Aggravata la misura al presunto stalker dell'onorevole Calderone. Parla il suo difensore, l'avvocato Ugo Colonna
Barcellona Pozzo di Gotto – Si è costituito non uno ma tre volte. Presso caserme di diverse forze dell’ordine. Alla fine, oggi, è stato il giudice ad aggravargli la misura, disponendo il carcere anziché i domiciliari. E’ il più recente sviluppo del caso di Aurelio Coppolino, il comunicatore barcellonese arrestato per stalking nei confronti dell’onorevole Tommaso Calderone. Il legale e parlamentare non è la sola personalità pubblica barcellonese su cui è intervenuto Coppolino, nei suoi affondi social, ma è stato lui a denunciarlo, facendo scattare la misura della magistratura. A dare notizia del trasferimento in carcere è il suo legale, l’avvocato Ugo Colonna, che interviene sull’argomento: “Spero in carcere non gli si vieti anche carta e penna”.
La libertà di pensiero nel caso Coppolino
“Nelle denunce Tommaso Calderone lamentava di soffrire di ansia e di doversi far accompagnare nei suoi spostamenti quotidiani a causa del timore a seguito di tali veementi attacchi, a suo dire falsi nel contenuto. Le denunce per stalking hanno avuto l’effetto desiderato: chiudere la bocca al Coppolino, a cui dapprima sono stati sequestrati i canali social ed anche i dispositivi digitali, poi è stato posto agli arresti domiciliari in quanto ha ritenuto di continuare ad esprimere il proprio pensiero con la parola secondo quanto prescrive l’articolo 21 della Costituzione, che nel 1948 avrebbe posto fine alla censura di epoca fascista. Nell’interrogatorio di garanzia svoltosi il 26.6.2026, il dottor Coppolino ha sottoposto al Pm e al Gip documenti su cui si basavano le sue denunce su Calderone, rese pubbliche sin da aprile quando si trovava a Pisa, accusato di essere uno dei soggetti che hanno consentito almeno negli ultimi 15 anni l’affermazione della mafia in Barcellona Pozzo di Gotto, quella nuova consolidatasi in aggiunta o sostituzione dei vecchi esponenti. Tutto ciò lo avrebbe reso, nell’ottica di Coppolino, immeritevole di partecipare a competizioni elettorali”, scrive l’avvocato Colonna, che difende Aurelio Coppolino.
Il Coppolino dossier
“In meno di 24 ore la misura dei domiciliari è stata confermata, osservando che i documenti di circa 350 pagine forniti all’autorità giudiziaria sono frammentari e mancano le sentenze a carico di Calderone. Il dottor Coppolino ha, pertanto, inteso che non vi è, da parte dell’Autorità Giudiziaria reale intenzione di acclarare la realtà oggettiva che sta dietro l’ampia documentazione fornita: annotazioni delle forze dell’ordine e denunce dei Carabinieri che non hanno avuto seguito. Inoltre il dottor Coppolino ha documentalmente rappresentato la presenza di dichiarazioni di collaboratori compiacenti finalizzate a smentire quelle accusatorie nei confronti della sua controparte”, sostiene l’avvocato.
La denuncia del deputato Calderone: “Una serie di condotte gravemente lesive della sfera personale e professionale”
In seguito all’inchiesta, sono stati chiusi i social network di Coppolino. Secondo gli investigatori, l’uomo utilizzava in modo costante piattaforme social, dirette streaming, video e altri strumenti di comunicazione per diffondere contenuti ritenuti offensivi e denigratori nei confronti di diversi soggetti. Tutto è partito da una querela di Tommaso Calderone, avvocato e deputato di Forza Italia, che aveva denunciato “una serie di condotte ritenute gravemente lesive della propria sfera personale e professionale”. Da qui l’intervento della Procura della Repubblica di Barcellona, guidata da Giuseppe Verzera.
Le indagini sono state coordinate dalla Procura con la direzione del sostituto procuratore Michele Scaglione.

