Come sono andati gli interrogatori dei 17 arrestati per droga dai Carabinieri tra Milazzo e Messina
Messina – E’ stato un passaggio relativamente rapido quello in carcere del giudice per le indagini preliminari Salvatore Pugliese. A confronto con i 17 arrestati dell’operazione Crack Palace per gli interrogatori di garanzia, il giudice si è trovato davanti un muro di silenzio. La totalità delle persone coinvolte nel blitz anti droga dei carabinieri di Milazzo, infatti, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e ha taciuto anche alle domande del pubblico ministero, il sostituto della Dda Francesco Massara.
E’ sua l’inchiesta sfociata nella retata del 25 marzo. Una indagine che però parte da lontano. A dare il via agli accertamenti dei militari dell’Arma, infatti, è stato l’arresto, a inizio del 2023, di un pregiudicato di San Filippo del Mela. Ovvero Giuseppe Murabito inteso “Il Liparoto”. Nella sua abitazione quel giorno gli uomini in divisa hanno trovato diverso materiale per lo spaccio e hanno quindi cominciato a tenerlo sotto controllo. Mesi di video sorveglianza, che hanno rivelato il continuo via vai dall’abitazione di consumatori di stupefacenti.
Il Crack Palace di Barcellona
Intercettando le sue conversazioni e pedinandolo, poi, gli investigatori hanno ricostruito anche i suoi rapporti, individuando i principali fornitori, tra Messina e Barcellona. Qui è tornata sotto i riflettori Simona Costa, moglie del pregiudicato Francesco Esposito, in quel momento rinchiuso in carcere al Madia. Anche da dietro le sbarre, e con la complicità della moglie, l’uomo continuava a spacciare. Entrambi erano stati quindi arrestati dalla Polizia nel 2024. Insieme a loro erano finiti nel mirino anche altri protagonisti dell’inchiesta Crack Palace, nome in codice scelto col riferimento al grande giro di questa sostanza che veniva portata avanti a casa della Costa a Barcellona.
Le prossime mosse
Adesso i difensori, gli avvocati Pietro Ruggeri, Giuseppe Bonavita, Pinuccio Calabrò, Diego Lanza, Gaetano Pino e Salvatore Silvestro, valuteranno i prossimi passaggi processuali. La scelta di non rispondere agli interrogatori è infatti legata anche all’esigenza, da parte dei legali, di valutare prima gli indizi raccolti contro i loro assistiti. Dopo aver verificato gli atti di inchiesta, gli avvocati potrebbero decidere di ricorrere al Tribunale della Libertà perché riesamini i provvedimenti disposti dal giudice Pugliese. Il Gip ha autorizzato 17 arresti e rigettato la stessa richiesta avanzata dalla Procura per altri 7 indagati. Anche la Direzione distrettuale antimafia, quindi, potrebbe appellarsi al Riesame, insistendo nella richiesta.
