Imprese siciliane in ansia. A rischio molti bandi regionali di sostegno

Imprese siciliane in ansia. A rischio molti bandi regionali di sostegno

Pippo Trimarchi

Imprese siciliane in ansia. A rischio molti bandi regionali di sostegno

venerdì 10 Luglio 2026 - 07:00

L'assessore Dagnino ha individuato una possibile soluzione ma i tempi potrebbero allungarsi molto mettendo in difficoltà le imprese

Uno stop improvviso e inatteso a tutti i bandi regionali. Il rischio che si intravede è dietro l’angolo ed è legato ad un cavillo, una interpretazione normativa piombata come un fulmine a ciel sereno su procedure già in corso, graduatorie pronte ad essere pubblicate e contributi pronti per essere erogati sia per le assunzioni che per il rientro dei cervelli, per il sostegno all’Editoria e chi più ne ha più ne metta.

La richiesta di parere al Cga

Tutto parte da una nota del Consiglio di Giustizia Amministrativa al quale l’Assessore regionale all’economia Alessandro Dagnino si era rivolto per un parere su un singolo aspetto di uno dei bandi. Stiamo parlando di quello da 150 milioni di euro in tre anni per contributi alle imprese siciliane che assumono.

L’assessore chiedeva al Cga se il bando rischiasse di violare le regole comunitarie visto che il contributo non viene rilasciato in regime “de minimis” che avrebbe compresso troppo la facoltà di sostegno economico della Regione alle imprese. Uno scrupolo per evitare problemi in seguito. Di fatto al Cga la Regione chiedeva di confermare che l’amministrazione gode dei tre requisiti richiesti sulla base di precedenti pronunciamenti, per superare proprio l’obbligo del regime “de minimis”.

L’inattesa risposta

La risposta giunta ha colto, però, tutti di sorpresa. Il Cga interviene a monte e sostiene che quel bando sarebbe illegittimo. come tutti gli altri. Ciò perché i bandi avrebbero natura di regolamento e lo Statuto siciliano prevede il parere preventivo da parte del CgA per i provvedimenti emanati dalla Regione in regime regolatorio.

Insomma, cara Regione, dovevi chiedere il mio parere prima, non adesso. Il rischio paventato dal CgA è che chiunque faccia ricorso proprio davanti alla giustizia amministrativa, lo veda accolto perché il bando sarebbe privo di un presupposto fondamentale di legittimità.

Cosa dice lo Statuto e l’interpretazione estensiva

In realtà, secondo lo Statuto, ad essere sottoposti a parere del Cga sono i decreti regolamentari del Presidente della Regione, quelli emanati per effetto di decisioni assunte dalla giunta, collegialmente. Ma il Cga fornisce una interpretazione estensiva alla luce delle riforme del 2000 e del 2010 che fanno transitare alcune competenze, in origine presidenziali, agli assessori e ai dirigenti generali. Per la Regione, invece, quei bandi non hanno regime regolatorio trattandosi di decreti a firma assessoriale o dirigenziale e quindi non indicati nell’elenco puntuale dei provvedimenti che vanno sottoposti a parere preventivo da parte del Cga.

Peraltro, in altro parere su questione diversa ma analoga, lo stesso Cga dibatte diversamente la questione e la demanda non alla singola sezione ma ad una adunanza generale a sezioni riunite.

Lo scambio di missive fra Regione e Irfis

Alla luce delle carte, però, l’Assessorato ha scritto all’Irfis informando di questo gap e invitando la società Finanziaria regionale incaricata dei bandi a determinarsi sul da farsi alla luce di questo parere. Uno scambio epistolare fra amministrazione e Irfis che va avanti già da qualche giorno e alla luce del quale appare più che probabile il congelamento di tutti i bandi e di tutte le graduatorie in fase di emanazione anche se il dibattito nasce solo dall’articolo 1 della legge di stabilità, quello riguardante i contributi per i nuovi assunti.

Irfis, però, chiede lumi anche sugli altri ricordando che la società opera su mandato e non autonomamente.

La soluzione

In questa impasse normativa l’assessore Dagnino ha presentato un emendamento all’Ars che di fatto riconosce ai provvedimenti assessoriali e dirigenziali un regime che non sia “regolatorio” e dunque li sottrae al parere preventivo obbligatorio da parte del Cga. Un passaggio che, però, potrebbe  scontrarsi con il sempre incerto umore dell’aula e potrebbe anche non essere risolutorio. Sbloccherebbe la maggior parte di bandi e graduatorie ma porrebbe alcuni provvedimenti a rischio nei confronti del regolamento Ue.

Parallelamente la Regione è tornata alla carica con il Cga sottolineando come la questione, posta in via incidentale nel parere della singola sezione consultiva del Consiglio di Giustizia Amministrativa, possa diventare invece dirompente non solo per i provvedimenti in corso di adozione ma anche per quelli emanati negli ultimi 40 o 50 anni e dunque chiede allo stesso CgA di pronunciarsi in maniera organica e conclusiva a sezioni riunite. Nel frattempo la frittata è servita e il rischio di rinvio alle calende greche è consistente.

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