La grande rivoluzione di Valditara è oggetto di un acceso dibattito tra pareri positivi e critiche
Abbiamo ricevuto sul tema attuale della Maturità 2026 questa riflessione, che pubblichiamo.
Siamo ormai alla conclusione del primo ciclo dei nuovi esami di Maturità targato Giuseppe Valditara. Nella provincia di Messina, oltre 5000 studenti si sono cimentati nelle prove, scritte e orali, che hanno subito importanti variazioni rispetto al precedente anno scolastico. Diverse le reazioni degli studenti e degli addetti ai lavori in merito alla riforma, in particolare rispetto al nuovo colloquio per l’esame orale, caratterizzato da un minor numero di materie di discussione e un maggiore focus sull’analisi personale dello studente in merito al proprio percorso.
Il nuovo esame
Le novità introdotte dalla riforma hanno stravolto l’esame, a partire dal nome stesso, che è tornato ad essere “Esame di Maturità”. Una scelta simbolica, mirata a sottolineare l’importanza del percorso di 5 anni, al termine del quale la commissione è chiamata all’arduo compito di tramutare in centesimi il grado di maturazione dell’alunno. Stravolto anche il colloquio orale, durante il quale ogni studente è tenuto a discutere 4 discipline, selezionate con anticipo dal MIM e diverse in base all’indirizzo di studio.
La presentazione dell’alunno
Fondamentale all’interno della discussione è risultata essere anche la sezione iniziale di presentazione dell’alunno: non solo racconto del percorso che ha condotto all’esame, ma anche analisi autocritica e metacognitiva delle vicende e degli studi condotti. Inoltre, un ruolo significativo è svolto anche dall’analisi del proprio percorso di Formazione Scuola Lavoro, ex PCTO, e delle competenze sviluppate, nell’ottica dell’ingresso nel mondo del lavoro. In ultimo, viene punita ufficialmente con la bocciatura la scena muta all’esame orale, che nel corso dello scorso anno aveva generato forti polemiche.
I pareri positivi
A bocce quasi ferme, è possibile senz’altro tracciare un bilancio del nuovo esame, in merito al quale il dibattito risulta fortemente polarizzato.
Da una parte, si alza il coro dei molti convinti che il minore numero di materie sia un mezzo per verificare in modo più accurato la preparazione dei maturandi: senz’altro, infatti, aumenta il focus sulle conoscenze e il maggior tempo impiegato per la singola disciplina favorisce un’argomentazione più strutturata e possibilmente critica dei contenuti. Apprezzata anche la centralità dell’autoanalisi del percorso: un modo, secondo i sostenitori, per dimostrare nel concreto la maturazione dello studente, capace di riflettere sulle proprie esperienze.
Le critiche
Dall’altra parte, però, non mancano le forti critiche nei confronti delle nuove modalità. La principale debolezza del nuovo esame consisterebbe nella sua scarsa multidisciplinarietà: i collegamenti tra discipline, infatti, rappresentano una minima parte nel calcolo del voto e sicuramente, con riguardo anche alle tempistiche, passano in secondo piano rispetto alla mole contenutistica richiesta nel colloquio. Anche l’importanza della Formazione Scuola Lavoro come criterio di ammissione e valutazione dell’esame è oggetto di rimostranze: è possibile valutare univocamente un percorso di 5 anni in base ad una attività di orientamento, che diverge ampiamente in base al singolo contesto scolastico e territoriale?
La “maturità” non sia solo un titolo di studio
L’esame di maturità, come ogni anno, si dimostra terreno fertile di discussioni su modalità e criteri di valutazione. Intanto, un’altra annualità di studenti si è avviata a compiere l’ultimo passo del proprio percorso scolastico. Non resta che augurare loro le migliori fortune, nella speranza che l’aggettivo “maturo” non descriva solamente un titolo di studio, bensì nuovi cittadini consapevoli e pronti al futuro.
Pasquale Mollo

