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Caso Provvy, 3 condanne per i tecnici del Cas

Alessandra Serio

Caso Provvy, 3 condanne per i tecnici del Cas

giovedì 23 Gennaio 2020 - 23:52
Caso Provvy, 3 condanne per i tecnici del Cas

Otto assoluzioni e 3 condanne per l'omessa vigilanza sulle condizioni di sicurezza del viadotto da cui precipitò Provvidenza Grassi nel 2013.

Tre condanne: ad un anno per Maurizio Trainiti e Lelio Frisone (per lui la pena è sospesa), a 2 anni per Gaspare Sceusa.

Assolti perché il capo non sussiste Antonino Gazzara, Patrizia Valenti, Antonino Minardi, Matteo Zapparata, Anna Rosa Corsello e Calogero Beringheri; Benedetto Dragotta, Mario Pizzino. Non doversi procedere per Felice Siracusa, incapace di stare al processo.

E’ questo il verdetto della I sezione penale del Tribunale alla fine del processo legato alla vicenda di Provvidenza Grassi. Erano passate le 23 quando il Collegio (presidente Silipigni) è entrato in aula per leggere il dispositivo che – in attesa di leggere le motivazioni – sembra aver accolto in massima parte le richieste dell’Accusa, che aveva appunto sollecitato 3 condanne e l’assoluzione di tutti gli altri imputati.

I giudici hanno anche riconosciuto il diritto al risarcimento ai genitori della ragazza, alla sorella, al marito Giacomo Zinna ed a Fabio Lo Schiavo, che sarà liquidato in sede civile, ed ha disposto il pagamento di una provvisionale di 100 mila euro per ciascun genitore – che i 3 condannati dovranno rifondere in solido.

Provvy, così era nota a tutti la giovane, scomparsa a soli 27 anni, era in viaggio a bordo della sua Fiat 600 sulla tangenziale della A20 quando perse il controllo del mezzo, precipitando dal viadotto Bordonaro. Non riuscì a liberarsi dalle lamiere dell’auto, non riuscì a chiedere aiuto. Morì patendo atroci sofferenze.

Era il luglio del 2013 e per mesi i genitori e i carabinieri cercarono di capire cosa le fosse successo, non avendo alcuna notizia. Proprio i militari individuarono il veicolo, la notte tra il 22 e il 23 gennaio 2014, e i miseri resti della ragazza.

L’inchiesta mise sotto accusa lo stato del viadotto e in particolare gli interventi di manutenzione, chiamando in causa il Consorzio Autostrade Siciliane, che al processo è stato citato come responsabile civile.

Nel processo sono stati impegnati gli avvocati Alberto Gullino, Valter Militi, Cristina Arena, Eugenio Passalaqua, Giuseppe Pustorino, Giovanni Calamoneri, Domenico Pustorino come difensori degli imputati, Andrea Florio e Roberta Mauro per le parti civili.

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