Messina è diventata un ring di lotta di fango, gara di rutti e a chi sputa più lontano - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

Messina è diventata un ring di lotta di fango, gara di rutti e a chi sputa più lontano

Rosaria Brancato

Messina è diventata un ring di lotta di fango, gara di rutti e a chi sputa più lontano

domenica 07 Febbraio 2021 - 09:48
Messina è diventata un ring di lotta di fango, gara di rutti e a chi sputa più lontano

Messina sta morendo ma noi nel frattempo viviamo in una bolla in cui ci azzanniamo come bestie feroci mentre la folla batte le mani

Potremmo parlare di un clima da lotta tribale, da gara a chi sputa più lontano, dal torneo peloritano del rutto. Oppure potremmo non scriverlo. Potremmo lasciare che una china sempre più pericolosa prosegua. Un po’ perché va di moda, è stato sdoganato di tutto in questi decenni, un po’ perché “ma si, in fondo chi me lo fa fare di essere presa di mira”, un po’ perché “ma sì, in fondo è solo apparenza, quel che conta è la sostanza”, un po’ per quieto vivere, un po’ per codardia, un po’ per pigrizia.

Drogati di social

Draghi non ha profili né su Facebook né su Instagram e non twitta, praticamente lavorerà h24 senza che hastag e like condizionino la sua vita. A Messina ci sono utenti talmente assuefatti ai social che se manca la dose di diretta quotidiana pensano che il tempo si sia fermato. Probabilmente il tempo non si è fermato, semmai siamo tornati indietro al Paleolitico. La lotta tra clan già era iniziata durante il mandato di Accorinti, e la guerra social, nata sul tema “può un sindaco non indossare giacca e cravatta e camminare scalzo?”, è poi divampata sull’isola pedonale e su qualsiasi decisione o non decisione venisse presa dall’amministrazione di allora.

Il dilemma sulla reiterazione….

Adesso sembra essere passato un secolo da quando il solo accenno dell’ex assessore Eller al lezzo di mafia coperto dai profumi di cipria fa persino tenerezza al cospetto di alcuni scontri social ai quali abbiamo assistito e dei quali abbiamo scritto. Accorinti che definisce indegni i consiglieri comunali sembra un dilettante, un partecipante della Corrida. Oggi il dibattito è tutto sul dilemma tra quale termine sia più offensivo o se la reiterazione di un’ingiuria ne vanifichi la portata o la amplifichi.

Lo sdoganamento di tutto

Lo ammetto, mi sento inadeguata a questo clima. Da cronista ho difficoltà a riportarli nero su bianco. Il problema in sé non è lo sdoganamento di un modo di fare politica lontano anni luce dal rispetto dell’altro come “avversario” o lo sdoganamento del linguaggio da bettola. Non è questo il problema. Non è un dilemma capire se definire asino piuttosto che c…. sia un insulto o un complimento, o se l’hai fatto in un momento di stizza o deliberatamente. Il dilemma non è che la stessa offesa se la dici a un uomo (o all’avversario di turno) va bene ma se la stessa parola la rivolgi ad una donna è attacco sessista. Il problema non è questo e non è, purtroppo, un problema di stile, di eleganza.

Strategia di distrazione?

Il problema è duplice. La lotta nel fango è diletto, arma politica o strategia di distrazione? Mentre voi giocate a chi alza l’asticella del turpiloquio cosa accade nel mondo reale? C’è poi il secondo problema ed è il più grave. Gli effetti collaterali. Citando Antonella Russo “se apri i recinti autorizzi a tutto”. Il problema è l’incitazione all’odio, all’insulto come unica forma, legittima, di contrapposizione.

Gli effetti collaterali

Le conseguenze, come sa chiunque sia stato vittima di questi attacchi, non è chi dà il “la”, il problema è chi fa il concerto, chi si sente autorizzato da quel momento in poi a fare carne da macello del bersaglio. Ho visto un video del fratello di una commerciante in lacrime per un brutto scherzo (il cartello col divieto d’ingresso agli asini volanti nel suo negozio). Una commerciante che ha visto il negozio chiuso per mesi (causa lockdown, zone rosse, fucsia, ultrarosse) e che l’ha dovuto richiudere a causa d’insulti social perché qualcuno le ha fatto uno scherzo che definire stupido è un eufemismo. Il problema è quel che accade dopo che Russel Crowe nel Gladiatore dice “al mio segnale scatenate l’inferno”. Sono le guerre sante contro il nemico, le crociate contro il povero cristo di turno. I confini del lecito diventano sempre più ampi e non sappiamo quante conseguenze, anche psicologiche questo crea. Non sappiamo se dalle parole violente c’è chi decide di passare ai fatti.

Tutti in un ring

E’ come se fossimo finiti tutti in un ring come bestie feroci, incitati a sbranarci tra di noi mentre la folla urla, come al Colosseo. Lo vogliamo davvero? Io sono certa che nessuno di noi lo vuole. Anche perché un conto è insultare nascosti da una tastiera (o da un nickname) una persona di qualsiasi lavoro, classe sociale, età, colore della pelle, opinione politica, religione, orientamento sessuale, un altro è farlo guardandolo/a negli occhi. Temo che se continuiamo così arriverà il giorno in cui anche incontrandoci per strada non vedremo più l’uomo e la donna che abbiamo di fronte ma solo uno schermo, una foto del profilo. Vedremo il bersaglio e colpiremo.

La spirale del silenzio

E se ci stiamo trascinando tutti in questo abisso è anche per quella che la professoressa Elisabeth Noelle-Neumann ha definito “la spirale del silenzio sin dagli anni ’70, periodo in cui Facebook non esisteva. In base a questa teoria, chi la pensa diversamente dagli altri non esprime la sua opinione: 1) vede che tutti la pensano diversamente e teme quindi che se i molti la pensano diversamente vuol dire che hanno ragione loro 2)teme che proprio perché diversa dai molti sarà emarginata e socialmente punita per la sua diversità. Essere minoranza fa paura. Così quella persona sta zitta. Ma più sta zitto chi teme di pensarla diversamente dalla massa più la spirale del silenzio si auto alimenta e la ragione dei tanti si trasforma in verità assoluta.

Messina muore

E’ per questa spirale del silenzio che stamattina mi sono chiesta se valeva la pena scrivere questo articolo o meno. Se ha davvero un senso mentre volano schizzi di ogni genere e da tutte le parti, provare a ricordare che ci sono altre modalità di confronto. E soprattutto la città sta morendo. Mentre noi viviamo in questa bolla credendo che il mondo inizi e finisca nella fattoria degli animali in cui ci siamo trasformati, fuori Messina muore. Vorrei poter vietare i commenti a questo articolo per evitare che le palle di fango rovinino la mia domenica. Ma in fondo non m’ importa. Quel che va detto va detto. E io non ci tengo a vincere la gara di rutti. Preferisco oggi leggere un bel libro, portare a passeggio il mio cane Gigi e guardare il cielo vero.

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31 commenti

  1. Cateno De Luca, con i suoi toni, i suoi modi, le sue brutture, i suoi atteggiamenti non istituzionali ha rotto gli equilibri di molti, di coloro che hanno sempre coltivato e alimentato sempre e comunque i propri interessi.
    Il problema di Messina siamo Noi messinesi, ci hanno fatto credere che alcune posizioni apicali sono solo per alcuni, molti diritti per pochi e non per tutti ma soprattutto che per ottenere qualcosa devi sempre passare da qualcuno. “Un Pecoraro” come lo chiamate, vi ha messo a posto!!!

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  2. Che ci piaccia o no, gli amministratori, i politici, rappresentano esattamente le persone che li hanno eletti.
    C’è, ci deve essere, un comune denominatore che li unisce.
    Se restiamo affascinati dal deputato regionale che suona in mutande la cornamusa, piuttosto che dal sindaco asceta in sandali e maglietta rossa anche il 10 gennaio, ci deve essere qualcosa che ci accomuna a loro.
    Loro non hanno alcuna colpa. Loro sono così. Siamo noi che li abbiamo scelti.

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    1. Che loro non abbiano nessuna colpa, parliamone.
      Sul resto, d’accordissimo: ognuno ha i politici che sceglie e che si merita.
      E sul sindaco non ci sono alibi: è proprio eletto dalla maggioranza dei cittadini.

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      1. Solo dalla maggioranza dei votanti al secondo turno.

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  3. Cara Rosaria ,se mi consenti di chiamarti così, leggo con molto apprezzamento i tuoi articoli,perché con grande professionalità arrivi in maniera diretta al nocciolo della questione. Dirti che hai perfettamente ragione potrei sicuramente sembrare ripetitivo; quello che ti posso garantire è che questo schifo (perché non esiste un altro aggettivo appropriato) negli ultimi cinquant’anni non l’avevo mai visto. Speriamo che questa triste pagina si chiuda presto per la povera e martoriata nostra grande Città con affetto Paolo C.

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  4. La dialettica sociale è spesso trainata da quella della politica e spiace dirlo, ma De Luca in questo ha fatto compiere un balzo in avanti con la piena consapevolezza di quanto sarebbe accaduto.

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  5. Al mio segnale, Direttore, non al mio via…

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  6. Signora Brancato, sono d’accordo con lei, ma nonostante io non apprezzi per nulla il sindaco, mi permetto di ricordarle che pochi giorni fa questa stessa testata ha pubblicato una raccolta di manifestazioni del sindaco che andavano dal folcloristico al patetico sino all’oscenità pura.
    Non penso si potrebbe parlare di censura se la stampa evitasse di fare da cassa di risonanza a certi comportamenti, contribuendo di fatto a sdoganarli.
    Io ho trovato tutto molto di cattivo gustoso, compreso il protagonista che oramai ha stancato.

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  7. Cogito ergo sun 7 Febbraio 2021 11:24

    Un conto e’ il serrato ma corretto confronto politico su temi concreti, un conto cio’ che Lei ha evidenziato. Personalmente preferisco il primo aspetto. Troppo facile “u buddellu fine a se stesso, a denigrare, a distruggere.

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  8. La Sua sensibilità esprime appieno il nostro sgomento e il fastidio di chi non ne può più. Si goda in pace la Sua domenica. È sempre la migliore

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  9. Era ora. Condivido pienamente. A tal proposito mi domando se il sindaco nella sua diretta facebook notturna era abbastanza sobrio visto che ha tracannato diversi calici di spumante?

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    1. Solo spumante?

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  10. Complimenti per la disamina. Purtroppo la faziosità e spesso l’ignoranza impediscono una visione a 360 gradi delle situazioni. Quello che mi lascia veramente amareggiato è che questo nasca da figure pubbliche ed istituzionali che hanno una responsabilità prima di tutto morale nei confronti dei cittadini. Si potrebbe amministrare benissimo nelle sedi preposte e con toni civili come si fa in migliaia di comuni italiani. Alla fine gli ammistratori cambiano o vanno via e saranno sempre i cittadini a pagare le azioni di questi “personaggi in cerca di autore”.

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  11. Condivido pienamente purtroppo rimarra’ solo un articolo

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  12. Eccellente analisi Donna Rosaria. Brava e coraggiosa!!!

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  13. Vorrei non essere d’accordo, ciononostante, condivido appieno l’analisi.

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  14. Il mondo è cambiato in peggio.
    Ricordo una prima pagina del Manifesto aa70 con Fanfani con le orecchie di asino.
    Come per ridicolizzare un potere politico “odiato” da una sinistra integralista e di classe.
    Quanto tempo è passato.
    Quanti che allora plaudevano e concordavano con quella immagine, quanti di allora, anche gli stessi autori che oggi forse” fortunatamente” non ci sono più , avrebbero messo, oggi, un’aureola di beatificazione al Fanfani e non le orecchie d asino visto lo spettacolo che da qualche decennio caratterizza la politica e la società, di cui la politica è purtroppo espressione.
    Intanto non esistono se nn casi eccezionali “politici” che avevano una visione comune del paese. Oggi ci sono solo “parvenus” che solo perché hanno una discreta dialettica e cingendosi dietro ad una sigla sono convinti di essere politici.
    Sono solo alla ricerca di bramosia di potere personale ,di una professione che nn hanno ed oggi di visibilità da tastiera.
    Fare il politico ,e questo vale sia a livello nazionale che di realtà locale, è un lavoro di alto profilo dove il proprio ego deve essere accantonato a favore del “tutti” , dove devi accettare il dialogo ,ed il contraddittorio e cambiare opinione. Un politico deve avere un alta dose di umiltà ed una bassa dose di egoismo e super io e poi tanta passione.
    Il mondo è cambiato, ma i tempi dei La Malfa, Fanfani, Malagodi, Nenni, Pertini ecc. li rimpiango alla luce della politica e dei politici di adesso.
    Rimpiango anche quando Messina era amministrata da Antonio Andò ” l’immobilista”.
    Non c’erano i livelli di arroganza, di incompetenza, di detentori di verità assolute e di superuomini e di supersocial .
    Fare il politico è una professione difficile e delicata, oggi si diventa politici per fare un mestiere che altrimenti nn si avrebbe. E questi sono i risultati.

    P.S.
    Le generazioni di oggi avrebbero bisogno di una formazione di tipo militare come in Inghilterra almeno per 2 aa durante il periodo di crescita ,obbligatorio ,questo nn per un fine militaristico ma per fare crescere nelle nuove generazioni valori, sentimenti, carattere che li formerebbero con uno spirito meno individualistico e con senso di rispetto per le regole.
    Nino

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  15. Ernesto maddocco 7 Febbraio 2021 13:24

    È un punto di vista.
    Ma, una città che dorme, deve essere svegliata.
    Se il dire.classico non fa sortire effetti…bisogna.trovare una.alternativa…è devo. Dore.cje.questa.nuova definizione.non è. Male….
    Ha certamente.colpito nell’immaginario della
    Gente sicuramente stanca.della perversa e ipocrita manifestazionedei ns benpensanti concittadini.
    Certamente, manifestazioni pittoresche.provocano.qualxhe.disaggio; ma, ricordiamoci gli anni sessanta, altro che asini.volanti, sconquassamemti, attentati. Omicidi e altro tutti deprecabile…e.cpndannati! Ma.a qualche effetto lo hanno.sortito…….

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  16. Tommaso Magaudda 7 Febbraio 2021 13:49

    Conferire con Draghi per porre la questione della difesa dei confini è come gestire l’emergenza epidemiologica in città all’insegna del tutti contro tutti. Nell’uno come nell’altro caso ciò che avvilisce di più è l’evidente mancanza di un progetto che dia fiducia in un futuro migliore. Chi la pensa diversamente dovrebbe riflettere su questo tema per contrastare chi non è capace di pensare e scrivere oltre i 140 caratteri di Twitter.

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  17. Rodolfo Boccherini 7 Febbraio 2021 14:06

    É tutto proprio come lei lo descrive.
    Una fotografia tanto nitida e dettagliata da rendere perfettamente l’allarmante situazione in cui ci ritroviamo.
    Attenzione, sono d’accordo, questo clima di odio tra fazioni diverse é molto pericoloso. Troppo odio, tante volgarità, infinite insinuazioni e tanto altro ancora, nuociono a tutta la sfortunata Messina che così non si risollevera’ mai più.
    Complimenti a Rosaria Brancato
    Rodolfo Boccherini

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  18. Ma quale Ring i consiglieri sono diventati come i Cavalier King…..

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  19. Che dire dottoressa Brancato …….ha già detto tutto lei e sinceramente in un primo momento ho pensato di tacere vista l’evidenza della realtà di questo suo articolo……ho letto avidamente ,e le sue parole mi hanno colpito come se lei mi stesse parlando dritta dinnanzi e mi sono sentita “piccola “,nonostante io non lo sia …..le parole hanno sempre un peso che può essere leggero o pesante ,dipende sempre come vengono dette,come vengono scritte e soprattutto come vengono recepite…….ebbene io le ho recepite perché aiutano a capire dove si sbaglia e anch’io nella bagarre di fare valere la mia opinione ,sono scesa nella stessa “Arena “dove si disputavano i tornei dei commenti di “rutti” e di “sputi “…..le dirò apertamente che più di una volta avrei voluto controbattere con gli stessi mezzi dei miei” avversari” di opinioni e nonostante l’ impulsività del mio essere Ariete ,grazie proprio a tempostretto che ha sempre mediato e fatto riflettere con gli articoli che leggevo prima di rispondere, ho fatto un passo indietro ,ma il passo mi creda tante volte voleva avanzare nel modo sbagliato……Mi sono affacciata a leggere tempostretto e ad “usarlo” per manifestare la mia sete di giustizia quasi come fosse un Tribunale che desse voce alla mia di voce ……Con la pubblicazione dei miei commenti a poco a poco la” rabbia “,e il dolore accumulati per le mie vicende personali ,per la mancanza del lavoro ,mi ha fatto sentire che non ero da sola a ” patire” le conseguenze degli errori degli altri…..ho letto tante storie,tanti articoli,tante realtà che non vedevo o sentivo perché concentrata sulle mie vicende personali ……..l’emergenza covid mi ha portata a rimanere a casa dove tra una faccenda e l altra mi faceva compagnia la lettura su questo giornale online che io non conoscevo se non per nomea e mi ha insegnato tanto ……quando si scrive bisogna usare la testa e il cuore…….la testa per ragionare e il cuore per fare capire e io ho capito!!!!!!!!

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  20. Vorrei porre una domanda: perché molti Cittadini specie Laureati non voglio tornare in questa Città? Basta solo andare all’anagrafe e vedere quante persone hanno lasciato la residenza di questa Città negli ultimi 10 anni. Il Sindaco rappresenta né più né meno quello che rimane di una Città dove una buona parte dei migliori sono andati via da tempo. Sicuramente questa Città non merita tanto ma non possiamo fare altro che accettare la realtà.

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    1. ………….. sono a CN per ……..farmi operare!!!
      I “giovani cervelli messinesi” sono stati costretti a SCAPPARE da codesta citta’ proprio per le sue note “prerogative e qualita’”.
      Ho provato ad affidarmi ai ns chirurghi AUTOREFERENZIATI;-come tanti- ho PRESO IL TRENO.!!!!! sono in una provincia che non MILLANTA ma OPERA.
      Chi resta nel VERMINAIO????IL PEGGIO!!!!

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  21. Cara Donna Sarina,
    il tuo odierno editoriale mi ha spinto dopo molto tempo a commentare la Tua analisi lucida e penetrante con questo mio piccolo contributo. Sì, mi sono rifugiata sull’Aventino anch’io, non per superbia ma per cercare di evitare “contaminazioni” deflagranti (Platone diceva che “Una delle punizioni che ti spettano per non aver partecipato alla politica è di essere governati da esseri inferiori” ( ed infatti, ahimè, non riesco ad allontanarmene!).
    Per quanto riguarda la spirale del silenzio la mia posizione si colloca su un’altra opzione rispetto a quelle due della prof Noelle Neumann, cioè non temo l’emarginazione della maggioranza perché non debbo dimostrare niente a nessuno. Tuttavia, il fango emergente mi nausea e mi addolora pensare che le conseguenze di questo clima di insulti provochi lacerazioni di rapporti che mai si sarebbero potute immaginare. Il ” dividi et impera” nel quale tanti sono caduti è un grosso danno anche per l’intera collettività. Quindi l’unica soluzione mi sembra una posizione di attesa di tempi migliori soprattutto per il rispetto del dolore di questa nostra sempre più martoriata comunità, affinché i giovani messinesi trovino la forza, il coraggio e le risorse per rinascere dalle ceneri.

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  22. Una volta si usava dire che per capire come potesse diventare la nostra società nei successivi 20 anni , si dovesse guardare agli USA. Non so se 20 anni sia ancora un periodo corretto, ma in effetti per ciò che attiene economia, cultura, livello del dibattito politico, disuguaglianze, consumi ecc questa semplificazione sembra funzionare. Parlando del dibattito politico cittadino possiamo dire che con l’attuale sindaco abbiamo accelerato i tempi tanto da farci sembrare di rivedere il “trumpismo”. Gettare fango, insultare, banalizzare le problematiche, aizzare le folle parlando allo stomaco dei cittadini è diventata la norma. Chi alza maggiormente la voce nel mondo social ha la certezza di essere ascoltato di più. Nessuno verificherà mai fonti o contenuti. E se anche lo si facesse sarebbe tardivo e quindi inutile ai fini della formazione della “coscienza critica” dell’elettorato. Schiavi del consenso di massa e di breve periodo non si potrà mai intraprendere percorsi spesso difficili da far comprendere e mettere in pratica. L’idea che tutto debba avere una spiegazione o soluzione semplice perfeziona la miscela esplosiva.
    L’istituzione non può prescindere dalla forma (quella corretta chiaramente). La forma è al tempo stesso contenuto e garanzia. Un dibattito in cui si alza la voce e si cerca di inviare sempre e solo messaggi diretti agli elettori è inevitabilmente banale e populista. Una costante di tante derive del dibattito politico passa sempre per la banalizzazione del lavoro dei giornalisti o di chi deve controllare l’operato (consiglio comunale) e non porta mai a nulla di buono. E noi ci siamo dentro!!!!

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  23. È capitato anche a me. Sono stata destinataria di giudizi tutt’altro che lusinghieri, diciamo così, su una piattaforma mediale, per questioni che non sto qui a raccontare, perché non è questo il punto. Persone che neanche mi conoscono, che non hanno sentito la mia versione dei fatti contestati, hanno espresso giudizi e commenti molto offensivi. Io non sono iscritta su nessuna piattaforma , non ho potuto difendermi, ma probabilmente non lo avrei mai fatto, in quella sede… A costo di sembrare antiquata, penso e dico che occorrerebbe adottare subito, mediante una normativa ad hoc, degli strumenti di controllo dell’utilizzo dei media Non è giusto, in generale, che chiunque ne abbia voglia, nascondendosi dietro uno schermo, possa calunniare od offendere altri. Ed è grave, secondo me, che spesso le offese vengano divulgate da chi, per il ruolo ricoperto, dovrebbe invece dare un esempio di prudenza e pacatezza.

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  24. bonanno giuseppe 8 Febbraio 2021 08:40

    Dott,ssa BRANCATo purtroppo Messina ormai BUDDACILANDIA e quella documentata tanto bene su Gazzetta del Sud con un video di Piazza Cairoli stamattina………rifiuti a go go ed e tutto dire……come i commenti di alcune vippine e vippini….che in previsione dell’arrico del per loro “liberi tutti” zona gialla si permettevano di commentare …finalmente aperitivo e Saigon…etc etc…..allora veramente Mertitiamo ER MUTANDA come Capo Buddace con i suoi sproloqui da maleducato in streaming. squalido e

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  25. condivido la sua analisi ma Messina muore per malattie pregresse, non dimentichiamo i sindaci condannati ed il civile silenzio della nostra città!

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  26. Se i giornalisti raccontano la realtà quotidiana, mia cara Rosaria il tuo articolo (che in fondo è una carezza) è in ritardo di circa 2 anni. Perché Messina sei anche tu Rosaria. Questo modo di scoprire l’acqua calda e farla passare per la fusione a freddo. In questi anni di De Luca Tempo Stretto è stato il solito giornale istituzionale, sempre a favore del sindaco. A differenza di quando c’era Renato che sembrava essere il nemico n. 1 per Tempo Stretto.
    La decadenza raggiunta dal governo della città non va stigmatizzata come cerca di fare la giornalista, ma va denunciata a gran voce. Speriamo che questi 2 anni passino in fretta e senza troppi danni per Messina.

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  27. brava, dovevi iniziare prima però, gli argini sono rotti il becerume dilaga e i beceri salgono agli onori della cronaca invece di essere destinati all’oblio.

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