Un canale social contava quasi tremila iscritti e forniva elaborati pronti per gli esami di Stato subito dopo l'uscita delle tracce
La Polizia di Stato ha eseguito un decreto di perquisizione, emesso dalla Procura di Trieste nei confronti di una ventiduenne residente nella provincia di Messina, ritenuta responsabile della divulgazione di elaborati destinati al superamento delle prove dell’Esame di Stato 2026.
L’attività investigativa trae origine dal costante monitoraggio dello spazio cibernetico svolto dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Friuli-Venezia Giulia, intensificato in concomitanza con lo svolgimento degli esami di maturità al fine di individuare gruppi, canali e piattaforme utilizzati per la condivisione e la diffusione illecita di tracce d’esame, elaborati e soluzioni destinate ai candidati.
Nel corso delle attività gli investigatori hanno individuato, due giorni prima dell’avvio delle prove scritte, il gruppo social “Maturità 2026”, composto da circa 2.750 membri e articolato in diversi topic suddivisi per argomento e indirizzo scolastico, finalizzato a fornire informazioni, elaborati e strumenti utili ad affrontare la prova d’esame.
I successivi approfondimenti investigativi e l’analisi delle evidenze digitali hanno consentito di ricondurre la gestione del gruppo ad un profilo associato a un’utenza telefonica formalmente intestata a una giovane residente nella provincia di Messina.
Sulla scorta degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Trieste ha emesso un decreto di perquisizione delegato al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Friuli-Venezia Giulia, che ha operato in stretta collaborazione con la Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Messina, territorialmente competente per il luogo di esecuzione dell’attività.
Nel corso della perquisizione gli operatori hanno inoltre riscontrato che molti utenti stavano condividendo nel gruppo le soluzioni della seconda prova relative a diversi indirizzi di studio, organizzate dall’amministratrice in specifiche sezioni tematiche all’interno della piattaforma di messaggistica.
L’attività si è conclusa con l’inibizione del gruppo, impedendone l’ulteriore utilizzo da parte di migliaia di utenti e il deferimento della stessa in stato di libertà per la violazione della Legge numero 475 del 1925, “Repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di chi aspira a conferimento di lauree, diplomi, uffici e dignità pubbliche”.

