all’editore Trimarchi: “Giudizi ingiusti, lavoriamo per il bene di Messina”

Redazione

Il Pd replica all’editore Trimarchi: “Giudizi ingiusti, lavoriamo per il bene di Messina”

domenica 04 Ottobre 2026 - 19:37

Il segretario provinciale dem Hyerace e la presidente Martino contestano il commento. "La nostra è un'opposizione mai preconcetta a Basile e De Luca"

Al Direttore responsabile di Tempostretto
E p.c. ai soci di Editrice Tempo Stretto S.r.l.

Nell’editoriale pubblicato oggi a firma di Pippo Trimarchi, il Partito Democratico viene definito «servo sciocco» di una «consorteria» descritta come dotata di «istinto predatorio» e di «mediocrità umana e culturale», e accusato di agire con «manovre opache» e «contrarie all’interesse generale della comunità».

Non sono giudizi politici. Sono addebiti di soggezione a interessi occulti e di slealtà verso la città, rivolti a un partito e ai suoi dirigenti, lesivi dell’onorabilità di chi vi appartiene. Chiediamo pertanto la pubblicazione integrale di questa replica.

Primo punto. I nomi.

Se a Messina esistono poteri che condizionano la vita democratica della città, si facciano i nomi. Se quei poteri commettono reati, si vada in Procura: è un dovere, non una facoltà. Finché restano evocazioni senza volto, sono suggestioni, utili per continuare a recitare – o a far recitare a qualcuno – la parte del Masaniello mentre si hanno ormai radici profondissime dentro il sistema di potere cittadino.

Osserviamo, peraltro, che il lessico delle consorterie utilizzato da Trimarchi, è quello che Cateno De Luca ha introdotto nel dibattito politico messinese. Prenderlo in prestito è una scelta, non una sbavatura.

Secondo punto. Chi scrive e per conto di chi.

Un editore che accusa altri di muoversi al servizio di interessi non dichiarati ha il dovere, a questo punto, di dichiarare i propri. Diego Indaimo è socio fondatore della vostra testata. Lo scorso febbraio è stato presentato a Palazzo Zanca, insieme al sindaco Basile e a Cateno De Luca, come nuovo aderente a Sud chiama Nord, ed è stato candidato al Consiglio comunale nella lista «Basile sindaco di Messina». Il suo messaggio elettorale, con mandatario Sud chiama Nord, è stato ospitato da Tempostretto.

Non è un’insinuazione: sono fatti pubblici, in parte documentati dal vostro stesso archivio. E sono fatti che, quando l’editore scrive che il Partito Democratico serve poteri occulti mentre elogia l’amministrazione sostenuta dal movimento in cui milita un socio dell’editrice, i lettori hanno diritto di conoscere.

Chiediamo quindi, con tutto il rispetto dovuto all’autonomia di un’impresa editoriale, se la posizione espressa dall’editore sia condivisa dagli altri soci di Editrice Tempo Stretto S.r.l. e se rappresenti una linea della testata.

Terzo punto. La redazione.

Con i giornalisti di Tempostretto lavoriamo quotidianamente e non abbiamo mai avuto motivo di dubitare della loro correttezza. È proprio per questo che quelle parole ci preoccupano: espressioni come «servo sciocco» e «mediocrità umana e culturale», scritte dall’editore, espongono chi fa cronaca in quella redazione al sospetto – che noi sappiamo non essere veritiero – di non essere libero. È un danno che i vostri giornalisti non meritano e che non hanno provocato.

Quarto punto. I fatti.

Nei mesi in cui saremmo stati impegnati a favorire manovre opache, abbiamo scritto una legge speciale per Messina da un miliardo di euro, l’abbiamo depositata al Senato e il 28 settembre è stata discussa a Palazzo Zanca, davanti allo stesso sindaco Basile, con i sindacati, le imprese, gli ordini professionali e l’Autorità portuale, raccogliendo spunti e proposte integrative. Una proposta organica che nessun’altra forza politica cittadina ha fin qui presentato in questi termini.

Abbiamo chiesto, tra le tante cose, investimenti sull’aeroporto dello Stretto, un piano per la sanità territoriale, interventi sulle risorse idriche – mentre ancora aspettiamo che si concretizzi lo slogan dell’“acqua h24” del 2018 -, attenzione concreta allo spopolamento e alle aree interne, la messa in sicurezza dei versanti dopo gli incendi e risposte sulla valorizzazione del patrimonio culturale e sulla sicurezza dei musei regionali dopo il furto delle opere di Antonello.

È questa l’opposizione che abbiamo esercitato in questi anni: netta quando necessario, ma mai preconcetta; fondata sui contenuti, sugli atti e sulle scelte che riguardano Messina e il suo territorio. Abbiamo contestato ciò che ritenevamo sbagliato e avanzato proposte alternative. Continueremo a fare lo stesso: quando ci saranno provvedimenti nell’interesse della città e dell’area metropolitana, faremo la nostra parte.

Quanto ai ricorsi al Tar, che l’editoriale evoca come tentativo di «vanificare il giudizio dei messinesi», il Partito Democratico non ne ha presentato nemmeno uno, neanche per interposta persona. Su quella vicenda abbiamo posto una questione politica, distinta dai profili di legittimità, che restano tutt’altro che secondari.

Quinto punto. Il merito.

Trimarchi sostiene che nel 2018 un sistema di potere sia stato scardinato. Guardiamo cosa c’è oggi al suo posto. Quindici liste, espressione di un solo partito-movimento e non di una coalizione, presentate senza raccogliere una sola firma, sulla base di un parere ottenuto in tre giorni da un dipartimento che rispondeva al presidente della Regione; mentre il parere dell’Ufficio legislativo arrivava praticamente a ridosso della presentazione delle liste e veniva dichiarato non ostensibile.

Quindici nomine su diciotto nei vertici delle società partecipate sono andate a persone che si erano candidate nelle liste a sostegno del sindaco senza essere elette, dopo un avviso pubblico al quale avevano risposto oltre cinquecento persone. Una parte importante della classe dirigente che governava Messina prima del 2018 si è ritrovata in quelle liste, rappresenta oggi a vari livelli quel movimento o fa parte di una rete di incarichi nella quale una quota delle indennità percepite viene versata al partito, contribuendo così ad alimentare, con risorse di origine pubblica, il medesimo circuito politico che assegna quegli incarichi.

E quelle quindici liste non sono, per noi, un modello di democrazia. Sono la militarizzazione del consenso e la dipendenza dal potere. Lo abbiamo detto pubblicamente, in piazza e sui giornali, e lo ripetiamo qui.

Si può chiamarlo scardinamento. Noi vediamo la riproduzione delle stesse logiche che si sostiene di avere abbattuto. E almeno risparmiateci il racconto romantico dell’uomo solo contro il sistema.

Infine: da otto anni questa città sente parlare al futuro. L’ordinaria amministrazione è il minimo che si chieda a chi governa. Lo sviluppo è un’altra cosa: significa indicare una direzione, creare opportunità, affrontare i divari e costruire condizioni perché questa città e la sua area metropolitana possano crescere. Su questo terreno continueremo a misurare chi amministra e, soprattutto, a mettere in campo le nostre proposte.

Non accettiamo quindi lezioni di autonomia, libertà e moralità da nessuno. E certamente non da chi pretende di descrivere come «servo sciocco» un partito semplicemente perché ha scelto di non piegarsi davanti al potente di turno.

Armando Hyerace
Segretario provinciale del PD Messina

Valentina Martino
Presidente PD Messina

Tempostretto continuerà a essere una testata libera

In qualità di direttore responsabile, mi sento di evidenziare che la nostra testata continuerà a essere libera e indipendente, senza fare sconti a nessuno. Come gli stessi Hyerace e Martino scrivono, “con i giornalisti di Tempostretto lavoriamo quotidianamente e non abbiamo mai avuto motivo di dubitare della loro correttezza”. Così sarà ancora, come mi è stato chiesto quattro anni fa, al momento dell’assunzione dell’incarico, dall’amministratore Trimarchi e dalla società.

M.O.

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