Cgil, Cisl e Uil: «Aumentano le pensioni a gennaio. Anzi no… diminuiscono».

Cgil, Cisl e Uil: «Aumentano le pensioni a gennaio. Anzi no… diminuiscono».

Cgil, Cisl e Uil: «Aumentano le pensioni a gennaio. Anzi no… diminuiscono».

martedì 29 Dicembre 2009 - 11:46

Locorotondo, Muscolino e Catania: «La beffa: l’inflazione porterà ad una diminuzione rispetto all’aumento “elemosina”»

Formalmente in Italia le pensioni a gennaio aumenteranno. Ma nella sostanza ciò non accadrà, anzi, ci sarà una diminuzione. Ad illustrare come potrà accadere questo gioco delle tre carte sono Giuseppe Locorotondo, Carmelo Muscolino e Carmelo Catania delle federazioni Pensionati di Cgil, Cisl e Uil. I tre spiegano che per effetto della perequazione, con il rateo di gennaio, le pensioni aumenteranno per il 2010 dello 0,7%. In concreto significa che le pensioni al trattamento minimo (460,96 euro) avranno un aumento di 3,20 euro (circa 10 centesimi al giorno); i trattamenti assistenziali ( pensione sociale e assegno sociale) passeranno dagli attuali 339 e 411 euro a più 2,36 e più 2,86 (cioè circa 8 centesimi al giorno). Soltanto chi avrà una pensione di 2.288 euro (pari a 5 volte il trattamento minimo) avrà un incremento di 16 euro (cioè 50 centesimi al giorno). Tutti gli aumenti si intendono al lordo. «Sin qua l’elemosina», affermano i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. «Dulcis in fundo arriva la beffa: nel rateo di gennaio i pensionati potrebbero ritrovarsi un importo inferiore alle mensilità percepite nell’anno precedente. Infatti l’inflazione registrata dall’Istat nel 2009 è stata del 3.2% rispetto al 3,3% attribuito in via provvisoria. Di conseguenza sarà effettuato nel 2010 un recupero dello 0,1%».

Locorotondo, Muscolino e Catania, nel constatare «con amarezza che in Italia il fisco incide sulle pensioni per il doppio della media europea e che le pensioni ( da quando sono state sganciate dai salari e legate ad un paniere di beni lontano dai consumi reali delle persone anziane) hanno perso il 40% del loro potere d’acquisto», chiedono «l’apertura di una autentica trattativa a livello nazionale ed un uso virtuoso di tutte le risorse a livello locale in maniera da tutelare le persone in particolare in condizioni di povertà e disagio, a cominciare dagli ultra settantenni che vivono soli e dei non autosufficienti e diversamente abili che non possono pagare una badante».

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