L'erica arborea dei Peloritani, la pianta aromatica con cui si costruivano le migliori pipe al mondo

L’erica arborea dei Peloritani, la pianta aromatica con cui si costruivano le migliori pipe al mondo

Daniele Ingemi

L’erica arborea dei Peloritani, la pianta aromatica con cui si costruivano le migliori pipe al mondo

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martedì 24 Febbraio 2026 - 18:00

Una pianta tipica e simbolica della zona messinese. Ecco le sue caratteristiche

Le zone rimaste ancora incontaminate dei Peloritani sono ricoperte dall’Erica arborea, conosciuta comunemente come brugo, è una pianta tipica e simbolica dei Monti Peloritani. Questa specie della famiglia delle Ericacee è un arbusto sempreverde (che in condizioni ottimali può assumere portamento quasi arboreo, raggiungendo anche 4-6 metri di altezza) molto diffuso nella macchia mediterranea.

Nei Peloritani trova un habitat ideale grazie ai suoli acidi, all’altitudine variabile (spesso tra i 600 e i 1200 metri) e al clima fresco-umido influenzato dai venti e dalle nebbie frequenti. Qui l’Erica arborea forma estese cenosi, spesso associate ad altre essenze tipiche come sughere, castagni e roverelle, contribuendo in modo determinante al caratteristico paesaggio culturale e naturale di queste montagne.

Ciò che rende però l’Erica dei Peloritani particolarmente famosa non sono solo i suoi fiori bianchi e profumati (che sbocciano tra fine inverno e primavera, attirando api e insetti impollinatori), bensì il suo rizoma ipogeo, ovvero l’ingrossamento legnoso che si sviluppa sotto terra alla base della pianta, chiamato localmente pezzola nei Peloritani.

Questo rizoma, una volta essiccato e lavorato, dà origine alla famosa radica (o briar in inglese, da “bruyère” in francese), il materiale più pregiato e diffuso al mondo per la produzione di pipe da fumo di alta qualità. Il legno della radica è infatti eccezionalmente duro, compatto, resistente al calore e soprattutto neutro dal punto di vista aromatico.

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Esemplari di erica arborea su aree impervie dei Peloritani.

Le pipe e le tradizioni dei Peloritani

La tradizione della pipa in radica di Erica arborea nei Peloritani ha radici storiche profonde. L’uso sistematico della pianta per questo scopo si diffuse in Sicilia soprattutto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, quando gli inglesi, grandi appassionati di tabacco e pipe, arrivarono sull’isola in numero significativo, sia per motivi commerciali che turistici e militari (il periodo post-unitario e i traffici nel Mediterraneo giocarono un ruolo importante). Furono proprio loro a scoprire e valorizzare le qualità della radica siciliana, riconoscendone le eccellenti caratteristiche rispetto ad altri legni allora utilizzati (come il legno di pero o di ciliegio). Portarono quindi la conoscenza e la domanda di questo materiale verso i mercati britannici e internazionali, contribuendo a far nascere una vera e propria filiera produttiva locale.

Nei Peloritani e nella provincia di Messina si sviluppò così un’importante attività artigianale e semi-industriale legata alle pipe: estrazione dei ciocchi (operazione dura e rischiosa, spesso affidata a “cioccaioli” esperti), prima lavorazione in loco e poi invio verso pipaioli messinesi o verso i grandi centri italiani (come Livorno, Milano o persino esportazione).

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Le foreste di erica arborea dei Peloritani.

La migliore del mondo era quella peloritana

Per decenni la “pezzola peloritana” è stata considerata tra le migliori al mondo per venature, compattezza e resa estetica, tanto che ancora oggi gli intenditori cercano esemplari di radica proveniente da queste montagne.

Purtroppo la raccolta intensiva del passato, unita agli incendi ricorrenti e ai cambiamenti d’uso del suolo, ha ridotto le popolazioni più vetuste di Erica arborea adatte a produrre ciocchi di qualità superiore. Oggi la pianta continua a essere un elemento identitario dei Peloritani, protetta in parte da aree naturali e dal riconoscimento del suo valore culturale e paesaggistico. L’Erica arborea non è solo una pianta, bensì un pezzo di storia siciliana oggi sconosciuta.

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