La morte di Giovanni Caponata. La figlia: "Mio padre era unico al mondo" - Tempo Stretto

La morte di Giovanni Caponata. La figlia: “Mio padre era unico al mondo”

Francesca Stornante

La morte di Giovanni Caponata. La figlia: “Mio padre era unico al mondo”

lunedì 21 Ottobre 2019 - 07:31
La morte di Giovanni Caponata. La figlia: “Mio padre era unico al mondo”

Giovanni lavorava nei cantieri di servizio del Comune, è morto dopo un grave incidente alla scuola Galatti. Le parole commosse della figlia

MESSINA – «Andare a lavorare per bisogno e poi non tornare mai più a casa. Morire per il bisogno. E’ assurdo, inspiegabile. Papà è il nostro eroe, il nostro angelo. Nessuno più ci potrà mai ridare il suo sorriso, la sua voglia di vivere. Ci manca, ci manca come l’aria. Grazie a lui però qualcuno continuerà a vivere, vivrà in altre persone. E’ quello che ci ha insegnato a fare: aiutare chi ha bisogno». Sono le parole della figlia di Giovanni Caponata, l’operaio rimasto vittima di un terribile incidente alla scuola Cannizzaro-Galatti.

Stava lavorando nei cantieri di servizio. E’ caduto da una scala mentre lavorava, è rimasto per nove giorni nel reparto di rianimazione del Policlinico di Messina. Ma non ce l’ha fatta. I suoi organi hanno salvato altre vite perché la famiglia ha deciso di donarli. Un gesto che ha molto commosso la città e che racconta tante cose di un uomo e della sua famiglia che è stata spezzata dalla morte e che però ha saputo far vincere la vita. Per lui, perché è quello che avrebbe voluto.

Un uomo che viveva per la sua famiglia

Giovanni era un padre, un nonno. Aveva tre figli e quattro nipoti. Stravedeva per tutti loro. Orgoglioso della sua famiglia, costruita su valori semplici e con tanti sacrifici. Una bella famiglia. Viveva al villaggio Cep. Giovanni era un gran lavoratore, anche se diversi anni fa anche lui, come purtroppo tanti, era rimasto disoccupato. Aveva perso il suo lavoro, ma non aveva mai smesso di darsi da fare. Tanti piccoli lavoretti per vivere e tirare su la sua famiglia. Sempre con dignità e sorriso, nonostante le difficoltà. Per questo era felice quando era arrivata la chiamata per i cantieri di servizi dal Comune di Messina. Seppur temporaneo, per soli tre mesi, aveva trovato un lavoro. E per quel lavoro Giovanni è morto.

La felicità spezzata dalla morte

«Mio padre non era riuscito a rientrare nella prima selezione dei cantieri di servizi. Ci sperava ma era rimasto fuori. Poi però in tanti hanno rinunciato per non perdere il reddito di cittadinanza e quindi la graduatoria è scalata. E’ arrivata la convocazione per lui. Era l’uomo più felice del mondo per essere riuscito ad avere questo lavoro, anche se era solo per tre mesi» racconta ancora la figlia.

Giovanni Caponata aveva scelto di stoppare il suo reddito di cittadinanza perché ha preferito andare a lavorare. Guadagnarsi quei soldi era più importante che restare a casa ad aspettarli senza far nulla. All’inizio, come raccontava la figlia, non era neanche rientrato nei cantieri di servizi. Poi invece la chiamata e la felicità. Un mese scarso di lavoro, la tragedia.

«Era la nostra gioia e noi eravamo la sua. Faceva tutto per noi, per portare avanti la famiglia. E’ stato un uomo, un marito, un papà, un nonno straordinario. Non ci ha mai fatto mancare nulla. Adesso è un angelo che veglia su di noi e sui suoi nipoti». La figlia non riesce a darsi pace per quello che è successo. Il dolore si scaglia forte dentro ogni sua parola.

L’ultimo atto di amore

Racconta della decisione di donare gli organi. L’ultimo atto di amore e altruismo di questa famiglia semplice.

«Uno degli ultimi argomenti di cui aveva parlato mio papà era stato Nicholas Green. Era successo proprio nelle scorse settimane, quando il Policlinico ha inaugurato il nuovo reparto di Rianimazione che porta il nome del bambino diventato un simbolo per la donazione degli organi. Mio padre rimase molto colpito da quell’esempio. Diceva che donare gli organi era una cosa molto bella. Un modo per aiutare le persone meno fortunate e che hanno bisogno. Per questo non abbiamo avuto dubbi e abbiamo deciso di donare i suoi organi. Sappiamo che era questo che avrebbe voluto. Così vivrà ancora».

Morire per il bisogno

La figlia spera che la città non dimentichi cosa è accaduto a suo padre perché al suo posto ci poteva essere chiunque altro. Se ci sono responsabilità saranno le indagini a dirlo. Oggi c’è una famiglia che piange la morte di un marito, un papà, un nonno. Un uomo che è morto per il bisogno.

Francesca Stornante

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