E’ l’indirizzo che emerge dalla commissione Urbanistica riunitasi a Palazzo Zanca: ospiti gli ordini professionali e la Soprintendenza. “Debutta” il nuovo dirigente all’Urbanistica Carmelo Famà
Molta confusione, poche idee chiare. Si parla tanto del Piano paesaggistico, cavallo di battaglia del vicesindaco Giovanni Ardizzone, visto con “sospetto” dai costruttori di mezza Messina. In realtà lo conoscono in pochi, nonostante nei prossimi mesi chi lo riterrà opportuno, ordini professionali in testa, dovrà premurarsi a presentare le proprie osservazioni. Si sa poco sulle norme di salvaguardia che esso include, già scattate in quanto il Piano è già in pubblicazione, ma poco incisive poiché riguardano quelle zone che sono già sottoposte a vincolo da parte della Soprintendenza. Soprintendenza che è l’ente “genitore” del Piano, oggi ospitato nella commissione Politiche del territorio di Palazzo Zanca, presieduta da Domenico Guerrera dell’Udc. A fornire chiarimenti l’arch. Anna Maria Piccione e l’arch. Antonino Ilacqua, ospiti insieme al presidente dell’Ordine degli ingegneri Santi Trovato e al consigliere dell’Ordine degli architetti Antonino Rotella, oltre all’assessore all’Urbanistica Pippo Corvaja. Il quale è venuto accompagnato dal dirigente del dipartimento Pianificazione Urbanistica Raffaele Cucinotta e, notizia del giorno, dal nuovo dirigente dell’Urbanistica, l’ex capo dell’Ufficio tecnico del Comune di Taormina Carmelo Famà (le cui modalità d’arrivo sono state più volte contestate).
La conclusione a cui si giunge rende evidente quanto affermiamo, ovvero che le idee sono poco chiare: su azione promotrice della stessa Commissione, si aprirà un tavolo tecnico per approfondire la questione Piano paesaggistico, attorno al quale siederanno gli ordini professionali, l’amministrazione comunale e la Soprintendenza. Uno dei dubbi sollevati oggi riguarda la cartografia: la scala 1 a 50 mila è molto meno precisa rispetto a quella utilizzata per il Piano regolatore, che è invece disegnato in scala 1 a 2 mila. Trovato ha inoltre lamentato «la mancata concertazione con gli ordini professionali», benché, come spiegato da Piccione e Ilacqua, la concertazione non fosse prevista. «Il Piano paesaggistico è uno strumento importantissimo – ha chiarito il presidente dell’Ordine degli ingegneri – ma è comunque una pianificazione, praticamente un nuovo Prg già fatto». Secondo Trovato «sarà necessario un tavolo tecnico, così come dovrà chiarirsi il fatto che due grandi piani di sviluppo, come il Particolareggiato Capo Peloro-Mortelle e il Piau, dovranno essere mantenuti».
Corvaja, che ha in parte smentito la Soprintendenza che aveva parlato di una concertazione avvenuta col Comune («ci sono sì stati dei contatti istituzionali, ma non parlerei di concertazione», ha chiarito l’assessore), ha sollevato alcuni punti delicati: «Il rinvio previsto dal Piano alle norme di gestione Sic e Zps mi suscita delle perplessità, semplicemente perché queste norme, al momento, non esistono. Inoltre, col nuovo Prg chiederemo la dismissione delle zone Zir e Zis, ma il Piano prevede il mantenimento delle zone Asi; stesso discorso per il Parco ferroviario, che diventerà un punto fondamentale del nuovo Prg ma che nel Piano, ovviamente, è considerato area dove non poter edificare. Bisognerà, dunque, conciliare le esigenze della Soprintendenza, dell’assessorato Ambiente e Territorio e dell’assessorato all’Industria della Regione». Qualche perplessità è stata sollevata anche dai consiglieri comunali Saglimbeni e Serra, mentre la “voce” di Ardizzone in Commissione è stata quella di Bruno Cilento (Udc): «E’ facile dire che facciamo demagogia: si sta passando il messaggio sbagliatissimo che noi vogliamo bloccare l’edilizia. Non è così. Secondo noi, invece, il Piano paesaggistico rappresenta un’occasione per rimetterci in regola».

