Sogniamo il ponte o lo sviluppo turistico? Davanti all'Agorà dello Stretto la contraddizione di due modelli di sviluppo che tiene al palo Messina e torna a far male
di Alessandra Serio
Fa male lo strabismo di questa città. Vuole sedere ai tavoli palermitani e invidia il dinamismo di Catania. Rincorre i salotti romani e punta su Africa e Mediterraneo integrato. Libera il lungomare, si riappropria della Fiera e nello stesso tempo si tuffa con entusiasmo nei cantieri del Ponte sullo Stretto che la cannibalizzeranno da Nord a Sud.
Modelli di sviluppo opposti
Due progetti, due modelli di sviluppo opposti: da un lato si riqualificano e ampliano gli spazi verdi, ci si riappropria dei lungomari, si progetta viabilità a basso impatto; dall’altro si continua a invocare come salvifica una mega opera che trasformerà il territorio in cantiere a cielo aperto e che negherà nuovamente alla città il suo mare.
In attesa di scegliere quale futuro progettare
Quali sono i giovani messinesi che dobbiamo formare? Quelli che lavoreranno in edilizia, al ponte e ai cantieri o quelli che lavoreranno nel turismo? Qualcuno dirà che si tratta di modelli compatibili. Io continuo a pensare che, guardando con un occhio a destra e uno a sinistra, si avanzi a fatica. Fa molto male lo strabismo di questa città. Soprattutto davanti allo spettacolo dell’Agorà.


Ben detto, viva Messina senza ponte, puntando tutto su ciò che di più bello abbiamo, il MARE.
Dottoressa mi perdoni ma qual è il modello di sviluppo che Lei intravede nell’aver inaugurato una porzione di lungomare che per ventenni rimaneva lì abbandonato nella sporcizia e nel degrado..?
Mi perdoni ma faccio fatica a capire quale possa essere il modello di sviluppo economico se non una nota positiva di benessere sociale … qualcosa che dalla naturale attività di chi amministra adesso diventa addirittura un segnale di crescita e sviluppo…?
Se un Paese non investe in infrastrutture è destinato ad isolarsi ,.. a rimanere arretrato .. capisco bene i disagi di cui Lei parla , li ho vissuti sulla mia pelle… avendo vissuto per tanti anni fuori in Paesi che sono cresciuti esponenzialmente e dove i disagi per lavori fanno parte si dello sviluppo e dell’implementazione di servizi resi alla comunità….sarebbe come dire che per non avere i disagi dei lavoratori in autostrada o nella facciata fatiscente di un vecchio palazzo,.. negassimo la necessita di manutentarlo o a volte ricostruirlo..se si vogliono attrarre risorse economiche esterne alla citta bisogna implementare servizi e per implementare e mogliorare servizi bisogna avere una visione strategica ed ampia impermeabile agli interessi di pochi e rivolta alle esigenzedella comunità tutta.. senza un economia ,.. forte , sana e dinamica non ci potra essere alcun sviluppo… e con scarse risorse anche il bel prato verde dell’affaccio a mare finira’ per essere dimenticato e si seccherà… mi auguro vivamente di sbagliarmi.. auguri una buona domenica
Cara dott.ssa Alessandra, nel rispetto della sua opinione ritengo che non si tratti di strabismo, piuttosto i Messinesi avevano dimenticato da troppo tempo il termine ” sviluppo” e il suo significato ( evoluzione, crescita, cambiamento) Solo nell’ultimo decennio, dopo circa 70 anni di pessima amministrazione, di tutti colori possibili, si ricomincia a parlare, non a chiacchiere, di sviluppo! e oggi già si vedono i risultati. Ma ci siamo dimenticati cosa era Messina appena 10 anni fa? spazzatura dappertutto, servizio pubblico inesistente, bagarre ignobili continue per pochi metri di isola pedonale temporanea, turisti lasciati vagare allo sbaraglio e purtroppo tanto altro!!!
Certamente Messina ha ancora molto da recuperare e finalmente che ben venga il dibattito sullo sviluppo, altro che strabismo, che si parli di parco, fi ponte, che sia parli di qualsiasi infrastruttura legata alla riqualificazione del territorio, l’importante è che a seguito del dibattito seguano tempestivamente i fatti!!
Ad maiora Messina