Una pianta tipica e simbolica della zona messinese. Ecco le sue caratteristiche
Le zone rimaste ancora incontaminate dei Peloritani sono ricoperte dall’Erica arborea, conosciuta comunemente come brugo, è una pianta tipica e simbolica dei Monti Peloritani. Questa specie della famiglia delle Ericacee è un arbusto sempreverde (che in condizioni ottimali può assumere portamento quasi arboreo, raggiungendo anche 4-6 metri di altezza) molto diffuso nella macchia mediterranea.
Nei Peloritani trova un habitat ideale grazie ai suoli acidi, all’altitudine variabile (spesso tra i 600 e i 1200 metri) e al clima fresco-umido influenzato dai venti e dalle nebbie frequenti. Qui l’Erica arborea forma estese cenosi, spesso associate ad altre essenze tipiche come sughere, castagni e roverelle, contribuendo in modo determinante al caratteristico paesaggio culturale e naturale di queste montagne.
Ciò che rende però l’Erica dei Peloritani particolarmente famosa non sono solo i suoi fiori bianchi e profumati (che sbocciano tra fine inverno e primavera, attirando api e insetti impollinatori), bensì il suo rizoma ipogeo, ovvero l’ingrossamento legnoso che si sviluppa sotto terra alla base della pianta, chiamato localmente pezzola nei Peloritani.
Questo rizoma, una volta essiccato e lavorato, dà origine alla famosa radica (o briar in inglese, da “bruyère” in francese), il materiale più pregiato e diffuso al mondo per la produzione di pipe da fumo di alta qualità. Il legno della radica è infatti eccezionalmente duro, compatto, resistente al calore e soprattutto neutro dal punto di vista aromatico.

Le pipe e le tradizioni dei Peloritani
La tradizione della pipa in radica di Erica arborea nei Peloritani ha radici storiche profonde. L’uso sistematico della pianta per questo scopo si diffuse in Sicilia soprattutto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando gli inglesi, grandi appassionati di tabacco e pipe, arrivarono sull’isola in numero significativo, sia per motivi commerciali che turistici e militari (il periodo post-unitario e i traffici nel Mediterraneo giocarono un ruolo importante). Furono proprio loro a scoprire e valorizzare le qualità della radica siciliana, riconoscendone le eccellenti caratteristiche rispetto ad altri legni allora utilizzati (come il legno di pero o di ciliegio). Portarono quindi la conoscenza e la domanda di questo materiale verso i mercati britannici e internazionali, contribuendo a far nascere una vera e propria filiera produttiva locale.
Nei Peloritani e nella provincia di Messina si sviluppò così un’importante attività artigianale e semi-industriale legata alle pipe: estrazione dei ciocchi (operazione dura e rischiosa, spesso affidata a “cioccaioli” esperti), prima lavorazione in loco e poi invio verso pipaioli messinesi o verso i grandi centri italiani (come Livorno, Milano o persino esportazione).

La migliore del mondo era quella peloritana
Per decenni la “pezzola peloritana” è stata considerata tra le migliori al mondo per venature, compattezza e resa estetica, tanto che ancora oggi gli intenditori cercano esemplari di radica proveniente da queste montagne.
Purtroppo la raccolta intensiva del passato, unita agli incendi ricorrenti e ai cambiamenti d’uso del suolo, ha ridotto le popolazioni più vetuste di Erica arborea adatte a produrre ciocchi di qualità superiore. Oggi la pianta continua a essere un elemento identitario dei Peloritani, protetta in parte da aree naturali e dal riconoscimento del suo valore culturale e paesaggistico. L’Erica arborea non è solo una pianta, bensì un pezzo di storia siciliana oggi sconosciuta.
