Poteva essere ben più grave il bilancio della tragedia messinese. Ecco perché
Messina – Un minuto circa, forse poco meno. Una manciata di secondi, tra il primo e il secondo cedimento, che hanno permesso a tantissime persone di lasciare l’edificio, prima che finisse in una montagna di macerie, alte oltre 4 metri. Il dato era già emerso, nei primi accertamenti dopo il crollo del palazzo Leone a Pistunina: il bilancio avrebbe potuto essere ancora più grave invece dopo il cedimento iniziale, i primi danni hanno allarmato chi si trovava negli altri piani e quella manciata di secondi ha permesso loro di mettersi in fuga. Ma le immagini proiettate ieri al vertice tra inquirenti, investigatori e le parti in causa, lo ha reso tragicamente evidente.
Quel minuto troppo lungo
E’ un vero e proprio film del terrore, quel che è “andato in onda” ieri, quando è stato mostrato un video in particolare, quello che meglio di tutti mostra appunto le varie fasi di quel che è accaduto nel giro di pochi attimi, pochi minuti prima delle 16 del 30 luglio scorso. Una visione privata perché a porte chiuse, anche se davanti intorno al tavolo erano in tanti. Tra loro, in particolare, alcuni dei familiari delle sei vittime.
Una visione privata e dolorosa
Per qualcuno di loro trattenere le lacrime è stato impossibile. Davanti gli occhi scorrevano le immagini del video, ma in fondo agli occhi le lacrime che bruciano ancora. E proprio come quel giorno maledetto sono lacrime sono ancora impastate di caldo sgomento, di rabbia e polvere. Perché la verità è ancora lontana, malgrado siano passati quasi 3 mesi. Dal punto fatto ieri al confronto organizzato dalla Procura, però, sembrano delinearsi alcune indicazioni importanti.
Il film con la dinamica del crollo
Anzitutto c’è quel video che inquadra, dalla statale, il primo cedimento avvenuto sulla parte sinistra dell’edificio. Solo dopo qualche decina di secondi crolla tutto il resto. Una manciata di minuti che non sono bastati a Rosa, Sara e Carmelo Leone, Santino Magazzù, Alessandra Frazzica e Lhairu Warnakulasuriya per salvarsi, ma hanno permesso alle tante altre persone all’interno dell’edificio di uscire prima che tutto venisse giù inesorabilmente, seppellendo vite, attività commerciali, abitazioni e speranze. Attraverso alcune diapositive, poi, sono stati “messi in fila” tutti i documenti che riguardano il palazzo: le concessioni edilizie, gli incartamenti acquisiti al Genio Civile, una serie di atti amministrativi di vario genere.
Il sopralluogo a Pistunina
Conclusa la riunione alla quale hanno partecipato anche i familiari e i legali di indagati e parti offese, i consulenti si sono spostati nell’area sulla Ss 114 dove si trova quel che resta dell’edificio e i vari detriti, accumulati tra Pistunina e il deposito a ridosso dello svincolo di San Filippo. I consulenti delle parti hanno esaminato i reperti insieme ai periti della Procura, in particolare quelli che verranno inviati ai laboratori della facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo dove saranno esaminati i materiali utilizzati nella costruzione. Sotto la lente, in particolare la qualità del calcestruzzo.
Cosa accade adesso nell’indagine
La riunione dunque è servita a chiudere la prima, lunga fase degli accertamenti: l’acquisizione della gran mole di documenti relativa alla vita dell’edificio, la raccolta, sistemazione e catalogazione dei materiali recuperati dal crollo, la ricerca delle immagini e la selezione di quelle ritenute più utili a verificare la dinamica del cedimento. Ora l’inchiesta entra in una seconda fase, ancora più importante, che dovrà fornire le risposte ai quesiti sollevati dai primi accertamenti. Al momento gli indagati restano cinque: l’imprenditore Alessandro Panarello e Pasquale D’Alì, titolare della ditta edile che ha effettuato dei lavori all’interno, il progettista Pietro Leone e gli ingegnere Francesco Colonna e Roberto Campagna, coinvolti nella fase del collaudo. Omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro i reati ipotizzati a vario titolo. Ma non è escluso che a questo punto il quadro di indagati e reati delineati possa cambiare, in vista di nuovi approfondimenti.

