Centro Nemo Sud, processo per Vita e Fontana

Centro Nemo Sud, processo per Vita e Fontana

Alessandra Serio

Centro Nemo Sud, processo per Vita e Fontana

giovedì 09 Luglio 2026 - 07:42

In autunno il dibattimento sul Centro per le malattie rare operante al Policlinico

Messina – Sarà il processo a stabilire se sono stati commessi reati, nella gestione del Centro Nemo Sud da parte della Fondazione Aurora, attraverso la convezione col Policlinico di Messina – all’interno del quale la struttura opera – e l’accreditamento regionale.

Centro Nemo Sud, l’inchiesta

Lo ha deciso il Giudice per le indagini preliminari Salvatore Pugliese che ha rinviato a giudizio i due unici imputati rimasti nel procedimento, il professor Giuseppe Vita e Alberto Fontana di Aurora onlus. Il processo comincerà il prossimo 13 ottobre ed è davanti ai giudici di primo grado, attraverso il dibattimento, che emergerà se ci sono effettive responsabilità da parte dei due nella vicenda. Vita e Fontana sono difesi dagli avvocati Elena Montalbano, Bonaventura Candido e Federico Trivulzi.

Com’è andata l’udienza

Esce dal processo la Fondazione come persona giuridica per prescrizione delle contestazioni, mentre i due imputati vanno a processo con l’accusa già modificata nel corso dell’udienza preliminare, come richiesto la scorsa udienza dal pubblico ministero Piero Vinci, che ha specificato una contestazione relativa al presunto interesse da parte della fondazione.

L’inchiesta

Il magistrato ha diretto gli accertamenti dei Carabinieri sul Centro, scaturiti dall’esposto del professor Dattola e relativa ai fondi regionali destinati al Centro che si occupa di malattie rare. L’ipotesi iniziale, in qualche modo sgonfiatasi con gli accertamenti, è che le procedure che consentirono l’accreditamento a livello regionale fossero state “forzate”. L’indagine investì originariamente anche i direttori del Policlinico e i vertici regionali, avvisati e ascoltati nel corso dell’inchiesta ma la cui posizione è stata successivamente archiviata.

I primi provvedimenti

Nel  maggio 2024 erano scattati sequestri e interdizioni. Dopo i primi interrogatori erano state revocate le sospensioni disposte in prima battuta, mentre nell’ottobre successivo erano caduti anche i sequestri delle somme e dei beni. La richiesta di rinvio a giudizio “ristretta” sembra tenere conto degli sviluppi del procedimento.

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