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L’8% dei laureati Unime avvia un’impresa. La media nazionale è del 7%

Redazione

L’8% dei laureati Unime avvia un’impresa. La media nazionale è del 7%

mercoledì 27 Gennaio 2021 - 11:06
L’8% dei laureati Unime avvia un’impresa. La media nazionale è del 7%

I risultati del rapporto Laurea e Imprenditorialità

Il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha realizzato per la prima volta un rapporto dal titolo Laurea ed Imprenditorialità, nel quale si analizza la propensione dei laureati italiani ad intraprendere una attività imprenditoriale successivamente al completamento degli studi. Si tratta di un rapporto molto interessante, perché offre una visione sulla propensione al rischio dei laureati italiani, oltre che sulla loro inventiva e creatività.

Il rapporto coinvolge un numero considerevole di studenti che hanno concluso il loro percorso di studio, oltre 2 milioni 900mila persone, e copre un periodo abbastanza ampio dal 2004 al 2018. Per la realizzazione di questo lavoro, AlmaLaurea si è avvalsa della collaborazione di Unioncamere, mentre l’analisi è stata condotta dal Dipartimento di Scienze Aziendali dell’Università di Bologna. Nel periodo considerato, i neo-laureati hanno creato circa 236mila nuove imprese o, in alternativa, sono entrati nel capitale di circa 69mila realtà aziendali già esistenti, attraverso l’acquisizione di partecipazioni. Il rapporto, oltre a fornire una visione generale del panorama italiano, disaggrega il dato nazionale per analizzare la realtà di ogni singolo Ateneo, membro del Consorzio.

Università di Messina

Per quanto riguarda l’Università di Messina, sono stati presi in considerazione i profili di circa 4.400 laureati che hanno creato una nuova impresa e quelli di altri 987 individui che, invece, hanno acquisito quote in realtà già esistenti.

I predetti 4.400 studenti che hanno completato i loro studi ed hanno intrapreso una attività imprenditoriale rappresentano il 7.9% del totale dei laureati nel periodo 2004-2018. Il Magnifico Rettore nota con soddisfazione che questo dato appare superiore a quello nazionale, dimostrando che i laureati dell’Università di Messina si mostrano pronti a cogliere le sfide e le opportunità che il mercato presente. Questo dato appare più significativo se si tiene in considerazione che la realtà in cui viviamo dimostra numerose criticità, che non possono essere dimenticate. E, probabilmente, ciò è la conseguenza del fatto che i laureati a Messina che decidono di partecipare in realtà imprenditoriali già esistenti (1.8%) sono in percentuale di meno rispetto alla media nazionale (2.3%).

50.5 % donne, 49.5 % uomini

Il Rettore Cuzzocrea sottolinea con soddisfazione il fatto che gli imprenditori-laureati a Messina sono maggiormente donne (50.5% contro 49.5%). Questo dato è in linea con quello nazionale: le donne sembrano più propense ad assumere il rischio di impresa rispetto agli uomini. Un altro elemento da sottolineare, continua il prof. Cuzzocrea, è che la maggioranza dei laureati che decide di intraprendere una attività imprenditoriale non sono figli di imprenditori/liberi professionisti. Questo significa che il background familiare, per quanto importante, non esercita una influenza decisiva sulle scelte dei laureati. Parimenti significativo è il fatto che circa il 94% delle nuove realtà imprenditoriali sono localizzate in Sicilia o comunque nella medesima macro–area geografica. I laureati di Messina, quindi, tendono a non abbandonare la loro terra di origine, ma preferiscono investire qui, contribuendo alla crescita del tessuto economico-sociale-produttivo della Sicilia e del Sud Italia in genere.

Gli indirizzi di studio da cui provengono

Il prof. Maimone Ansaldo Patti, delegato del rettore per AlmaLaurea, rileva che alcuni corsi di laurea sembrano favorire una carriera imprenditoriale rispetto ad altre. Mentre è in un certo senso del tutto prevedibile che i corsi di indirizzo economico–statistico (27 %), politico–sociale (13.7 %) e giuridico (10.3 %) sono quelli da cui provengono maggiormente gli imprenditori–laureati di Messina, appare molto interessante il fatto che il 10.2% provengano dai corsi di area medico/professioni sanitarie. Quasi certamente, si tratta di giovani professionisti che, una volta conseguito il titolo di studio, decidono di intraprendere in autonomia la loro professione. Anche in questo caso, si tratta di un dato interessante, in quanto dimostra una buona propensione al rischio.

E’ importante sottolineare un altro aspetto. La percentuale di coloro che decidono di iniziare una attività imprenditoriale (circa l’8%) non deve apparire bassa (per quanto leggermente superiore al dato medio nazionale), ma essa è la conseguenza delle caratteristiche (nazionali) della realtà in cui viviamo. Infatti, la letteratura scientifica di riferimento documenta che la probabilità di intraprendere una attività imprenditoriale spesso risulta più bassa tra coloro che hanno avuto accesso ai gradi più alti di istruzione, in particolare nei paesi sviluppati. Infatti, i laureati hanno la possibilità di ottenere un lavoro dipendente sufficientemente (se non ben) retribuito, senza per questo assumere il rischio derivante dallo svolgimento di una attività imprenditoriale.


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2 commenti

  1. Ovvio. Se non fanno gli imprenditori cosa possono fare se non esistono aziende dove poter lavorare nè Enti Pubblici che assumono solo per merito. E quanti imprenditori falliscono ogni anno?

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  2. Avvocati, medici e ingegneri ridotti a vendere il pesce????

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