"Binario Uno": siamo noi che cambiamo il finale e non sarà l'ultima fermata - Tempo Stretto

“Binario Uno”: siamo noi che cambiamo il finale e non sarà l’ultima fermata

Rosaria Brancato

“Binario Uno”: siamo noi che cambiamo il finale e non sarà l’ultima fermata

lunedì 02 Dicembre 2019 - 09:11
“Binario Uno”: siamo noi che cambiamo il finale e non sarà l’ultima fermata

Presentato il libro di Salvatore Mastroeni e Cristina Puglisi Rossitto: un'analisi delle nuove povertà ed un modello per cambiare il nostro cuore

Davanti alla grande finestra, nel corridoio del treno, lo osservo mentre entra nel bagno pubblico della stazione. La tovaglia da tavola a quadretti rossi, che ha sulle spalle, attira la mia attenzione. Cosa ci fa un uomo con una tovaglia da tavola sulle spalle?”

Binario Uno è la storia che si fa

Binario Uno non è un libro, sono pagine di un quotidiano senza gli articoli di politica, è il Vangelo del 2019, è un quadro che stiamo dipingendo con una tela a brandelli, è la storia mentre si fa, mentre la si vive.

Binario Uno, di Salvatore Mastroeni e Cristina Puglisi Rossitto dovremmo leggerlo in uno di quei pomeriggi capricciosi durante i quali ci crogioliamo nelle nostre  lamentele e ci sentiamo crocifissi da un mondo arido e astioso. E poi rileggerlo quando siamo annoiati, abbiamo litigato con il nostro capo, siamo frustrati da ambizioni rimaste nel cassetto. Dovremmo studiarlo a memoria ogni volta che ci chiediamo “ma che senso ha la mia vita?” o vogliamo scappare da una Messina che consideriamo borghese, provinciale, ipocrita.

Le nuove povertà

Binario Uno (Di Nicolò edizioni) è un resoconto dell’Istat senza i freddi numeri, è un’analisi sulle nuove povertà nei confronti delle quali il sistema dei servizi sociali, i nostri schemi mentali e le attuali leggi sono vecchie e inadeguate.

Un giudice, Salvatore Mastroeni, che con l’associazione Madre Teresa di Calcutta, dedica la sua vita e la sua anima all’universo invisibile della stazione. Una commercialista, Cristina Puglisi Rossitto, che con l’associazione “gli Invisibili” e Benefit ha trasformato il modo di stare tra gli ultimi.

La doppia Messina “invisibile”

Per molti mesi si scambiano mail, si scambiano la pelle, i racconti, le emozioni e le motivazioni. Ne esce fuori una doppia Messina “invisibile”: quella che non vogliamo vedere e quella che non vuole farsi vedere perché si vergogna.

Entrambe sono invisibili anche alla carità pelosa, quella “ufficiale”, delle passerelle e delle piccole elemosine, quella degli slogan, delle feste “comandate” e della domenica in chiesa.

Ci sono i senza tetto della stazione, che sono i racconti dolenti di Mastroeni, l’ultima fermata, perché spesso, se arrivi lì non torni indietro. Poi ci sono le storie degli Invisibili di Cristina Puglisi Rossitto, quelle della nuova povertà, che è temporanea,  è nascosta e si nasconde.

Imparare a donare

Binario Uno non è scritto per gli Invisibili ma per noi che non sappiamo donare, che non conosciamo il nuovo volto del disagio. Ma che potremmo essere i prossimi a chiedere aiuto. Basta un inciampo nel percorso della vita, un licenziamento, un lutto, una malattia, un divorzio conflittuale, la chiusura di un’attività, un investimento sbagliato. La vita crolla. Ma la dignità no.

Salvatore Mastroeni e Cristina Puglisi Rossitto ci insegnano il rispetto del valore di ogni singola vita, ci invitano a rispettare la dignità di ogni singolo uomo nei binari della strada.

Gli Invisibili

C’è la mamma che chiede le lasagne al forno per il compleanno della figlia, perché quando crolli anche le lasagne diventano un lusso, c’è il “pane in attesa”, le borse della spesa portate a casa delle famiglie che si vergognano a stare in fila alla mensa dei poveri. Ci sono i libri di studio comprati per quei figli che non devono restare indietro, le bollette per chi deve scegliere tra il pane e la luce. C’è la signora ricca che dona i vestiti vecchi, logori, senza bottoni, ma che guardando un giorno in viso la donna che dovrà indossarli, impara la grande bellezza del donare.

Salviamo l’uomo

Già perché donare non è “espiazione” o pulirsi la coscienza. E’ semplicemente amare. Come scrive Mastroeni: “Tento solo di salvare chi sta alla stazione per urlare salviamo l’uomo, riscopriamo umanità e amore come uniche armi, pur a livello di mani nude, per lottare contro la disumanizzazione e ogni legge di profitto, d’interesse, di potere che dia valore zero ad ogni singolo uomo”.

Il libro è stato presentato all’interno di Benefit, alla presenza delle associazioni  e dei singoli che sostengono questo straordinario tesoro, di padre Tonino Schifilliti, del sindaco De Luca e dell’assessore Calafiore.

Benefit: lo store solidale

 Benefit è una boutique dove si può scegliere, dove è bello entrare e fare shopping ed è bello uscire con in mano qualcosa, anche per chi dona. Nella porta accanto di Benefit c’è DonHaus, là dove la spesa si paga donando il proprio tempo. Per DonHaus Cristina Puglisi Rossitto ha fatto un appello al sindaco e all’assessore, perché se vuoi sconfiggere le nuove povertà devi trovare, come istituzione pubblica, nuovi modi per rispondere a queste emergenze.

Il grazie più grande va alle straordinarie e straordinari volontari che ogni giorno rendono possibile il miracolo del dono a Benefit, DonHaus, Madre Teresa di Calcutta. Senza di loro nulla sarebbe stato possibile.

Donare è contagioso

E poiché l’amore e il coraggio sono contagiosi è stato presentato dall’architetto Rosaria Lanfranchi il progetto “In-tra Architettura”. Dal 5 al 22 dicembre il suo studio in via Risorgimento n.20 e gli altri negozi “in rete” saranno a disposizione per raccogliere i doni destinati a Benefit. Il 22 ci sarà poi l’asta di beneficenza per il quadro “Cariddi”  donato dall’artista messinese Nessun Nettuno.

“Se accendi una lanterna….”

Il ricavato della vendita di “Binario Uno” sarà devoluto a Benefit. Ma il libro deve “camminare” con i piedi di chi si fa testimone dell’unico modo possibile oggi di essere comunità: quando c’è gelo e pioggia, i viaggiatori della vita si coprono sotto lo stesso mantello. “Se accendi una lanterna per un altro anche la tua strada ne sarà illuminata” (Nichiren Daishonin).

Siamo noi che cambiamo il finale

Vi ricordate l’uomo al Binario Uno, con la tovaglia rossa a quadri sulle spalle? Viveva alla stazione da 9 mesi. Un divorzio burrascoso, poi la moglie aveva portato a Messina la loro bimba di 8 anni. Così lui aveva lasciato tutto ed era venuto a Messina, per potere vedere la bimba negli orari di visita. Lavorava come autista per 800 euro al mese ma i soldi andavano via per gli alimenti. Così ogni mattina usciva dal bagno della stazione pulito, pronto alla nuova giornata, sapendo che l’amore per la figlia avrebbe vinto. Il popolo degli Invisibili nei mesi successivi lo ha aiutato. Lui ha avuto un tetto ed una casa dove far dormire la figlia nei giorni di visita.

Ecco perché questo libro è scritto per noi. Siamo noi che facciamo la differenza tra l’ultima fermata ed una sosta alla stazione. Siamo noi che cambiamo il finale di queste storie.

Rosaria Brancato

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