Se a Messina cerchi un indirizzo, ci si perde tra isolati e numeri astratti. Nei paesi non esiste toponomastica urbana e tutte le strade di congiunzione con le grosse arterie sono identificate come “comunali” e “provinciali”
Sembra assurdo che nella nostra città ancora esista una toponomastica fatta di isolati che vengono rappresentati da numeri e lettere. Infatti, in Italia, questo sistema di odonomastica stradale è stato da decenni abbandonato perché non risulta sensato dare ad un edificio con più entrate e numerose abitazioni interne un identificazione univoca legata a un numero o ad una lettera. Il nostro caro (o odiato) isolato è – o sarebbe meglio dire “era”, visto che non è più utilizzato in nessuna parte del mondo – definito come un’unità urbana parzialmente o totalmente costruita in diversi modi e che, con la sua connessione ai sistemi della rete viaria, forma la membrana urbana; il tessuto caratteristico di un comprensorio urbanizzato. In sostanza, un chiaro sistema di viabilità è anche segno di riconoscibilità urbana, e l’isolato è impossibile da eguagliare con il dedalo delle infrastrutturazioni delle città attuali fatte di intersezioni e vicoli che di parallelo o perpendicolare hanno ben poco.
Che il sistema ad isolati sia ormai sorpassato non è un mistero, come non dovrebbe essere un mistero per i messinesi che il primo a servirsi di tale sistema fosse stato il nostro conterraneo Dicearco che nell’identificare palazzi, vie, ed abitazioni varie diede inizio allo sviluppo toponomastico urbano come noi oggi lo intendiamo. Conosciamo tutti la storia di Messina e da dove nascono gli isolati; figli del terremoto del 1908, tali strutture residenziali, quando la città era relativamente piccola, vennero identificati con numeri e lettere necessari per una definizione “a squadra” di un territorio martoriato dove era indispensabile una veloce costruttibilità e, di riflesso, una utile identificazione degli stessi. Ci sono strade il cui nome ha una storia e un preciso valore, ed è chiaro che non si possono cancellare i loro nomi senza alterare la fisionomia storica della nostra città, ma non è di questo che abbiamo bisogno, tranne che per le numerosissime vie Comunali e Provinciali che senza un riferimento “cappato” sarebbe impossibile individuare. Nelle nostre strade abbiamo la storia di una città, infatti non sono dediche fatte a caso, sono luoghi che per secoli si sono identificati con un nome ben noto a generazioni di messinesi.
Ciò è vero solo in parte, e cioè in quelle strade del centro come il Corso Cavour o la Via Garibaldi, ma ancor meglio con le vie Gerobino Pilli e Felice Bisazza, La Farina e Cane Facino, e tutte le altre che hanno qualche valenza storica con la città. Nei paesi fuori dal tessuto urbano invece non esiste forma toponomastica chiara e non possiamo certo lamentarci se la posta o il pacco che stiamo aspettando non arriva a destinazione, anche perché il vecchio postino – che suonava sempre due volte – è andato in pensione, ed oggi la nostra corrispondenza è affidata a giovani alle “prime armi” che senza riferimenti si trovano impediti nello svolgere al meglio il loro lavoro.
E che dire dei numeri civici che il cittadino decide di impiantare fuori dalla sua abitazione? C’è a chi piace quello in marmo, quello con le decorazioni, quello che compra al mercatino. E se piace il “27”, che importanza ha che la sua casa sia la prima della via? “il classico N° 1-2”. Io mi metto il 27 perché… mi piace. L’odonimia urbana andrebbe modificata soprattutto nei villaggi dove nemmeno il residente conosce il suo numero civico, e se il vigile urbano deve accertare una variazione di residenza non fa certo il suo lavoro nel migliore dei modi. Ed è anche da capirlo, il povero malcapitato che quel giorno con quel fardello di carte prova a cercare il tizio che si trasferisce in una “via comunale” qualsiasi. C’è pure chi, non sapendo l’indirizzo, si fa recapitare la posta, pensate un po’, in “Via Casa Sua 777”.
Insomma, ricostruire la toponomastica Messinese non è certo semplice o poco costoso, ma non sarebbe il caso di eliminare gli isolati, dare nomi seri alle vie comunali e provinciali o a quelle del CEP – le vie 17 -, e punire chi sceglie arbitrariamente il proprio numero civico? Diamo un segno di “riconoscibilità urbana” alla nostra città. Sarà un vantaggio per tutti, soprattutto per la nostra corrispondenza.

