C'era una volta a Messina la corazzata elettorale del centrodestra

C’era una volta a Messina la corazzata elettorale del centrodestra

Marco Olivieri

C’era una volta a Messina la corazzata elettorale del centrodestra

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mercoledì 27 Maggio 2026 - 15:19

Dal 2013 perde le elezioni per il sindaco in città e resiste ma non convince con forze politiche sempre più stanche. In linea con gli scricchiolii in Sicilia

di Marco Olivieri

MESSINA – Dal 2013 non riesce ad eleggere un sindaco a Messina. Renato Accorinti, Cateno De Luca e ora per due volte Federico Basile hanno battuto il candidato di quella che un tempo era una corazzata. Il centrodestra si ferma in città al 29,84 per cento come coalizione. Il suo candidato sindaco, Marcello Scurria, ottiene il 26,9% contro il 58,42 di Federico Basile. Quattro anni fa Maurizio Croce, per il centrodestra, prese qualcosa in più: il 27,8%.

Ora Forza Italia fuori dal Consiglio con il 3,49% è il simbolo della disfatta. A salvare la “casa” politica sono Fratelli d’Italia, ma solo al 7,58% (meno del Pd), e l’area genovesiana di Popolari e Autonomisti con il 7,46%. La Lega entra quasi per il rotto della cuffia con il 5,07%. E sei su sette presidenti dei Quartieri che vanno a Sud chiama Nord, a discapito del centrodestra, diventano un altro emblema del crollo in buona parte (ma non solo) dell’area che fa riferimento a Francantonio Genovese e al figlio Luigi.

Il voto, insomma, conferma un indebolimento di tutto il centrodestra. Da parte sua, Matilde Siracusano, come sponsor politico di Scurria, si è spesa in prima persona, portando in città una serie di ministri in campagna elettorale. In più, dal senatore Nino Germanà all’assessora regionale Elvira Amata, non è mancato il sostegno di messinesi con ruoli di responsabilità. E, rispetto al 2022, non c’è nemmeno l’alibi della divisione politica, dato che la Lega stavolta ha partecipato alla coalizione. Ma sull’altro versante l’esercito delle 15 liste di Sud chiama Nord ha avuto come percentuale il 57,16%, con tanto di premio di maggioranza e 20 consiglieri.

Una crisi di idee, di leadership e di organizzazione nel centrodestra messinese e siciliano

Così Matilde Siracusano ha commentato le dimissioni del coordinatore cittadino di FI Antonio Barbera: “Con la scelta di dimettersi, Barbera si è assunto la responsabilità politica del risultato deludente ottenuto da Forza Italia a Messina. Adesso ci aspettiamo che ciascuno si assuma le proprie responsabilità, nella consapevolezza che determinati atteggiamenti e alcuni individualismi non abbiano certamente fatto bene alla nostra squadra, che, invece, nella competizione elettorale, avrebbe avuto bisogno di unità e del sostegno convinto di tutte le sue componenti”. Parole che confermano le lacerazioni dentro il partito, spaccato pure in Sicilia, e nella coalizione.

Ma il risultato a Messina, in primis, conferma la distanza della parlamentare e sottosegretaria, in termini di consensi, dalla sua città. Ed emerge una crisi di leadership, di idee e di organizzazione che viaggia in parallelo con gli scricchiolii della maggioranza all’Ars e ora alle amministrative in Sicilia. Come ricorda Mario Barresi su “la Sicilia”, il centrodestra nell’isola governava 13 dei 17 Comuni al voto con il proporzionale e ora si ritrova con appena sei sindaci eletti al primo turno.

Chi si conforta con alcuni risultati è il senatore Germanà, segretario regionale: “La Lega supera a pieni voti il voto per le amministrative in Sicilia. In tutte le città dove ci siamo presentati abbiamo superato abbondantemente la soglia di sbarramento, anche a Messina nonostante lo tsunami De Luca. In particolare ad Agrigento otteniamo il 6,40%, a Marsala il 5,63%, a Termini Imerese il 9,39%, a Bronte il 9,15% a San Giovanni La Punta il 6,51%, a Messina il 5,07% e a Carini il 7,05%. La Lega in Sicilia oggi è una realtà concreta a cui la gente dà fiducia, anche per la classe dirigente che sa esprimere”.

Barbagallo: “In Sicilia il centrodestra affonda”

Chi invece vede nell’indebolimento del centrosinistra, nei 71 Comuni dove si è votato, un’opportunità per il campo largo progressista è il segretario regionale del Partito democratico Anthony Barbagalo: “La Sicilia è sempre stata antesignana delle tendenze di voto. Lo è anche stavolta, rispetto anche al trend nazionale. Infatti, qui il centrodestra affonda, dilaniato e diviso, mentre la coalizione progressista attecchisce e si fortifica nei territori. Il Pd – che è resta il Partito di riferimento nel centrosinistra – cresce e si rafforza aumentando il dato di lista e il numero delle presenze nei consigli comunali. Civiche escluse, il Pd è il partito più votato a Marsala, Termini Imerese, Floridia e Lentini. E torniamo ad esprimere consiglieri comunali a Marsala, dove 5 anni fa la lista non superò lo sbarramento Milazzo e ad Agrigento. Nella città dei templi il Pd era assente in consiglio comunale da 15 anni. A Messina la scorsa volta alla fine dello spoglio vennero eletti 2 consiglieri, mentre adesso, in base ai nostri dati, passiamo a 3”.
“Alcuni dati: nei Comuni più popolosi dove si votava con il proporzionale lo schieramento di opposizione al governo regionale passa da 3 Comuni (Carini, Termini e Floridia) a 5 (Marsala, Termini, Floridia, Lentini, Enna). Più in generale, il centrodestra di governo amministrava 10 Comuni (Marsala, Villabate, Misilmeri, Barcellona, Milazzo, Agrigento, Augusta, Bronte, Ribera, Ispica) e oggi ne governa 4 (Ribera, Carini, Milazzo, Augusta). Tre i Comuni (su 71 al voto) al ballottaggio e tutti a guida centrodestra: Agrigento, Ispica e Bronte dove la partita è tutta da giocare al secondo turno. Una menzione per la mia Pedara – aggiunge Barbagallo – Comune di 15.000 abitanti dove viene riconfermato il sindaco Alfio Cristaudo, con oltre il 72% delle preferenze. Si impongono inoltre nostri sindaci uscenti a Polizzi e Mirto e vinciamo anche a Malfa, Sutera, Raccuglia e Caltavuturo”, conclude Barbagallo.

Il centrosinistra non incarna ancora una solida alternativa al centrodestra

Tuttavia, la risposta alla crisi del centrodestra non ha ancora trovato, sull’altro versante, un’alternativa solida. Ovvero una coalizione di centrosinistra, o campo largo, capace di essere innovativa e credibile sul piano della classe dirigente e del programma. Con un progetto politico chiaro e meritevole d’attrarre consensi, spingendo il popolo dell’astensione a tornare a votare. Ecco da dove deve ripartire l’area progressista se vuole davvero incarnare in Sicilia, e in Italia, un’ipotesi governativa di rottura rispetto all’eterno dominio del centrodestra.

Nella foto Scurria, il ministro Picheto Fratin, Siracusano e Germanà nella zona falcata a Messina.

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3 commenti

  1. Tutti a parlare dicendo delle grandissime cavolate, il voto per le elezioni locali quindi comunali principalmente non ha nessuna rilevanza a livello di voti per le politiche nazionali, non rientra nelle statistiche, a livello locale il voto sì basa molto su amicizie, conoscenza e clientelismo, non si vota il partito ma la persona facendo riferimento a Messina gli oltre mille e passa candidati si potevano presentare anche col simbolo di Hamas, o dell’Isis o anche del partito fancazzisti italiano li avrebbero votati lo stesso perché il voto ribadisco va alla persona non al simbolo con cui sono candidati. Quindi assolutamente farlocco parlare di sconfitta della destra e tenuta della sinistra non ha assolutamente senso.

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  2. Dimenticavo l’onorevole Barbagallo, che afferma che la destra affonda, è allora il Pd che fa va direttamente in apnea, della serie il bue da all’asino del cornuto

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  3. Vogliamo scommettere che presto l’ultimo a destra transiterà come la simpaticissima Ravetto in Futuro Nazionale?
    Vogliamo scommettere che le spiegazioni che verranno fornite alla stampa saranno le medesime?

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